Come cambierà il mercato dei farmaci? Previsioni difficili nel post pandemia

Le pressioni generate dall’epidemia di Covid-19 sui sistemi sanitari e sull’industria life science costringono a guardare il recente passato con la consapevolezza che molto probabilmente, una volta superata o ridotta l’emergenza, la loro evoluzione avrà subito un mutamento di traiettoria definitivo. Dal numero 178 del magazine

mercato farmaci

l 2019, che ora sembra lontano anni luce, si è chiuso infatti più o meno nel solco tracciato nei due/tre anni precedenti. La sintesi di usa da Iqvia, come ogni anno, a fine marzo mostrava ancora un mercato sostenuto dai farmaci biologici che a livello globale hanno creato il 53% della crescita.

La medicina specialistica (piccole e grandi molecole) ha generato il 95% dell’incremento rispetto all’anno precedente. Le molecole tradizionali della medicina primaria coprono infatti il 50% del mercato totale (che ha toccato i 1.100 miliardi) ma crescono solo di un punto. I lanci di Nas (New active substance) sono stati a livello del 2018: quaranta-cinque in tutto, per il 40% da bio-tecnologie.

Le molecole in scadenza brevettuale nel 2020 espongono alla competizione più di 23 miliardi di dollari di cui 4,3 in Europa. Visto il peso importante dei prodotti biologici e specialistici che perderanno la protezione l’incidenza della medicina specialistica nel settore, ora ferma al 12% tenderà secondo gli analisti di Iqvia, ad aumentare. Queste osservazioni dipingono un settore life science dinamico e ancora in crescita sebbene a tassi di molto inferiori ai primi anni 2000 e con passi molto diversi per geografie e tipologia di prodotti.

L’effetto della pandemia

L’effetto della pandemia sulla sua evoluzione a medio termine è complesso da definire ma diversi analisti concordano su alcuni punti di svolta. Sarà possibile una crisi del modello globale di integrazione della filiera produttiva e rischi di gestione della domanda.

Malgrado molte notizie allarmanti su presunti shortage di medicinali si siano rivelate infondate o ingigantite, almeno a livello nazionale, e tutte le organizzazioni del settore si siano mobilitate per assicurare un flusso costante negli approvvigionamenti, nel medio termine certamente ci saranno degli impatti.

L’industria farmaceutica globale era diventata estremamente integrata in termini di produzione di Active pharmaceutical ingredients (Apis) e di fornitura per i farmaci ad alto volume per il trattamento delle cronicità che coinvolgono la maggior parte dei pazienti.

Una certa tendenza a riportare in un ambito nazionale o regionale (Ue) più controllabile alcune produzioni era già in corso da alcuni anni ma sicuramente la crisi accelererà e darà consistenza a questa evoluzione avendo evidenziato il rischio di ‘tenuta’ del modello globalizzato in circostanze eccezionali.

La produzione di Api

Per fortuna i produttori di Api cinesi sono dislocati principalmente nelle regioni lontane dall’epicentro della malattia e sembrano aver superato il picco senza importanti interruzioni. La Cina è il primo produttore ed esportatore mondiale di principi farmaceutici attivi (Api) per volume.

Un rapporto dell’Oms attribuisce alla Cina il 20% della produzione Api mondiale con una produzione di oltre 2000 prodotti farmaceutici Api e con una capacità produttiva annua superiore a 2 milioni di tonnellate. L’Asia è particolarmente dipendente dalle esportazioni cinesi che forniscono una buona parte del mercato indiano.

Il settore farmaceutico indiano produttore conto terzi di equivalenti ha dichiarato di disporre di scorte significative ma, a inizio marzo, ha bloccato l’esportazione per tre mesi di quattordici molecole e ventisei prodotti derivati fra cui paracetamolo e idrossiclorochina.

Per questo farmaco antimalarico utilizzato in terapia cronica dai pazienti con artrite reumatoide ed ora soggetto a fenomeni di accaparramento per una indicazione o label sul Covid-19 (in combinazione con altri farmaci e, ovviamente, in contesti specialistici) l’azienda produttrice ha attivato misure speciali dopo che nel mese di marzo ha distribuito sul mercato italiano più del doppio delle quantità medie abituali (283 mila confezioni contro le 130 mila). Negli ultimi giorni la media delle confezioni richieste avrebbe superato le 25mila al giorno.

In linea generale ad oggi, le catene di approvvigionamento sembrano essere resilienti, ma la minaccia rimane e potrebbe essere aggravata anche dalle difficoltà della logistica (trasporti e dogane). Su tutti questi temi si vedano anche gli approfondimenti pubblicati nelle pagine successive.

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Cambia la domanda?

L’evoluzione della domanda avrà dinamiche diverse a seconda delle tipologie di farmaci. Al momento non è del tutto prevedibile quanto accadrà per le terapie attualmente in sperimentazione per la nuova indicazione Covid-19. Si tratta di numerose molecole, alcune già utilizzate da anni altre relativamente nuove ed addirittura ancora non commercializzate.

L’organizzazione mondiale della sanità pubblica continui aggiornamenti e pubblica una lista che include per esempio antimalarici, corticosteroidi – già utilizzati per la Sars–antivirali ed anticorpi monoclonali, interferoni.

La richiesta di farmaci già ampiamente utilizzati in ambito ospedaliero per mitigare i sintomi dell’infezione come antibiotici per le basse vie respiratorie, antipiretici ad alto dosaggio ed antiasmatici seguirà l’andamento dell’epidemia e delle ospedalizzazioni.

Boom in farmacia

I prodotti distribuiti in farmacia, anche in Italia, hanno avuto un’impennata di richieste a partire da metà febbraio (fonte Iqvia). Le confezioni di medicinali con obbligo di ricetta nella settimana del 9 marzo sono state quasi sei milioni in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente certamente per effetto delle difficoltà logistiche (ambulatori aperti con limitazioni) e della preoccupazione di eventuali difficoltà di reperimento che hanno indotto ad accumulare giorni di terapia.

La curva si è poi appiattita fino a livelli inferiori al 2019 come conseguenza delle ‘scorte’ effettuate. Un comportamento analogo si evidenzia anche nel comparto di libera vendita (in particolare analgesici e prodotti per le malattie da raffreddamento). Gli unici prodotti la cui domanda si mantiene ancora sopra i livelli dell’anno scorso sono gli integratori a base di vitamine ed immunostimolanti. È probabile che progressivamente i picchi di acquisto per i prodotti Otc vengano bilanciati e nel medio periodo i livelli totalizzino volumi analoghi all’anno scorso salvo, ovviamente, altre corse allo stock in caso di successive ondate di infezione.

Per quanto riguarda le ricette per le patologie croniche invece l’emergenza potrebbe modi carne l’evoluzione. Non è escluso che, ove possibile, si tenda a prescrivere un maggior numero di confezioni per ricetta diminuendo così le visite in ambulatorio ma anche i controlli e gli aggiustamenti di terapia.

Per diminuire l’affollamento degli studi medici la tanto attesa digitalizzazione delle ricette, finalmente attuata con l’emergenza, dovrà trovare un bilanciamento con attività di teleconsulto e telemedicina efficaci nell’ottimizzare i trattamenti.

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Trial rallentati

Certamente la crisi in corso potrà provocare un rallentamento delle attività di sperimentazione clinica in atto ma anche accelerare evoluzioni tecnologiche positive nel lungo termine.

L’attività clinica è attualmente focalizzata sulla gestione dell’emergenza e molte procedure sono bloccate. Un ritardo nella gestione e negli arruolamenti degli studi clinici sarà inevitabile perché gli enti regolatori sono sotto pressione ed impegna- ti nel monitorare gli studi relativi al Covid-19.

La Polonia, un paese al centro di molta attività di sperimentazione clinica, ne ha sospeso il monitoraggio con impatti genera- lizzati a livello internazionale. Un recente report di Iqvia segnala che Lilly e Bms hanno interrotto l’attivazione di nuovi trial ed un certo numero delle top Pharma dichiara di avere impatti sia nell’attivazione dei nuovi trial (non Covid) sia nella gestione delle attività ongoing. Diversi regolatori hanno tuttavia allo studio interventi per mitigare queste conseguenze.

La Fda, per esempio, ha annunciato qualche settimana fa l’alleggerimento temporaneo delle procedure per la commercializzazione di dispositivi di controllo remoto utilizzabili dai pazienti in trial che non possono recarsi in ospedale ed ha raccomandato una accelerazione di questi processi di ‘virtualizzazione’ degli studi clinici attraverso soluzione di telemedicina.

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Ferma la comunicazione medico-scientifica

Un altro aspetto strutturale del settore life science che entrerà profondamente cambiato nella nuova normalità e la comunicazione medico scienti ca. L’evoluzione delle modalità di ingaggio di clinici e prescrittori sarà inevitabile.

La pandemia ha interrotto bruscamente l’accesso a tutti gli stakeholder attraverso le modalità tradizionali che difficilmente potranno essere riproposte tali e quali una volta superata l’emergenza. La rilevazione delle attività di comunicazione medico scienti ca di Iqvia mostra un crollo delle visite tradizionali in tutti i paesi interessati dalla pandemia.

In Italia la diminuzione è stata del 71% nel mese di marzo e del 91% nel periodo successivo con un contemporaneo significativo aumento delle attività da remoto e digitali (+136%). In poche settimane anche la comunicazione dell’industria life science verso i medici è stata quindi rivoluzionata considerando che in Europa nel 2019 il 98% delle attività era face to face e gli investimenti in informazione digitale e ‘remota’ non mostravano aumenti.

Buono il rapporto medici-industria

La brusca interruzione della comunicazione non ha indebolito il rapporto con l’industria life science. Una ricerca condotta nella settima- na successiva alla dichiarazione di lockdown su circa mille professionisti fra medici di medicina generale e specialisti ha invece evidenziato che più dell’80% degli intervistati richiedevano informazioni e supporto.

In particolare, gli operatori hanno richiesto aiuto pratico, dispositivi di protezione ed informazioni tempestive per assistere i pazienti. Gli strumenti più apprezzati nel breve termine sono quelli più immediati e meno invasivi come e-mail e messaggistica.

L’indagine Iqvia esplora anche il medio periodo rivelando l’aspettativa di ricevere dalle aziende un supporto per la gestione in remoto dei pazienti che eviti gli affollamenti nel periodo post emergenza. In generale i medici hanno espresso grande apprezzamento per le aziende farmaceutiche che erano impegnate e presenti per loro durante la crisi.

Questo elemento evidenzia un altro punto di cambiamento nella nuova normalità che attende professionisti sanitari, pazienti e cittadini. Le aziende farmaceutiche hanno avuto una importante opportunità per ampliare la fiducia non solo dei loro diretti interlocutori ma anche dei cittadini che insieme al Servizio sanitario nazionale hanno reimparato ad apprezzare l’industria lifescience.