Con Brexit e Covid serve un patto di mutuo riconoscimento tra Londra e Bruxelles per tutelare la supply chain

Varie associazioni industriali europee hanno scritto all'Ue per chiedere di fare tutto il possibile per mantenere viva la supply chain farmaceutica. In aggiunta, si chiede che venga istituito un patto di mutuo riconoscimento con il Regno Unito in tema di ispezioni Gmp

L’industria europea è da tempo sotto pressione, ma con Covid-19 le cose sono peggiorate e le carenze croniche di medicinali hanno fatto sentire ulteriormente il proprio peso. Tra l’altro a dicembre 2020 scade il periodo di transizione che ha consentito alla Gran Bretagna di rimanere sotto l’ombrello normativo Ue e l’allontanamento definitivo di Londra non lascia dormire sonni tranquilli agli industriali continentali. Il rischio, infatti, di interruzioni della catena distributiva e produttiva è altissimo. Serve, secondo la Farmindustria europea e i suoi partner, un patto di mutuo riconoscimento tra le due sponde della Manica.

La lettera

La richiesta è stata formulata tramite una lettera firmata da Adrian Van den Hoven (presidente Medicine for Europe), Nathalie Moll (Direttore generale Efpia), Jurate Svarcaite (Direttore generale Aesgp), Oliver Sude (Vice segretario generale di Eucope), Bernard Grimm (Direttore generale ad interim di EuropaBio) e Magdalena de Azero (Direttore esecutivo di Vaccines Europe). Il documento chiede che con un accordo di questo tipo il Regno Unito venga riconosciuto al più presto come un Paese terzo e che quindi le relazioni industriali, prima che diplomatiche, consentano un passaggio fluido dei medicinali.

Le ispezioni Gmp

In aggiunta si fa riferimento anche ai riconoscimenti per le ispezioni Gmp e per le certificazioni CE per i dispositivi medici. Quest’ultima componente, soprattutto, è quella che sta più a cuore agli industriali. Proprio come l’accordo tra Ue e Usa, le agenzie europee riconoscerebbero la validità degli audit britannici e viceversa agli impianti di distribuzione. Non è escluso, però, che si riproponga, come già successo per gli States, il lungo processo decisionale previsto per ogni singolo parlamento nazionale per ratificare l’accordo. E i tempi sarebbero lunghi.