Asco, primi dati positivi sulle Car-T “universali” per il linfoma di Hodgkin

Risultati positivi sono arrivati da una delle aziende impegnate nello sviluppo, la Allogene Therapeutics, che ha anticipato i primi dati di uno studio di fase I. Le terapie Car-T allogeniche o off-the-shelf, avrebbero il vantaggio di essere prodotte dalle cellule di un donatore sano, a un costo minore e più sostenibile

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Le terapie Car-T allogeniche, o universali, potrebbero davvero divenire realtà tra non molto tempo. Risultati positivi sono arrivati da una delle aziende impegnate nello sviluppo, la Allogene Therapeutics, che ha anticipato i primi dati di uno studio di fase I, condotto su pazienti con linfoma di Hodgkin, che saranno presentati a fine mese durante il meeting annuale – quest’anno virtuale –dell’American Society of Clinical Oncology (Asco). I due trattamenti Car-T finora approvati da Fda ed Ema per i tumori del sangue (Kymriah di Novartis e Yescarta di Kite/Gilead), hanno infatti migliorato la prognosi per molti pazienti, ma hanno il problema di essere prodotte dalle cellule immunitarie dei pazienti e di essere perciò terapie personalizzate, molto costose. Inoltre il processo di produzione è particolarmente lungo e può richiedere settimane.

Le Car-T “universali”

Le terapie Car-T allogeniche o off-the-shelf (cioè pronte all’uso), hanno invece il vantaggio di essere prodotte dalle cellule di un donatore sano. Si tratta perciò di una terapia standard che può essere utilizzata per più pazienti differenti. Riducendo notevolmente il costo e rendendo la terapia più sostenibile economicamente di quanto non siano quelle attuali. “Volevamo mostrare alcune importanti ipotesi, una delle quali era che le cellule Car-T allogeniche possono essere prodotte e somministrate in sicurezza con successo” ha riferito a FierceBiotechResearch il co-fondatore e Ceo di Allogene David Chang. “Il secondo è che possono espandersi e svolgere attività antitumorali. Questo studio di fase 1 inizia a rispondere a queste ipotesi”.

I dati preliminari

Nonostante si tratti di dati ancora immaturi, Allogene ha riportato un tasso di risposta globale del 78% in uno studio su Cart-T Allo-501 combinato con l’anticorpo Allo-647 in pazienti con linfoma di Hodgkin che aveva fallito precedenti terapie. Tra i nove pazienti che sono stati trattati finora, tre hanno avuto risposte complete e quattro hanno avuto risposte parziali. Tre dei pazienti che avevano risposto alla terapia hanno mostrato ricadute entro sei mesi, secondo quanto riportato dalla società. Durante lo studio i pazienti hanno ricevuto la chemioterapia e Allo-647 per distruggere le loro cellule T e i linfociti e fare posto alle cellule Car-T, che una volta infuse possano espandersi e iniziare ad attaccare il tumore. Ricevono quindi Allo-501, la terapia Car-T che Allogene ha prodotto da un unico donatore sano e progettata per colpire il CD19, un antigene sulla superficie di alcune cellule tumorali del sangue del sangue.

Effetti collaterali

Allo-501 è stato anche progettato per ridurre il rischio di malattia da trapianto contro l’ospite (GvHD), un fenomeno di rigetto delle cellule donatrici. Allogene ha rassicurato che non c’è stato alcun effetto collaterale di questo tipo, tra i pazienti trattati nello studio. “Siamo molto entusiasti del fatto che i problemi di sicurezza siano irrilevanti o facilmente gestibili” ha affermato Chang. Niente da fare invece per uno dei maggiori problemi collegati ai trattamenti Car-T personalizzati che sono oggi sul mercato: la sindrome da rilascio di citochine. Anche in questo caso, due dei pazienti nello studio di Allogene hanno avuto questo effetto collaterale e un terzo ha sofferto di neurotossicità. Tutti eventi che si sono risolti senza la necessità di un trattamento, ma senza dubbio la sicurezza sarà uno dei principali obiettivi degli analisti quando saranno riportati i dati di studi più ampi.

Le altre aziende alla ricerca delle Car-T universali

Allogene non è però l’unica impegnata su questo fronte. Anche Precision BioSciences e CRISPR Therapeutics, hanno trattamenti Car-T allogenici, diretti contro CD19 per il linfoma non Hodgkin attualmente in trial di fase 1.  Chang ha ricordato che tutti player impegnati nello sviluppo di Car-T standard saranno sotto pressione per mostrare non solo la sicurezza, ma anche l’efficacia che deve essere competitiva rispetto alle attuali terapie cellulari personalizzati come Kymriah e Yescarta. “Il tasso di risposta e la durata della risposta devono essere in qualche modo simili” ha ricordato Chang. Gli studi, ha aggiunto, “dovranno mostrare risposte durature per diversi mesi”.

Le Car-T allogeniche sono possibili

Lo studio in corso su Allo-501 sta confrontando tre diverse dosi delle cellule Car-T e due dosi di Allo-647. Chang non ha fornito dettagli alla possibile corrispondenza tra dose e risposta, ma Allogene prevede di rilasciare ulteriori dati sullo studio durante la seconda fase della conferenza virtuale Asco, inclusi i risultati osservati in pazienti che sono stati trattati con dosi più elevate di Allo-647. Intanto però, questi primi risultati della fase 1 forniscono una solida dimostrazione del fatto che la somministrazione di cellule Car-T da donatori non correlati può essere una strategia praticabile per il trattamento del linfoma non Hodgkin. “Se siamo in grado di fornire un prodotto pronto all’uso che può essere utilizzato nel momento in cui i pazienti sono disponibili, questo fa una differenza significativa” ha affermato Chang.