Prove di crescita: anche al Sud l’industria farmaceutica regge l’impatto di Covid e guarda al futuro

Farmindustria e il centro studi Srm (gruppo Intesa-SanPaolo) presentano un rapporto sull'impatto della pandemia sulla produzione nel Mezzogiorno. Il ministro Gaetano Manfredi annuncia un grande piano di rilancio con al centro l'innovazione ed enfatizza l'importanza della connessione tra ricerca, industria e servizi

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Covid o non Covid, l’industria farmaceutica italiana regge e cresce ancora. Anche il Mezzogiorno si ritaglia un ruolo di tutto rispetto. I numeri dicono che già nel primo trimestre 2020 (tutto marzo compreso, dunque) l’anticiclicità tipica del settore è dimostrata da un export cresciuto di oltre il 24% su base annua per l’Italia e del 14,9% per il Sud. Il fatturato delle imprese è in crescita dello 0,8% nel Mezzogiorno e dello 0,6% in Italia: anche in uno scenario più pessimistico il calo non supera rispettivamente lo 0,4% e lo 0,2%. Sale anche il valore aggiunto: +1,3% nel Mezzogiorno e +1,4% per l’Italia (-0,3% e -0,2% se il quadro cambiasse in negativo). Aumentato anche il numero delle imprese (+0,4% in Italia e +0,8% al Sud). Nel Mezzogiorno sono 124 le presenze industriali del farma (il 16,6% del totale Italia) e 5.520 gli addetti (il 9% del dato nazionale). Il particolare, il valore aggiunto prodotto dal settore farmaceutico al Sud è di oltre 650 milioni di euro (il 7% del totale nazionale) mentre quello delle esportazioni raggiunge i 3,1 miliardi di euro (circa il 10% rispetto all’Italia). Sono questi alcuni dei dati riferiti oggi nel corso di un webinar organizzato da Farmindustria e Srm (il centro studi collegato al gruppo Intesa San Paolo, presieduto dall’industriale Paolo Scudieri) dedicato proprio all’innovazione nel Mezzogiorno. Nel corso del dibattito è stato presentato un rapporto in 36 pagine dal titolo “I nuovi scenari economici di fronte alla sfida del Covid 19: la filiera farmaceutica e l’impatto nel Mezzogiorno” che sarà oggetto di approfondimento sul numero di AboutPharma and Medical Devices in uscita a luglio.

Dati da far conoscere

Spiega il presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi: “Il solo Sud è al livello dei primi quindici paesi esportatori europei e se aggiungiamo anche la Regione Lazio entra nella top ten. Sono dati che bisogna far conoscere: nel Mezzogiorno per ogni 100 euro investiti in produzione farmaceutica se ne attivano complessivamente 671, mentre la media del manifatturiero è di 493 euro”. Al Sud esistono realtà industriali variegate che alternano grandi gruppi multinazionali a capitale italiano o straniero (Sanofi, Novartis, Merck, Pfizer, Dompé etc.) a numerose PMI . “Tutte accomunate dall’impiego di risorse umane straordinarie, che tradizionalmente rappresentano la leva principale per attrarre gli investimenti dall’estero, nonché dalla presenza di un indotto di eccellenza” aggiunge Scaccabarozzi.

Un esempio per il Paese

Al dibattito ha preso parte il ministro della Ricerca e Università Gaetano Manfredi. “I risultati raggiunti dalla filiera farmaceutica rappresentano un’ottima esemplificazione di quello che dobbiamo fare nel Paese – ha detto il ministro – confermando quanto sia necessaria, in Italia e al Sud, la fortissima connessione tra ricerca, innovazione, produzione e traslazione nei servizi (in questo caso di farmaci e terapie nel Ssn). Sicuramente vanno rivisti e perfezionati i modelli: la qualità della ricerca è fattore di attrazione per nuovi investimenti. In Italia abbiamo una ricerca molto solida, siti importanti e buone collaborazioni ma dobbiamo qualificare ancora i livelli di produzione e R&D, agendo anche sulla formazione”.

Ora o mai più

Manfredi ha annunciato la presentazione a breve grande piano per la ricerca e l’innovazione con un capitolo speciale dedicato al Mezzogiorno. “Sono state fatte tantissime analisi ma ora servono strumenti. Il Recovery fund è ultima occasione: servono investimenti in infrastrutture materiali e immateriali, per la formazione e l’innovazione e la creazione di poli tecnologici. Le leve da usare sono anche i vantaggi fiscali per favorire gli investimenti. C’è un’aria nuova, che punta alla tutela dell’ambiente, alla ricerca di altri spazi. Ma dobbiamo agire subito. Ora o mai più”.