Carenza mascherine, Arcuri: “I problemi sono nella catena distributiva alle farmacie”

Nella conferenza stampa del 12 maggio il Commissario all'emergenza ha fatto il punto: "Se i prodotti si trovano nei supermercati e non in farmacia, non è colpa dei farmacisti e il prezzo d'acquisto non c'entra. Le criticità sono da rilevare nella supply chain territoriale"

mascherine e dpi

Un Domenico Arcuri (Commissario all’emergenza da coronavirus) senza freni quello che ha parlato durante la conferenza stampa del 12 maggio e che ha tenuto a precisare alcuni aspetti sulla carenza di mascherine in Italia. “Chiariamo che non è il commissario a dover rifornire le farmacie e i loro distributori. Il commissario si è impegnato a integrare, ove sia possibile, le forniture che queste categorie si riescono a procurare attraverso le proprie reti di approvvigionamento – ha detto Arcuri – ma integrare non significa sostituire. Nessuno ha mai detto che lo Stato è l’unico fornitore di dispositivi di protezione individuale”.

Supermercati sì, farmacie no

Il problema che rileva Arcuri sta nel fatto che le mascherine si possano trovare a 0,61 euro (iva inclusa) nei supermercati, ma più difficilmente in farmacia. “I farmacisti non c’entrano nulla. Hanno venduto e continueranno a vendere tutte le mascherine di cui riusciranno ad approvvigionarsi. Se le mascherine sono disponibili nella grande distribuzione e non nelle farmacie è evidente che c’è un difetto della rete di distribuzione di quest’ultime. Perché non riescono ad approvvigionare? – si chiede il commissario ai microfoni – perché i loro distributori hanno indicato di avere quantità di prodotti che in realtà non avevano”.

…e il prezzo non c’entra

Il commissario ha anche ribadito che la vexata quaestio sul prezzo dei prodotti non ha motivo di esistere. “L’ipotesi che il prezzo condizioni l’approvvigionamento è destituita di qualsiasi fondamento. La ragione è banale – continua Arcuri – perché le associazioni che hanno sottoscritto l’accordo con noi hanno la possibilità di ricevere la compensazione del maggior prezzo che hanno pagato per rifornirsi”. Arcuri sottolinea ancora una volta come lo Stato funga da supporto per l’acquisto di mascherine e che per adempiere ai suoi doveri si sia attivato per accelerare le procedure di sdoganamento delle forniture provenienti dall’estero. “Stiamo anche lavorando per accelerare le valutazioni dell’Istituto superiore di sanità per la validazione di mascherine importate. Noi continuiamo con le nostre provvigioni per quanto possibile, ma, ripeto, affiancare non significa sostituire”.

Le carenze di guanti, alcol e reagenti

Ma non c’è solo il tema delle mascherine. Il commissario ha anche trattato il tema dei guanti, delle soluzione alcoliche per disinfettanti e soprattutto dei reagenti. Nei primi due casi ha rivelato di non essere a conoscenza di carenze negli ospedali e che i mancati immagazzinamenti laddove presenti, ancora una volta, dipendono dalle criticità della filiera. “Non c’è nemmeno il prezzo massimo di acquisto come per le mascherine per trovare scusanti”. Sui reagenti la questione è molto più complessa e Arcuri stesso ha ammesso che l’approvvigionamento è difficile. “Fino a ieri abbiamo distribuito 4,1 milioni di tamponi e provette alle Regioni e abbiamo acquistato altri cinque milioni di tamponi. Ieri abbiamo fatto una richiesta pubblica di offerta perché i soli tamponi non sono sufficienti. Sono necessari i reagenti di estrazione e di amplificazione. E non solo – continua il commissario – ogni laboratorio ha il proprio sistema di analisi e i reagenti impiegati sono diversi tra loro. Purtroppo questi prodotti sono scarsi in tutto il mondo”. L’Ue si è attivata nei giorni scorsi, ma i risultati, a detta di Arcuri, sono stati deludenti. Per quanto riguarda il nostro Paese, tra l’altro, i produttori di questi beni sono pochi e spesso non sono italiani. “Abbiamo chiesto alle aziende di darci tutti i reagenti che avevano e anzi – aggiunge il commissario – se avete bisogno di supporto per incremetarne la produzione noi ci siamo. Abbiamo anche chiesto in comodato d’uso le macchine per produrli con la promessa di restituzione alla fine dell’emergenza. Non è una gara, è una richiesta di offerta”.

Il ruolo dei tabaccai

Ma c’è una suggestione che emerge dalla conferenza fiume di Arcuri. Infatti il commissario ha annunciato che potrebbe esserci un accordo anche con le sigle dei tabaccai per la distribuzione delle mascherine nei loro punti vendita. “Dobbiamo inondare il territorio di mascherine. Se le regole di ingaggio funzionano con un interlocutore, non vedo perché non possano funzionare anche con altri”, ha concluso Arcuri.