Strategia europea contro il coronavirus, i requisiti che i produttori dei vaccini devono avere

Capacità produttiva e distributiva, costi accessibili, solidarietà internazionale, documentazione scientifica robusta. La Commissione nella presentazione del suo piano contro Covid-19 delinea, seppur brevemente, alcune caratteristiche che le aziende devono aver per poter essere supportate dall'Europa

Bezos Earth Fund

Per accedere ai fondi che l’Ue sta mettendo in campo per trovare le forniture di vaccino contro Covid-19, i produttori devono rispondere a una serie di requisiti ben precisi che sono stati delineati sul sito della Commissione. Per esempio, oltre Astrazeneca, l’Ue è in contatto anche con Johnson&Johnson con cui potrebbe chiudere entro breve un accordo.

Solidità

Il primo degli otto requisiti è la solidità dell’approccio scientifico e delle tecnologie. Il rischio di fallimento è altissimo e lo si sta vedendo con la sterminata serie di test clinici che stanno invadendo le agenzie regolatorie. Tanti farmaci potenzialmente promettenti, ma che poi, per un motivo o per un altro, non funzionano. Anche sui vaccini c’è molta attesa, ma come dichiarato sia in sede di commissione, che dalle aziende coinvolte nella produzione, bisogna attendere la somministrazione di massa per valutare davvero l’efficacia.

Velocità

Entro la fine del 2021 bisogna avere un vaccino. E che funzioni. Il mandato è chiaro e l’Ue non intende perdere tempo. L’azienda o le aziende che vorranno accedere ai fondi dovranno dimostrare la propria capacità produttiva e distributiva (attraverso gli interlocutori della catena) su tutto il territorio comunitario.

Costo

Sul costo ci sarà da riflettere. L’Unione europea, forte della sua composizione interna (27 soggetti) avrà una capacità negoziale molto forte. Italia, Germania, Olanda e Francia hanno già stretto un accordo con Astrazeneca per avere un prodotto a un prezzo favorevole ed è immaginabile che anche Bruxelles voglia fare lo stesso. Anzi, non è scontato che il vaccino made in Ue sia ancora più conveniente. Alla fine dei conti il listino finale da presentare all’Europa sarà un elemento dirimente.

Il rischio

C’è poi il tema del rischio sia esso di impresa che scientifico. Da una parte c’è il cuore oltre l’ostacolo di un’azienda, dall’altra c’è sempre l’incertezza legata al prodotto finito. Anche in questo caso la società dovrà garantire l’assunzione di questi rischi.

Produzione

Le aziende, come spiegato, dovranno poi garantire un alto tasso produttivo. Si parla di almeno 400 milioni di dosi promesse, ma se la necessità dovesse richiederlo la cifra potrebbe aumentare. Chi ha impianti che possano soddisfare tutto questo? Starà alle società organizzare i propri stabilimenti e magari allacciare nuove partnership con altre imprese.

Solidarietà globale

Un tema questo su cui spesso le aziende hanno storto il naso. In molte dichiarazioni si sono detti tutti disposti a trovare una cura che sia globale, ma questo slancio è sempre stato molto ben calcolato. Si pensi per esempio al progetto costaricano di condividere i brevetti dei prodotti per rendere disponibile a tutti i Paesi meno ricchi una cura contro Covid-19. In questo caso molte multinazionali hanno bollato l’iniziativa come inutile e dannosa, difendendo il diritto di tutelare i propri brevetti. Al di là di ciò, l’Ue ha inserito questo aspetto nella lista di requisiti. Si vedrà quanto peserà.

Percorsi approvativi

L’ultimo punto riguarda la capacità di accedere ai programmi di accelerazione per le approvazioni delle agenzie regolatorie, Ema in testa. L’azienda o le aziende dovranno dimostrare di essere pronte a trattare con le agenzie per accelerare i processi di immissione sul mercato.