Decreto Rilancio: le misure per sanità, farmaci e dispositivi

Via libera dal Consiglio dei ministri al nuovo provvedimento per affrontare l'emergenza, l'ex decreto "Aprile", che vale 55 miliardi di euro. Ecco le novità principali per il settore della salute

decreto rilancio

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al cosiddetto “decreto Rilancio”, che fu “decreto aprile” e poi “decreto maggio”. Un provvedimento, riempito con oltre 250 articoli distribuiti in più di 400 pagine, che prolunga lo stato di emergenza fino al 31 gennaio 2021 e mette in campo risorse per 55 miliardi di euro. Ora la parola passa al Parlamento. Qui ci concentriamo, stando al testo entrato in Cdm il 13 maggio, su alcune misure che riguardano da vicino la sanità, i farmaci e dispositivi medici.

3,25 miliardi in più

Il decreto Rilancio porta alla sanità 3,25 miliardi di euro, che si aggiungono agli 1,4 miliardi previsti dal decreto Cura Italia. Degli oltre tre miliardi, 1,256 miliardi vanno all’assistenza sul territorio, quasi un miliardo e mezzo (1,467) all’assistenza ospedaliera e 430,9 milioni a nuovi investimenti sul personale (tra assunzioni e incentivi). Per aumentare il numero dei contratti di medici specializzandi vengono stanziati 105 milioni per il 2020 (e altrettanti per il 2021), l’obiettivo è avere 4.200 nuove borse di studio.

“Abbiamo approvato un decreto importante  – ha commentato il ministro della Salute, Roberto Speranza – che aiuterà il Paese a ripartire. Ci sono risorse per i lavoratori e le famiglie, per le imprese, per chi è in difficoltà. Sono particolarmente soddisfatto per i 3 miliardi 250 milioni investiti sul nostro Servizio sanitario nazionale. Una cifra mai vista prima sulla sanità pubblica e che sosterrà la salute di tutti anche dopo l’emergenza”.

Iva su mascherine e dispositivi

Il decreto interviene sull’Iva per le mascherine e altri dispositivi utili nel constrasto all’emergenza Covid-19. Il primo comma dell’articolo 130-bis prevede che d’ora in poi si applichi alle mascherine e a una lunga lista di dispositivi e prodotti l’aliquota Iva del 5%, ma il comma 2 specifica: “Per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19, le cessioni di tutti questi beni effettuate entro il 31 dicembre 2020 sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto, con diritto alla detrazione dell’imposta”.

Questo l’elenco dei prodotti: ventilatori polmonari per terapia intensiva e subintensiva; monitor multiparametrico anche da trasporto; pompe infusionali per farmaci e pompe peristaltiche per nutrizione enterale; tubi endotracheali; caschi per ventilazione a pressione positiva continua; maschere per la ventilazione non invasiva; sistemi di aspirazione; umidificatori; laringoscopi; strumentazione per accesso vascolare; aspiratore elettrico; centrale di monitoraggio per terapia intensiva; ecotomografo portatile; elettrocardiografo; tomografo computerizzato; mascherine chirurgiche; mascherine Ffp2 e Ffp3; articoli di abbigliamento protettivo per finalità sanitarie quali guanti in lattice, in vinile e in nitrile, visiere e occhiali protettivi, tuta di protezione, calzari e soprascarpe, cuffia copricapo, camici impermeabili, camici chirurgici; termometri; detergenti disinfettanti per mani; dispenser a muro per disinfettanti; soluzione idroalcolica in litri; perossido al 3% in litri; carrelli per emergenza; estrattori Rna; strumentazione per diagnostica per Covid-19; tamponi per analisi cliniche; provette sterili; attrezzature per la realizzazione di ospedali da campo”.

Proroghe per le ricette…

Per tutta l’emergenza il decreto proroga la validità delle ricette mediche limitative ripetibili o non ripetibili per i pazienti già in trattamento con medicinali classificati in fascia A non sottoposti a piano terapeutico o Registro di monitoraggio Aifa. Nei casi in cui sia prevista una modalità di erogazione attraverso la distribuzione per conto (Dpc) la validità della ricetta è prorogata per una durata massima altri 30 giorni. Per i pazienti già in trattamento, con ricetta scaduta e non utilizzata, la validità è prorogata per una durata di 60 giorni dalla data di scadenza. Per le nuove prescrizioni da parte del centro o dello specialista, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto, la validità della ricetta è estesa a una durata massima di 60 giorni per un numero massimo di sei pezzi per ricetta, fatte salve le disposizioni più favorevoli già previste, tra cui quelle per le patologie croniche e per le malattie rare.

… e piani terapeutici

I piani terapeutici che includono la fornitura di ausili, dispositivi monouso e altri dispositivi protesici, di cui al decreto del presidente del Consiglio dei ministri 12 gennaio 2017, per incontinenza, stomie e alimentazione speciale, laringectomizzati, per la prevenzione e trattamento delle lesioni cutanee, per patologie respiratorie e altri prodotti correlati a qualsivoglia ospedalizzazione a domicilio, in scadenza durante lo stato di emergenza, sono prorogati per ulteriori 90 giorni.

Assistenza territoriale

Grazie al decreto ci saranno risorse importanti per rafforzare la rete territoriale. “Ci siamo resi conto come questa sia la vera chiave per affrontare l’epidemia – ha dichiarato Speranza -. Mettiamo in campo 9. 600 infermieri, con la figura dell’infermiere di famiglia, e investiamo in particolare sui servizi domiciliari alle persone fragili che farà passare l’Italia dal 4 per cento della platea di assistiti al 6,7 per cento, cioè lo 0,7 per cento in più della media Ocse”.

Per potenziare l’offerta sanitaria e socio-sanitaria territoriale le Regioni – si legge nella relazione illustrativa del decreto – dovranno adottare piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale. Questi devono contenere, tra l’altro, misure di identificazione e gestione dei contatti, di organizzazione dell’attività di sorveglianza attiva effettuata a cura dei Dipartimenti di Prevenzione in collaborazione con i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale nonché con le Unità speciali di continuità assistenziale, indirizzate a un monitoraggio costante e a un tracciamento precoce dei casi e dei contatti, al fine della relativa identificazione, dell’isolamento e del trattamento.

Va potenziata l’assistenza domiciliare: “Le aziende sanitarie, tramite i distretti – recita il decreto –  provvedono ad implementare le attività di assistenza domiciliare integrata o equivalenti, per i pazienti in isolamento anche ospitati presso le strutture individuate (alberghi requisiti o simili, ndr), garantendo adeguato supporto sanitario per il monitoraggio e l’assistenza dei pazienti”.

Si punta anche sugli infermieri:  “Al fine di rafforzare i servizi infermieristici, con l’introduzione  dell’infermiere di famiglia o di comunità,  le aziende e gli enti del Servizio sanitario nazionale, utilizzare forme di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, con decorrenza fino al 31 dicembre 2020, con infermieri che non si trovino in costanza di rapporto di lavoro subordinato con strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private accreditate, in numero non

Per quanto riguarda le Unità speciali di continuità assistenziale si autorizza per il 2020 un’ulteriore spesa di 60 milioni di euro e potranno farne parte anche i medici specialisti ambulatoriali convenzionati interni. Per una maggiore integrazione socio-sanitaria, le aziende e gli enti del possono, a supporto delle Unità speciali di continuità assistenziale, conferire in deroga incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa, a professionisti del profilo di assistente sociale, regolarmente iscritti all’albo professionale, secondo i limiti stabiliti dal decreto.

Per garantire il coordinamento delle attività sanitarie e sociosanitarie territoriali, così come implementate nei piani regionali, le Regioni provvedono all’attivazione di centrali operative regionali, che svolgano le funzioni in raccordo con tutti i servizi e con il sistema di emergenza-urgenza, anche mediante strumenti informativi e di telemedicina.

Ospedali e terapie intensive

Per quanto riguarda la rete ospedaliera, la priorità è potenziare le terapie intensive. Le Regioni devono, tramite un piano di riorganizzazione, incrementare l’attività in regime di ricovero in Terapia intensiva e in aree di assistenza ad alta intensità di cure, rendendo strutturale sul territorio nazionale la dotazione di almeno 3.500 posti letto di terapia intensiva. Obiettivo: 0,14 posti per mille abitanti in ogni Regione. Da programmare, poi, la riqualificazione di 4.225 posti letto di area semi-intensiva, pronti a essere convertiti in terapia intensiva in caso di necessità.

Molte risorse verranno utilizzate anche per potenziare la rete ospedaliera. “Con questo decreto – ha continuato il ministro della Salute – si arriverà a 11.109 posti in terapia intensiva, il 115 per cento in più di quelli che avevamo prima dell’emergenza Covid. Non sappiamo quello che ci aspetta, gli esperti parlano della possibilità di una seconda ondata. Dobbiamo essere pronti”.

Saranno disponibili, durante l’emergenza e per massimo quattro mesi dall’attivazione, altri 300 posti letto di terapia intensiva suddivisi in quattro strutture “mobili” da mobilitare all’occorrenza.

Le Regioni sono autorizzate a implementare i mezzi di trasporto dedicati ai trasferimenti secondari per i pazienti Covid-19, per le dimissioni protette e per i trasporti inter-ospedalieri per pazienti non affetti da Covid-19.

Altre misure

Fra i numerosi articoli del decreto, spazio anche ad altre misure. Previsto un potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico (mai veramente decollato), una proroga (e altre disposizioni) per i contratti degli specializzandi di penultimo e ultimo anno ingaggiati contro Covid-19, nuove assunzioni al ministero della Salute (e misure straordinarie per i concorsi, anche per l’Iss), un rifinanziamento del Fondo emergenze nazionali (1,5 miliardi in più), disposizioni in materia di attività statistiche legate a Covid e per il potenziamento della sanità militare, più risorse (90 milioni aggiunti per il 2020) al Fondo per le non autosufficienze e per il Fondo per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare (+20 milioni).

Foto Presidenza del Consiglio dei ministri (licenza)