Tumori del seno, un nuovo algoritmo per la cura personalizzata

I ricercatori dell’Ieo hanno messo a punto e convalidato un nuovo modello di predizione del rischio individuale di metastasi in donne con tumori mammari di tipo luminale, che rappresentano i tre quarti di tutti i tumori al seno

Tumori seno algoritmo

È possibile prevedere il rischio di metastasi, in donne con tumori mammari di tipo luminale, che rappresentano i tre quarti di tutti i tumori al seno? La risposta è sì, grazie a un nuovo algoritmo di predizione del rischio individuale per il tumore al seno, messo a punto e convalidato dai ricercatori del Programma di Novel Diagnostics dell’Istituto Europeo di Oncologia (Ieo). Guidati da Pier Paolo Di Fiore e Salvatore Pece, direttore e vice direttore del Programma e docenti del dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia dell’Università Statale di Milano.

Il modello matematico sarà una guida per gli oncologi per orientare le scelte terapeutiche paziente per paziente, per il tumore al seno, evitando sia il sovra che il sotto-trattamento nelle terapie post-chirurgiche. Andando sempre più verso una cura oncologica personalizzata.  Gli studi che hanno portato a questo risultato sono stati sostenuti da Fondazione Airc e saranno presentati al convegno annuale dell’Asco (American Association of Clinical Oncology), – quest’anno virtuale – dal 29 al 31 maggio.

Un nuovo modello di rischio

“Il nuovo modello – spiega Di Fiore – si basa sulla combinazione del predittore genomico (un set di geni che formano una “firma molecolare”) StemPrintER, che noi stessi abbiamo scoperto e validato un anno fa, con due parametri clinici: stato dei linfonodi e dimensione del tumore. In sostanza, abbiamo creato un nuovo modello di rischio, che associa, per la prima volta, dati clinici e dati genomici. Il risultato è stato eccellente: abbiamo testato il modello su oltre 1800 pazienti arruolate allo Ieo e abbiamo dimostrato che la sua capacità di stimare il reale rischio di sviluppo di recidiva fino a 10 anni è superiore rispetto ai parametri clinico-patologici comunemente utilizzati nella pratica clinica”.

La “staminalità” del tumore

Il biomarcatore StemPrinter è il primo e tuttora l’unico strumento capace di indicare il grado di “staminalità” presente nel tumore mammario primario. Vale a dire il numero e l’aggressività delle cellule staminali del cancro. Queste cellule hanno un ruolo cruciale sia nell’avvio del processo di tumorigenesi che della diffusione metastatica nell’organismo, e sono anche alla base della resistenza alla chemioterapia di ogni tumore del seno. Studi recenti del team dell’Ieo hanno inoltre confermato che il grado di staminalità delle cellule determina quell’eterogeneità biologica, clinica, e molecolare del tumore del seno, che ha fino ad ora reso molto difficile prevedere la prognosi e la risposta alla terapia.

Il golden standard

“Abbiamo dimostrato che la predizione della prognosi e la conseguente scelta delle terapie per il tumore del seno è più efficace se si basa sulla conoscenza della staminalità delle cellule tumorali” ha aggiunto Pece, facendo riferimento a un recente studio condotto in collaborazione con il Royal Marsden Hospital eil Queen Mary University di Londra, che sarà anch’esso presentato all’Asco. “Il nostro modello, che integra dati di staminalità e dati clinici, si candida quindi a diventare il golden standard per la prognosi del tumore del seno. È un modello duttile e affidabile: si applica sia alle pazienti con linfonodi negativi, sia a quelle con pochi (da uno a 3) linfonodi positivi. Donne che rappresentano il gruppo con il maggior bisogno di una predizione accurata del rischio di recidiva, per evitare il sovratrattamento con chemioterapie aggressive non indispensabili, senza per questo trascurare il rischio di sviluppare una recidiva a distanza di anni”.

Verso la terapia personalizzata

Marco Colleoni, direttore della Divisione di Senologia Medica e Co-chair dell’International Breast Cancer Study Group, ha aggiunto che il nuovo modello può rappresentare uno strumento importante per orientare gli oncologi nella scelta del trattamento adiuvante. Modello che deve tenere in considerazione sia il rischio di recidiva della malattia, sia i vantaggi e gli svantaggi delle terapie mediche precauzionali.

In aggiunta Paolo Veronesi, direttore del Programma di Senologia Ieo e professore associato all’Università degli Studi di Milano, ha affermato che i risultati del loro studio rappresentano un ulteriore passo verso l’obiettivo perseguito da anni: “dare a ciascuna paziente la terapia migliore per lei e per la sua malattia”. “Grazie all’approccio multidisciplinare ed alla stretta interazione tra ricerca e clinica – conclude – la medicina personalizzata sta finalmente diventando una realtà anche per il tumore della mammella”.