Se il fiuto dei cani si allea con l’uomo contro tumori e diabete

Un olfatto “speciale” può aiutare a riconoscere in tempo gli sbalzi glicemici oppure a intercettare (attraverso le urine) tracce precoci riconducibili a patologie come il cancro al polmone. Dal n.5 di Animal Health

se il fiuto dei cani

Ci sono cani molto speciali, con un olfatto ancora più speciale, si può dire “specializzato’”: alcuni fiutano nelle persone con diabete mellito i cali o i picchi glicemici che si generano nella patologia (sia di tipo 1 sia di tipo 2) e altri, addestrati appositamente, possono riconoscere (fiutando l’urina) la presenza anche molto precoce di patologie come il cancro del polmone.

 Il fiuto per il diabete

Elisa è una professionista della comunicazione, che dall’età di otto anni soffre di diabete mellito di tipo 1, insulino-dipendente, patologia che necessita di un monitoraggio continuo della glicemia, poiché nell’arco della giornata e durante il sonno notturno si possono manifestare stati di ipoglicemia e iperglicemia. Particolarmente pericolosi sono i cali glicemici, di cui Elisa, come tutte le persone con diabete, teme l’insorgenza. Da circa due anni, vive con lei un labrador-golden (un meticcio) di nome Jack, che Elisa ha portato a casa con sé quando era cucciolo, di ritorno da un viaggio di lavoro a Roma. Fin da subito, Jack ha rivelato di sé un talento nel riconoscere lo stato di glicemia alterata di Elisa: quando Jack aveva solo quattro mesi, una mattina la svegliò dal sonno di una crisi ipoglicemica. In seguito, parlando dell’accaduto alla veterinaria di Jack e alla sua diabetologa, Elisa venne a sapere di “Progetto Serena Onlus”, iniziativa nata nel 2013 a Verona da un’idea di Roberto Zampieri, cinofilo, che collabora anche con Medical Detection Dogs. Jack da allora ha intrapreso assieme ad Elisa un percorso empatico di addestramento al riconoscimento attraverso l’olfatto dei Voc (Composti organici volatili), che si generano in caso di stati di variazione della glicemia.

“Parlando con alcuni medici e con le persone con diabete nei dintorni di Verona, – racconta Roberto Zampieri, cinofilo che da 35 anni si occupa di addestramento di cani – già nel 2014 abbiamo intrapreso più che un lavoro di addestramento, un lavoro cognitivo-relazionale tra cane e persona, sfruttando il fattore tecnico delle molecole Voc e l’olfatto del cane. Nell’allerta diabete – illustra Zampieri – il cane capisce qual è il problema del proprio essere umano e grazie alla relazione empatica che si genera fra i due, il cane interviene al manifestarsi dello scompenso. Ciò mi riporta alla mente ciò che nel 2018 l’Università di Pisa ha messo per iscritto, ovvero che l’empatia tra cani ed esseri umani esiste. Il nostro metodo – continua Zampieri – prevede la preparazione del cane a casa della persona con diabete, nella sua quotidianità.  Noi di Progetto Serena seguiamo il binomio cane-persona per due anni: attualmente stiamo seguendo in Italia circa 120 cani, tutti abbastanza giovani e un po’ di tutte le razze. Il vantaggio nel condividere la vita con un cane allerta-diabete – sottolinea Zampieri – è che quando il cane avvisa che sta per sopraggiungere qualche alterazione, la persona con diabete si mette in preallarme e può quindi prendere i provvedimenti che ritiene necessari”.

Il diabetologo

“Presso l’Università di Verona sta partendo un protocollo di ricerca – spiega Enzo Bonora, ordinario di Endocrinologia, Diabetologia e Metabolismo della facoltà di Medicina dell’Università di Verona – che ha valenza clinica ed è approvato dal comitato etico, questo studio fa riferimento alla qualità della vita della persona che viene affiancata da un cane allerta-diabete. Diversi studi hanno precedentemente dimostrato che a causa di numerosi effetti spiacevoli, associati all’evento ipoglicemico, alcuni soggetti con diabete possono sviluppare paura e preoccupazioni, spesso eccessive. Attualmente, – sottolinea Bonora – la paura dell’ipoglicemia è considerata il principale ostacolo al raggiungimento di un buon controllo glicemico nelle persone con diabete mellito di tipo 1. Lo studio che sta partendo, mira a valutare l’effetto che il cane apporta nel migliorare il controllo glicemico, il numero di episodi ipoglicemici/chetoacidosi e lo status psicologico di persone con diabete dopo due anni di addestramento, strutturato e con personale qualificato, rispetto ad un gruppo di soggetti con diabete, senza cani-allerta”.

Diagnosi precoce

In Gran Bretagna, la Medical Detection Dogs da più di 15 anni utilizza lo straordinario potere dell’olfatto dei cani per la diagnosi precoce di malattie oncologiche umane. Senza allontanarci troppo, dal 2014 a Novate Milanese è attiva la Medical Detection Dogs Italy Onlus, di cui Aldo La Spina è direttore tecnico. “La nostra esperienza e preparazione – racconta La Spina – è iniziata in Inghilterra e proseguita qui in Italia con un iniziale progetto di ricerca di marker tumorali nel cancro al polmone, realizzato tre anni fa, su impulso dell’Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Medicina Veterinaria e in collaborazione con L’Istituto europeo oncologico (Ieo). Lo scopo di questo studio era valutare se i cani – Bloom e Dixie, entrambi pastori belga, Helix, incrocio (nella foto, ndr), e Lola, labrador – potessero essere addestrati a distinguere e individuare l’urina di soggetti con carcinoma polmonare dall’urina di soggetti sani. La percentuale media di successo, su più di 300 campioni, è andata migliorando nel corso del periodo di addestramento, arrivando ad un valore che ha superato mediamente l’80%. L’auspicio – conclude La Spina – è quello di poter utilizzare i cani addestrati a fiutare i Voc per fare uno screening di massa sul cancro al polmone, così come già si fa per il cancro al colon come diagnosi precoce”.

Olfatto super

“È di recentissima pubblicazione – racconta Mariangela Albertini, docente del Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano – lo studio realizzato negli anni scorsi, in collaborazione con Ieo, dove i cani, messi a disposizione da Medical Detection Dogs, dovevano riconoscere la patologia di carcinoma polmonare su sei campioni in tutto, di cui cinque sani e uno patologico. In un primo tempo, i cani erano arrivati a individuare il 90 % dei campioni, in seguito dopo una pausa di quasi un anno, cambiando anche il luogo dei test, abbiamo voluto verificare la capacità dei cani dopo quest’intervallo che era rimasta comunque piuttosto elevata. La cosa molto interessante che è emersa dall’indagine è che, oltre ai campioni sani, in questo studio, abbiamo inserito dei campioni con patologie polmonari diverse dal tumore, tipo patologie tumorali benigne del polmone e anche in questo caso i cani sono stati in grado di distinguerle.”

Uno dei vantaggi dell’utilizzo dei cani nel riconoscimento precoce del tumore al polmone, sottolinea Albertini, è la possibilità di “uno screening assolutamente non invasivo e anche molto economico, poiché il paziente deve prelevare solo un campione di urina”.  Altra cosa molto interessante è ”il fatto che questi cani sono in grado di percepire la presenza dei Voc e quindi i marker di questi tumori anche in fase molto precoce, addirittura – spiega Albertini – ci siamo accorti che più il tumore era in fase precoce, più il cane riusciva a rispondere bene, sapendo, che il tumore al polmone è, a detta dei chirurghi dell’Ieo, molto difficile da diagnosticare anche con i metodi tradizionali (radiografia, Tac a basse emissioni)”.

I cani, prosegue Albertini, hanno “una capacità olfattiva estremamente più elevata della nostra e hanno un numero di recettori centomila volte superiore a quello dell’uomo, così come le strutture nervose superiori e la corteccia cerebrale dedicata all’olfatto molto più sviluppata rispetto alla nostra. L’uomo ha una mucosa olfattiva che si estende circa per 3-4 cm quadrati, il cane, anche quelli piccoli, hanno un’estensione che varia dai 20 ai 170 cm quadrati, questa è la superficie dove si trovano i recettori, che sono pari a circa 220 milioni. Addirittura – conclude Albertini – il pastore tedesco pare che arrivi a circa un miliardo di recettori, quando l’uomo ne possiede solo 50 milioni”.

Caccia ai tumori

Roberto Gasparri, chirurgo toracico dell’Ieo, è responsabile scientifico per la diagnosi precoce del cancro al polmone della Divisione di Chirurgia Toracica diretta dal Prof. Lorenzo Spaggiari: “La combinazione di Breath Test –  cioè il test del respiro che analizza l’esalato respiratorio attraverso un piccolo dispositivo elettronico chiamato ‘naso elettronico’ -,  individuazione di metaboliti in un campione di urina da parte di cani adeguatamente addestrati e analisi proteomica del sangue, ci permette di differenziare i pazienti con tumore del polmone dagli individui sani. Questi tre test insieme – afferma Gasparri – ci danno una triplice alleanza di diagnosi non invasive, ma soprattutto precoci, oltre che semplici, economiche e facilmente disponibili. Il grande contributo che i cani ci hanno dato in questo studio clinico – conclude Gasparri – è la conferma che anche nelle urine vi sono marcatori predittivi del tumore. Non solo nell’esalato o nel sangue”.

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