Covid-19, più posti nelle scuole di specializzazione: anche la formazione medica corre ai ripari

Il decreto Rilancio assegna 4200 borse di studio per il 2020 ed altre potrebbero aggiungersi in sede di conversione. Intervista al ministro dell'Università Gaetano Manfredi

Più specializzandi in medicina. Più anestesisti, più virologi e più medici del territorio. Il decreto Rilancio ha previsto per la sanità una dote di 3,25 miliardi di euro, che si aggiunge agli 1,4 miliardi previsti dal decreto Cura Italia. Quanto alle allocazioni 1,256 miliardi vanno all’assistenza sul territorio, quasi un miliardo e mezzo (1,467) all’assistenza ospedaliera e 430,9 milioni a nuovi investimenti sul personale (tra assunzioni e incentivi). Inoltre, per aumentare il numero dei contratti di medici specializzandi sono stati stanziati 105 milioni per il 2020 (e altrettanti per il 2021) con l’obiettivo di coprire 4.200 nuove borse di studio. “Nell’ambito della formazione medica, la pandemia ha evidenziato problemi già noti e ha reso problematici alcuni fenomeni che non apparivano tali. Da una parte abbiamo avuto un numero di borse di studio destinate agli specializzandi inferiore al numero dei laureati, quindi si è creato un imbuto formativo. Dall’altra è emersa una carenza di virologi e di rianimatori, oltre a una più generale carenza di medici”. Il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica Gaetano Manfredi è un ingegnere, ma da ex rettore della Federico II di Napoli, tra le più grandi università italiane, ha molto chiaro il quadro della formazione medica.

Ministro, quanti saranno quest’anno i neolaureati in Medicina candidati alle varie specializzazioni?
Complessivamente circa ventimila. Gli esami sono programmati a fine luglio, credo il 23, ma non c’è ancora il bando. Speriamo di tenere le prove normalmente, dipenderà dalla situazione. Allo stesso modo, il 3 settembre speriamo si possano svolgere normalmente le prove di ammissione ai corsi di laurea.

E quante saranno le borse di studio per le specializzazioni?
Non è stato stabilito quanti posti ci saranno in ogni singolo corso. La distribuzione dei posti e delle borse nelle varie specialità è fissata in una proporzione che dipende dall’organizzazione sanitaria. Quest’anno è intenzione del governo assegnare più posizioni in particolare ad anestesia, uno dei settori più critici per il quale sono state anche create nuove strutture in tutta Italia. Complessivamente abbiamo ottenuto 4.200 borse in più, con un investimento importante.

Come si decide quanti posti letto avrà ogni specialità, quanti specializzandi, quante borse?
Ogni anno l’organizzazione viene approntata dal ministero della Salute, con le Regioni e ovviamente con il ministero dell’Università. Partecipa anche l’Agenas, l’Agenzia nazionale che coordina l’offerta sanitaria regionale. Siamo un po’ in ritardo a causa dell’emergenza, ma il tavolo si terrà a breve. Complessivamente, avremo 14.500 borse di studio e speriamo che in sede di conversione del decreto si riesca ad aumentarle ancora un po’. A queste se ne aggiungeranno altre tremila per la medicina generale, che seguono canali diversi.

Perché ci siamo trovati impreparati alla pandemia? Ad esempio, perché il numero di virologi non era sufficiente?
Da tempo il settore delle malattie infettive non era considerato una priorità nell’ambito dell’offerta sanitaria. Infatti c’erano meno di cento borse di studio all’anno.

Perché?
Il modello sul quale è basata l’organizzazione nazionale finora è stato un modello molto ospedalizzato, che dedica grande attenzione alle malattie croniche e di conseguenza richiede posti letto e personale medico in questi settori. Ora, alla luce delle situazioni emerse, è necessario un ripensamento che riguarda anche la funzione della medicina territoriale, che è fondamentale.

Stando alle cronache questo è l’elemento che negli ultimi mesi sembra aver più segnato la differenza tra il Veneto, dove la medicina territoriale è diffusa, e la Lombardia…
Per certi aspetti è più facile realizzare un ospedale che organizzare servizi territoriali efficienti. Io vorrei puntare sulla formazione in quest’ambito che oggi è fatta su base nazionale. I medici che operano sul territorio sono importantissimi perché sono le prime sentinelle dei problemi.

I corsi di Medicina sono difficili da tenere e da seguire in videoconferenza. A settembre gli studenti potranno tornare nei policlinici universitari?
Intanto le università hanno risposto bene alle difficoltà dovute alla pandemia. Il ritorno alle lezioni in presenza sarà progressivo e resta da capire con quali modalità: se e quando sarà possibile una mobilità libera e quali condizioni dovranno essere adottate per garantire la sicurezza sanitaria in condizioni di affollamento. E non è un problema soltanto a Medicina.