Ilaria Capua racconta i progetti in corso per comprendere Sars-Cov2

Intervenuta al forum “Women for Women” (W4W), la virologa ha parlato del progetto in collaborazione con Fabiola Gianotti e con alcuni centri italiani, per guardare la pandemia con “occhiali nuovi”. Dalla relazione tra inquinamento e Covid-19 agli aspetti di genere e la ricerca di bioindicatori

Ripercorre tutta la pandemia con uno sguardo al futuro Ilaria Capua, virologa di fama internazionale e direttrice del One Health Center of Excellence dell’Università della Florida, intervenuta al Forum virtuale: Scienza, salute, società: l’impatto globale e trasversale di Covid-19, organizzato dal forum monegasco “Women for Women” (W4W). Un futuro quello di Capua, fatto di progetti e collaborazioni importanti per capire molti degli aspetti ancora ignoti della pandemia da Sars-Cov2 e valutarne l’impatto sull’ambiente. La virologa racconta di aver sviluppato con Fabiola Gianotti, direttrice generale del Cern di Ginevra, una piattaforma open access per raccogliere dati in modo strutturato. Si tratta di un’area dedicata a Covid-19 e sviluppata all’interno di un archivio open access del Cern, che si chiama Zenodo.

I progetti su Sars-Cov2

“Dobbiamo capire come funzionano le pandemie – afferma Capua – e per farlo dobbiamo affrontare il problema con ‘occhiali nuovi’. Per questo abbiamo messo insieme persone di formazione diversa nel gruppo pilota E-ellow Submarine. Una delle cose nuove che stiamo studiando è l’impatto di Covid-19 sulla qualità dell’aria e come l’inquinamento possa aver influito negativamente in alcuni aspetti clinici. Ma stiamo lavorando anche sugli aspetti di genere e la sorveglianza animale. Oggi abbiamo una miniera di informazioni a disposizione grazie ai big data, dobbiamo capire come usarli per trovare una nuova convergenza e studiare i problemi nella loro complessità. Per questo sono coinvolti anche esperti di big data e trascrittomica”.

La “resilienza della natura”

Un altro progetto che Ilaria Capua sta portando avanti in Italia è “resilienza della natura” in collaborazione con Maria Lodovica Gullino Direttore di Agroinnova e Vice Rettore dell’Università degli Studi di Torino, per sviluppare bioindicatori. “L’idea è tenere sotto controllo le api per capire come stanno impollinando, studiare la qualità del miele, il microbioma del terreno. Studieremo anche alcuni indicatori del sistema marino. Per ora tra i centri coinvolti Villa Moroni a Bergamo, San Fruttuoso in Liguria e Castello e Parco di Masino in Piemonte, ma spero che molte altre città copino il progetto su Sars-Cov2”.

Non è solo colpa del pipistrello

Capua ricorda l’origine della pandemia, da un pipistrello “con il muso a ferro di cavallo” in una foresta asiatica dove sarebbe dovuto rimanere senza arrivare in un mercato di animali vivi.  “Quando gli esseri umani entrano in contatto con animali selvatici come il pipistrello o il pangolino si creano condizioni che portano la Natura a generare anche cose spiacevoli”. Come il salto di specie di un virus, che questa volta è riuscito a diffondersi a una velocità straordinaria per via della densità delle metropoli e di un mondo ormai interconnesso.

“Le epidemie sono un problema dei sistemi”

“La pandemia è colpa nostra perché viviamo ina una struttura che non è in grado di gestire un’emergenza simile. La domanda è: perché il mondo si è trovato impreparato? Cosa ci riserva il futuro? Alcune cose su Sars-Cov2 le sappiamo, come l’importanza della distanza e dell’igiene. Altre dobbiamo impararle, come una riorganizzazione del modo di muoverci. Covid – aggiunge Capua – ci ha mostrato che le epidemie non sono più un problema delle persone ma dei sistemi. È una malattia del movimento. Dobbiamo vederle sotto un altro punto di vista”. Questa epidemia come ricorda Capua è però anche un problema della catena alimentare: dalla produzione alla distribuzione e il consumo.

Network e condivisione per il vaccino

Per quanto riguarda il vaccino Capua ricorda che sono molte le iniziative in corso per la produzione, con metodologie diverse. Ma piuttosto che avere tanti sistemi in contrapposizione, secondo la virologa sarebbe stato meglio avere un network in condivisione, piuttosto che in contrapposizione per sviluppare il vaccino. “Spero sia una cosa che avverrà nel dopo” ricerca Capua che proprio su “Il dopo” ha scritto un omonimo libro di recente.

Farmacie come punto strategico

Oltre al Principe Alberto II di Monaco, che ha aperto l’evento con un intervento di benvenuto e Evelyne Genta, Ambasciatrice di Monaco nel Regno Unito e nel Kazakistan, è intervenuta anche Ornella Barra, Co-Chief Operating Officer, Walgreens Boots Alliance. Anche Barra ha ripercorso i mesi appena trascorsi, segnati dalla pandemia, tra sensazioni provate e quanto fatto dai diversi governi.  “Questa prima fase non è la fine delle crisi, ma solo un capitolo di una storia ancora non definita che durerà ancora” ha precisato Barra, che ha anche sottolineato come ora sia fondamentale guardare avanti. A proposito del vaccino, rispondendo a una domanda, Barra ha ricordato come nei paesi in cui la legislazione lo consente, come Usa e Regno Unito, le vaccinazioni possono essere effettuate anche in farmacia, così come i test. “Capillarità, distribuzione e tempismo sono importanti per contrastare la pandemia” ha concluso.