Covid-19, l’emergenza sanitaria accelera l’innovazione digitale in sanità

A dirlo è una ricerca dell'Osservatorio innovazione digitale in sanità del PoliMi, secondo cui oltre metà delle strutture sanitarie ha introdotto procedure per lo smart working, mentre sempre più medici vorrebbero usare piattaforme di collaboration. Per tre specialisti su quattro la telemedicina è al centro della risposta al coronavirus

Covid-19 trasformazione digitale in sanità

La sanità italiana ha affrontato una dura prova con l’emergenza Covid-19. La diffusione del coronavirus ha evidenziato lacune e ritardi nel nostro Servizio sanitario nazionale, ma ha anche prodotto qualche beneficio, come, per esempio, l’accelerazione sulla strada della trasformazione digitale di tutto il settore, proiettando il sistema verso un modello definito “Connected care”. I confini di questo nuovo modello li ha definiti una ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità della School of Management del Politecnico di Milano dal titolo “Connected Care ed emergenza sanitaria: cosa abbiamo imparato e cosa fare adesso?”. Ecco quali sono i le evidenze più significative della ricerca.

La risposta all’emergenza delle aziende sanitarie 

La presenza di una supply chain It tempestiva ed efficiente (fondamentale per acquistare velocemente nuovi strumenti e dotazioni informatiche) è stata uno degli aspetti organizzativi più problematici per le strutture sanitarie nella gestione dell’emergenza, con il 47% del campione che l’ha indicato come elemento critico o molto critico, seguita dai piani di business continuity (44%), dalle procedure organizzative per l’attivazione e l’applicazione dello smart working (41%), dalla presenza di un supporto efficace e tempestivo dell’help desk IT (41%) e dalla necessità di collaborazione tra diverse strutture cliniche (41%).

Solo il 9% delle aziende sanitarie era pronto sul fronte della business continuity e solo l’11% aveva una struttura di comando ridondata, ma rispettivamente solo il 19% e il 14% si sono mosse per colmare queste lacune, mentre la maggior parte si è concentrata sull’attivazione di procedure organizzative per l’applicazione dello smart working (51%) e sulla collaborazione fra diverse strutture cliniche (39%).

Necessità di strumenti digitali

Dal punto di vista tecnologico, gli elementi più delicati sono stati la necessità di disporre di strumenti digitali per garantire al personale di lavorare in modalità agile (ad esempio, il pc portatile), indicato dall’89% del campione e su cui solo il 6% si riteneva pronto, e i problemi di Cybersecurity (87%), per i quali il 53% credeva di disporre di soluzioni adeguate, ma che sono stati accentuati dal ricorso al lavoro agile e quindi all’accesso da parte del personale dell’azienda a reti non protette attraverso strumenti e device personali.

Altrettanto rilevanti in questa fase sono state le piattaforme di comunicazione e collaborazione per il personale (84%), presenti diffusamente solo nel 19% del campione, e gli strumenti mobile (tablet, smartphone, ecc.) per il personale sanitario (79%).

Per migliorare la propria dotazione tecnologica, il 39% delle aziende ha introdotto o potenziato le piattaforme di comunicazione e collaborazione, il 31% ha inserito gli strumenti per consentire lo smart working e il 30% ha fornito strumenti mobile al personale, solo il 6% ha potenziato le proprie soluzioni di cyber security.

L’impatto del Covid19 sul lavoro dei medici 

L’emergenza Covid19, secondo quanto emerge dallo studio, ha costretto i Medici di medicina generale (Mmg) a ridurre i flussi di pazienti presso lo studio e aumentare la propria reperibilità telefonica. Un sondaggio condotto su un campione di 740 Mmg dall’Osservatorio in collaborazione con la Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) evidenzia che proprio il consulto telefonico è stata l’attività più impattata dall’emergenza (indicata dal 93% del campione), seguita dalla necessità di riorganizzare le attività dello studio per limitare il contagio (86%), dalla modifica della relazione con il paziente (75%) e delle modalità di valutazione clinica dei problemi (73%) e dal bisogno di utilizzare più di un canale per gestire il rapporto col paziente (72%).

Il 51% dei Mmg intervistati ha lavorato da remoto durante l’emergenza e nel complesso l’esperienza è stata positiva sia per quanto riguarda la condivisione delle informazioni (63% dei Mmg) sia rispetto alla capacità di rispondere a richieste urgenti (63%), mentre la difficoltà principale è stata conciliare lavoro e vita privata (il 38% ha valutato negativamente questo aspetto). Il 40% dei medici di famiglia ritiene che questa esperienza sarà utile anche a emergenza finita, a patto che siano potenziati gli strumenti per lavorare da remoto e comunicare con i pazienti.

Gli strumenti utilizzati

Gli strumenti digitali di cui i medici di famiglia hanno sentito più bisogno in questa fase sono stati lo smartphone per comunicare con i pazienti e con altri medici (indicato dal 72%), il Pc portatile (61%) e i servizi per accedere alle applicazioni e ai documenti da remoto attraverso Vpn (60%), seguiti da strumenti per la condivisione e archiviazione di documenti (51%), soluzioni di virtualizzazione di desktop e applicazioni (48%), tablet (47%) e strumenti per le call-conference (41%).

La maggior parte disponeva di smartphone (88%) e pc portatile (73%), mentre solo il 47% aveva accesso a una connessione di rete sicura (Vpn), il 27% agli strumenti di call-conference e il 23% a quelli per la virtualizzazione di desktop e applicazioni.

Gli strumenti su cui vorrebbero investire in futuro sono proprio le Vpn (74%, +27%), le applicazioni per la condivisione e archiviazione dei documenti (78%, +19%) e quelle per le call-conference (62%, +35%) e la virtualizzazione del desktop (55%, +32%).

 La comunicazione medico-paziente 

Le norme di distanziamento sociale adottate a seguito della pandemia hanno spinto medici e pazienti a utilizzare maggiormente i canali digitali e a riscoprire l’utilità di strumenti che prima dell’emergenza erano utilizzati molto raramente. Da un sondaggio condotto su 740 Mmg e 1.638 medici specialisti – quest’ultimo svolto in collaborazione con Ame, Fadoi, Pke e Simfer – emerge come email, sms e whatsapp fossero già impiegati diffusamente nella comunicazione medico-paziente.

L’interesse all’utilizzo futuro è cresciuto rispetto al passato fra gli Mmg, soprattutto per email (il 91% vorrebbe utilizzare questo strumento in futuro, a fronte dell’82% di utilizzo prima dell’emergenza) e WhatsApp (66%, +10% rispetto all’utilizzo pre-emergenza), mentre fra gli specialisti cala l’interesse verso le Email (50%, -16% rispetto al passato) e Sms (29%, -14%) e leggermente di whatsapp (43%, -3%).

Boom delle piattaforme

È esploso invece l’interesse per le piattaforme di collaboration come Skype e Zoom, con il 38% degli Mmg (+34%) e il 47% dei medici specialisti (+33%) pronto a usarli in futuro, e delle piattaforme di comunicazione dedicate, alle quali sono interessati il 65% degli Mmg (+54%) e il 43% degli specialisti (+31%).

Meno di un cittadino su cinque utilizzava canali digitali per comunicare con un Mmg prima dell’emergenza (19% email, 9% Sms, 14% whatsapp, marginale l’uso di piattaforme dedicate e di collaboration), percentuale che cresce se si considerano le comunicazioni con i medici specialisti (23% email, 22% sms, 26% whatsapp). Circa un quinto dei cittadini pensa di usare canali digitali in futuro, soprattutto skype (23% per comunicare con Mmg e 21% con specialisti) e piattaforme dedicate proposte dal medico (24% con Mmg, 23% con specialisti).

“L’emergenza sanitaria ha segnato una transizione importante nell’opinione dei medici rispetto agli strumenti digitali di comunicazione con il paziente, soprattutto verso quelli più innovativi come le piattaforme di collaboration e quelle dedicate – afferma Chiara Sgarbossa, Direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale in Sanità -. Oltre al 13% dei MMG e al 23% di medici specialisti che utilizzavano già questi strumenti e vorranno farlo anche in futuro, rispettivamente ben il 56% e il 37% dei medici che non avevano mai usato questi strumenti si è convertito e intende farlo in futuro, anche se sono ancora molti i medici contrari (31% degli MMG e 40% degli specialisti). Affinchè si possano diffondere in futuro sarà molto importante che sia il medico stesso a proporre questo tipo di piattaforme ai propri pazienti, in aggiunta ai canali fisici e tradizionali”.

 Il ruolo della telemedicina 

La telemedicina con l’emergenza sanitaria ha registrato un vero e proprio boom di interesse fra gli operatori del settore. I medici di medicina generale sono i più convinti: uno su tre già utilizzava almeno una soluzione di telemedicina prima dell’emergenza, il 62% di quelli che non la applicavano lo farà in futuro e solo il 5% è contrario. Tre specialisti su quattro ritengono che la telemedicina sia stata decisiva nella fase di emergenza, ma ancora il 30% di loro si dice contrario al loro uso, contro il 34% che già li utilizzava e il 36% che si è convinto dei benefici e intende applicarli in futuro.

I servizi più richiesti

I servizi di Telemedicina che più attirano l’interesse dei medici sono il Tele-consulto con uno specialista (88% degli Mmg, 64% dei specialisti), il Tele-consulto con un medico di medicina generale (76% Mmg, 52% specialisti) e il Tele-monitoraggio (74% Mmg, 47% specialisti), seguiti dalla Tele-Assistenza (72% Mmg, 32% specialisti) e dalla Tele-Cooperazione (60% Mmg, 47% specialisti). Mediamente, secondo i medici, si potrebbe svolgere attraverso strumenti digitali il 30% delle visite a pazienti cronici e il 29% delle visite ad altre tipologie di pazienti, mentre per i medici specialisti queste percentuali scendono rispettivamente al 24% e al 18%.

La televisita

Un cittadino su tre vorrebbe sperimentare una Tele-Visita con il proprio medico generale, il 29% con uno specialista, un altro 29% un tele-monitoraggio dei propri parametri clinici e uno su quattro proverebbe una video chiamata con uno psicologo. Per i cittadini non interessati a queste applicazioni, il principale motivo è la preferenza a incontrare il medico di persona (59%).

 L’intelligenza artificiale nell’emergenza 

Secondo il 60% dei medici specialisti le soluzioni di AI possono avere un ruolo fondamentale nelle situazioni di emergenza, per il 59% consentono di rendere i processi delle aziende sanitarie più efficienti, il 52% crede che aiutino a personalizzare le cure, il 51% che le renda più efficaci e il 50% che contribuisca a ridurre la probabilità di errori clinici. Tuttavia, sono ancora pochi i medici specialisti che utilizzano queste tecnologie: solo il 9% le usava prima del Coronavirus e appena il 6% lavora in una struttura che le ha introdotte o potenziate durante l’emergenza.

Per aumentarne l’impiego è importante sviluppare conoscenze e competenze adeguate e condividere esperienze e benefici di queste soluzioni: il 62% dei medici specialisti, infatti, ritiene che sia più facile realizzare progetti di AI se altre aziende e medici li hanno già attivati, il 58% è più propenso a utilizzarle se ne conosce le logiche. Dall’altro lato, solo il 26% dei medici dichiara di avere le competenze adatte per impiegarle e il 22% che sono presenti competenze adatte per realizzare questi progetti nella struttura sanitaria in cui lavora