La Fda approva dolutegravir per il trattamento dell’Hiv pediatrico

L'ente regolatorio americano ha dato il via libera all'uso delle compresse di tivicay pd per sospensione orale nel trattamento di neonati e bambini (di almeno 4 settimane e 3 chili), in combinazione con l’uso di altri trattamenti antiretrovirali

Hiv

La Food and drug administration ha approvato l’uso delle compresse di dolutegravir (tivicay pd) per sospensione orale nel trattamento di neonati e bambini affetti da Hiv, in combinazione con l’uso di altri trattamenti antiretrovirali. Il farmaco è stato sviluppato da Viiv healthcare, azienda farmaceutica interamente focalizzata sulla ricerca di nuove terapie per combattere l’Hiv, di cui è maggiore azionista Gsk (insieme a Pfizer e Shionogi).

Somministrazione

Il farmaco, secondo le indicazioni dell’ente regolatorio americano, potrà essere somministrato a pazienti pediatrici di almeno quattro settimane e tre chili di peso. La Fda ha poi esteso l’uso della compressa rivestita da 50 mg (tivicay) per pazienti pediatrici affetti da Hiv di peso pari o superiore a 20 kg.

Dolutegravir, come agisce

Dolutegravir è il primo inibitore dell’integrasi disponibile in compresse dispersibili per sospensione orale per bambini di quattro settimane di età e con un peso di almeno 3 kg. In precedenza, negli Usa si utilizzava dolutegravir per bambini dai sei anni di età e di peso superiore a 30 kg. Questo passaggio amplierà l’uso del farmaco fornendo una formulazione adeguata all’età, per una popolazione più giovane e contribuirà a colmare il divario tra le opzioni di trattamento per l’Hiv disponibili per adulti e bambini.

Il virus nei bambini

L’Hiv pediatrico – si legge in una nota diffusa da ViiV healthcare – rimane un problema globale, con bambini sproporzionatamente colpiti da questa epidemia. Le ultime statistiche mostrano che ci sono 1,7 milioni di bambini che vivono con l’hiv1 e che la maggior parte dei decessi correlati all’Aids tra i bambini si verificano ancora durante i primi cinque anni di vita. Persistono – continua la nota – gravi ostacoli per i bambini, come la trasmissione continua da madre a figlio, la mancata disponibilità di test Hiv, l’avvio lento del trattamento e scarsità di formulazioni pediatriche ottimizzate di antiretrovirali.