Covid-19, il gruppo italiano di Rappuoli trova gli anticorpi monoclonali

Il gruppo di Fondazione Toscana Life Sciences,  in collaborazione con  l’Ospedale Spallanzani Inmi, ha identificato 17 anticorpi monoclonali estremamente promettenti e potenti, in grado di neutralizzare Sars-Cov2 in test in vitro. Il preprint del lavoro è stato pubblicato su bioRxiv

anticorpi monoclonali covid-19

Diciassette anticorpi monoclonali estremamente promettenti e potenti sono stati in grado di neutralizzare Sars-Cov2 in test condotti in vitro. La speranza ora è di ottenere un farmaco in circa 8-9 mesi, come ha riferito Rino Rappuoli, pioniere nel campo dei vaccini e direttore scientifico ricerca vaccini GlaxoSmithKline (Gsk), a capo della ricerca. Circa due mesi fa è nato un progetto tra il laboratorio vAMRes (vaccines as a remedy against Anti-Microbial Resistance) guidato da Rappuoli presso la Fondazione Toscana Life Sciences (Tls) – messo in piedi grazie un ERC Advanced Grantnel 2018 – e  l’Ospedale Spallanzani INMI, con l’intento di utilizzare gli anticorpi monoclonali a scopo profilattico/terapeutico e come esca molecolare per la ricerca di antigeni per lo sviluppo di vaccini per Covid-19.

Lo scorso 8 maggio è stato pubblicato il preprint della ricerca su bioRxiv, a firma del microbiologo toscano, che conferma l’identificazione di anticorpi monoclonali umani neutralizzanti da pazienti italiani di Covid-19 convalescenti.

La ricerca sugli anticorpi monoclonali

Gli anticorpi contro Sars-CoV-2 sono stati isolati da sette persone sopravvissute all’infezione da Covid-19. Sono stati clonati ed espressi in laboratorio per ottenere una quantità tale da essere testata per valutarne l’attività biologica contro il virus. Dei 17 anticorpi monoclonali candidati, solo alcuni verranno selezionati e portati avanti nella ricerca più avanzata. Alla fine la speranza è di ottenere un farmaco utile sia per contrastare infezioni acute di Covid-19, sia come profilassi per i soggetti più esposti.

“Usiamo le cellule dei pazienti che sono guariti per cercare gli anticorpi più potenti che hanno permesso loro di guarire” ha spiegato Rappuoli a Rainews24. “Li isoliamo, caratterizziamo e infine produciamo in grandi quantità in modo da darli alle persone che sono risultate positive al test, in modo da fermare l’infezione in corso e alle persone in prima linea che sono ad alto rischio di infezione come profilassi. È un farmaco naturale perché derivano dall’uomo, in grado di bloccare l’infezione virale”.

La “Reverse Vaccinology 2.0”

L’approccio utilizzato per il progetto, la “reverse vaccinology 2.0”, è stata messa a punto da Rappuoli e consiste nel reclutare pazienti convalescenti o guariti da infezioni batteriche o virali – in questo caso da Covid-19 – e nel prelevarne il sangue, da cui vengono isolate le cellule B, produttrici di anticorpi monoclonali. “La prima fase del progetto prevede di mettere le cellule B in coltura per produrre anticorpi monoclonali in vitro, per poi essere raccolti e testati sempre in vitro, per valutarne la capacità di legarsi e inattivare il Sars-Cov-2” aveva spiegato Claudia Sala Erc Senior Scientist vAMRes Lab, in occasione della presentazione del progetto lo scorso marzo. “Dopodiché dovranno essere inattivati e ingegnerizzati per migliorarne l’attività chimica, l’efficacia e la specificità. A questo punto avremo un anticorpo monoclonale candidato, che potrà essere testato contro Covid-19”.

Nove mesi

La speranza di Rappuoli, come ha affermato a Rainews24 è di arrivare a industrializzare l’anticorpo monoclonale tra 8-9 mesi. Un farmaco che non entrerebbe in conflitto con i vaccini, due approcci complementari secondo il microbiologo. “I vaccini non possono essere somministrati quando l’infezione è in corso, mentre gli anticorpi monoclonali sì” spiega Rappuoli. “Il vaccino inoltre impiega anche 15-30 giorni per fare effetto, mentre gli anticorpi monoclonali già dopo cinque minuti sono attivi contro il virus. Inoltre possono essere ingegnerizzati perché la loro immunità duri diversi mesi”.

La plasma-terapia

Per quanto riguarda la plasma-terapia invece, Rappuoli ha ricordato ancora che si tratta di una strategia di emergenza, che necessita di pazienti infetti come base. Inoltre reperire il plasma non è sempre facile, c’è sempre il rischio associato di infezioni e non tutti i plasmi vanno bene. Gli anticorpi monoclonali invece – che una volta isolati possono essere prodotti su scala industriale e sono disponibili per sempre – secondo l’esperto, sarebbero la giusta via. Anche se il plasma, in assenza di un’altra cura, resta comunque un buon rimedio.