Cittadinanzattiva presenta un esposto alla Procura di Roma per far luce sui costi dei test sierologici

La sezione regionale laziale dell'organizzazione ha chiesto l'intervento della magistratura per chiarire alcuni aspetti riguardanti i listini dei test. Troppa disomogeneità territoriale secondo l'ente

Cittadinanzattiva Lazio grazie anche al supporto dell’Ordine dei Medici di Roma, nella mattinata del 3 giugno, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma circa i costi dei test sierologici nei centri accreditati della Regione Lazio. “Le difformità riscontrate e segnalate dai cittadini nei centri accreditati dalla Regione Lazio ci hanno indotto a chiedere l’intervento della magistratura al fine di verificare la correttezza dei comportamenti messi in atto dalle strutture accreditate”, dice Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio attraverso una nota dell’associazione.

Certezza e trasparenza

“Su questo versante chiediamo certezza di informazioni, correttezza e trasparenza nelle procedure. Non è possibile avere un range che parte dai 22 euro registrati per test sierologico a Civitavecchia fino a un massimo di 85 euro segnalato a Roma. Il costo medio si aggira intorno ai 40 euro”, continua la nota che poi puntualizza “La Regione ha fissato un prezzo ‘sociale’ di 15,23 euro. Al di là del costo inoltre vorremmo capire se le modalità sono le stesse nei centri in questione. Già oltre dieci giorni fa con l’Ordine dei medici di Roma avevamo chiesto chiarezza su questo punto. Ora a tutela della salute dei cittadini e delle loro tasche vogliamo vederci chiaro”.

Richiesta di ispezione

“Alla Regione Lazio – conclude Rosati – chiediamo che venga avviata una ispezione nei centri accreditati al fine di poter prendere decisioni anche drastiche se del caso. Chiediamo inoltre una valutazione politica sulla necessità di svolgere tali esami al prezzo indicato tassativamente dalla Regione Lazio nei centri accreditati per poterla svolgere. Chi aderisce lo faccia al prezzo indicato dalla Regione Lazio, o altrimenti gli si neghi l’autorizzazione pubblica”.