Processi e tecnologie digitali nell’healthcare ai tempi del Covid-19

L’emergenza ha imposto cambiamenti rapidi alla filiera. La logistica ha retto l’urto della pandemia, ma ha dovuto rispondere a nuove sfide che non potranno essere ignorate in futuro. *IN COLLABORAZIONE CON CONSORZIO DAFNE

Processi e tecnologie digitali nell’healthcare

L’attuale pandemia globale di Covid-19 ha interessato da vicino, più di altre filiere, il settore healthcare, che ha saputo rispondere bene a queste nuove e impreviste sollecitazioni e sfide. La distribuzione del farmaco e di tutti i prodotti healthcare in generale ha retto l’urto dell’epidemia piuttosto bene: la regolarità delle consegne in ospedale così come presso le farmacie, ossia i presidi sanitari di ultima istanza, non è mai venuta meno. E questo considerando anche che la prima “zona rossa” del lodigiano andava a insistere su uno dei poli principali della distribuzione primaria healthcare a livello nazionale.

Distribuzione primaria e intermedia

La presenza diffusa di almeno un paio di depositi principali dislocati sul territorio nazionale nella distribuzione primaria, così come la molteplicità di magazzini capillarmente diffusi lungo la penisola nella distribuzione intermedia, hanno prodotto una resilienza della rete distributiva importante. A questa rete di “nodi primari” si affianca la presenza di pochi e relativamente piccoli operatori nel trasporto healthcare, altamente specializzati, in grado di mettere a terra con reattività estrema azioni e interventi finalizzati ad assicurare la continuità assoluta del servizio. Le mancanze di alcuni prodotti o dispositivi nei presidi sanitari di ultima istanza – farmacie e ospedali – non è stata quindi determinata da rallentamenti o blocchi nella catena distributiva: si è trattato di effettivi picchi di domanda tali non solo da assorbire le scorte ma anche sovrastare le capacità di reintegro delle stesse.

Processi e tecnologie digitali nell’healthcare

Indubbiamente l’emergenza ha imposto rapidi cambiamenti alla filiera healthcare, tanto in termini tecnologici quanto di processo.  Dal punto di vista tecnologico, nel comparto healthcare, come un po’ ovunque, il Covid-19 ha impresso un’accelerazione all’ingresso dei canali online nelle abitudini di acquisto delle persone, che sicuramente resteranno anche quando l’emergenza sarà finalmente passata, ed è esploso – con le debite proporzioni stante la situazione di partenza del comparto e la stringente normativa vigente – anche il fenomeno del “home delivery”.

Il caso della ricetta elettronica

Per non parlare della spinta fornita a tutti i progetti di innovazione che abilitano la digitalizzazione piena dei processi (dalle soluzioni per la collaboration a workflow approvativi completamente digitali) e che, fino a pochi mesi fa, erano relegati nell’elenco dei “nice to have” nelle agende di top manager e istituzioni. Basti pensare, guardando al canale farmacia, alla ricetta elettronica senza più la stampa del promemoria cartaceo: qualcosa che già si sarebbe potuto (e dovuto) fare da tempo e che oggi è prepotentemente entrato nella prassi anche dei più strenui refrattari al cambiamento e al digitale.

Ripensare la logistica

Dal punto di vista dei processi, la pandemia ha evidenziato la centralità e la criticità assunte dalla logistica (sia distributiva sia di magazzino) e dalle tecnologie a supporto in termini di impatto sul livello di servizio e sulla garanzia di continuità dello stesso.

Dopo l’esperienza Coronavirus è molto probabile che vengano ripensate alcune logiche di filiera e rafforzate le iniziative di business continuity già in essere. Potranno essere riviste le iniziative di centralizzazione dello stock di un determinato prodotto in un unico magazzino, che avrebbero sicuramente portato economie di scala importanti ma, allo stesso tempo, aumentato e concentrato il rischio: proprio la valutazione di quest’ultima dimensione, il rischio, assumerà importanza e concretezza maggiori in seguito all’attuale pandemia.

Verso modelli di “strategic outsourcing”

Emergerà con maggiore forza l’opportunità e l’importanza di fare il salto verso modelli cosiddetti di “strategic outsourcing” nelle loro forme più mature ed evolute, “in senso pieno”, affinché la scelta di esternalizzazione dei processi logistici, operata dalla quasi totalità delle aziende farmaceutiche italiane, possa davvero essere una leva decisiva per il perseguimento di una maggior efficacia (qualità, innovazione e livello di servizio) e non solo la mera ricerca di un recupero di efficienza spinta all’estremo.

Il sistema della consegne

Da un punto di vista logistico sarebbe certamente opportuno ripensare in termini più oggettivi il modello di consegna tanto alle farmacie (a partire dalle logiche di riordino) quanto alle strutture sanitarie: lo stratificarsi di prassi e consuetudini ha portato a situazioni difficilmente sostenibili nel lungo periodo, con livelli di servizio talvolta ingiustificatamente dispendiosi che convivono con marginalità minime e inefficienze spesso indotte da limitate riflessioni sugli impatti su tutta la supply chain (soprattutto a monte) di determinate scelte.

Gli scenari all’orizzonte sono molteplici e tutti altrettanto probabili: sarà quindi estremamente interessante vedere come la filiera e i singoli attori declineranno le diverse opportunità nelle loro specifiche realtà.

A cura di Consorzio Dafne

 

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