Gli Usa accusano la Cina di hackerare i dati sui vaccini anti-Covid

I servizi di intelligence hanno dichiarato di avere delle evidenze che i cinesi stanno tentando di rubare i dati sperimentali di terapie contro il nuovo coronavirus. La Germania frena: "vogliamo le prove"

cyberattack

Piovono nuove accuse su Pechino e stavolta riguardano la cybersicurezza. L’Fbi e il Dipartimento di sicurezza nazionale americano hanno le idee chiare e hanno le prove che la Cina voglia violare i sistemi di sicurezza dei centri di ricerca Usa per rubare i dati del vaccino contro la Covid-19. Nei prossimi giorni, a quanto si apprende dal think-tank statunitense Center of national security, verrà resa nota un’accusa pubblica nei confronti del gigante asiatico.

Centri di ricerca, scienziati e accademie tra gli obbiettivi

Secondo i servizi di intelligence americani la Cina sta cercando di mettere la mani sui brevetti, dati pubblici e informazioni relative ai trial condotti dai centri a stelle e strisce. Per far fronte alla cosa, secondo le fonti americane, sono stati coinvolti anche il Comando di cybersicurezza nazionale e la Nsa, l’agenzia di sicurezza nazionale. In aggiunta a ciò, un documento congiunto tra l’intelligence statunitense e britannica reso disponibile il 5 maggio mette in guardia soprattutto le aziende farmaceutiche, i centri di ricerca e i server dei governi locali che più di altri possono fungere da potenziali vittime.

La Germania vuole vederci chiaro

Mike Pompeo, Segretario di Stato dell’attuale amministrazione Trump, ha dichiarato di avere le prove inconfutabili che il virus sia stato concepito in un qualche laboratorio cinese e che la pandemia, per farla breve, è in buona parte colpa di Pechino. Ma qualcuno vuole vederci chiaro e prende molto con le pinze le accuse mosse da Washington. Memori forse di altre ecclatanti dichiarazioni di questo tipo (si veda le armi chimiche di Saddam in Iraq) molti governi hanno preferito muoversi con più cautela e tra questi c’è la Germania. Tramite la Bundesnachrichtendienst, ossia l’agenzia di intelligence “esterna” (Bnd), Berlino ha fatto capire di avere molti dubbi al riguardo. La Bnd ha infatti chiesto delle prove concrete e lo ha fatto rivolgendosi ai cosiddetti “Five eyes”, un’alleanza delle intelligence di Usa, Canada, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Al momento le evidenze tanto sbandierate sembrano non esserci. Anzi, la Bnd ha addirittura mosso delle controaccuse, affermando che gli attacchi alla Cina sono un diversivo per distogliere l’attenzione dai fallimenti della gestione Trump.

La guerra dei dati sul vaccino

Intanto, come anticipato dal New York Times, anche altri Paesi si stanno muovendo in questo senso secondo i dossier dell’Fbi. Vietnam, Iran, Russia, Corea del Nord e persino lo storico alleato Corea del Sud. Sempre il quotidiano newyorkese mette però in dubbio l’attribuzione di un attacco cibernetico iraniano all’azienda farmaceutica Gilead, che di recente si è vista approvare (parzialmente) l’utilizzo in fase emergenziale del suo remdesivir dalla Fda e dall’autorità regolatoria giapponese.