Anac: “Durante l’emergenza spesi tre miliardi di euro. Il 70% in Dpi”

Sono questi alcuni dati che sono emersi dalla relazione annuale dell'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) sull'attività 2019 alla Camera dei Deputati il 2 luglio. Per le sole mascherine è stato speso 1,1% miliardi, per altri device oltre i 940 milioni di euro

Mascherine, guanti, tamponi, disinfettanti, ventilatori e altri dispositivi di protezione individuale sono costati tre miliardi di euro e di questi il 70% è andato in Dpi. Sono questi alcuni dati che sono emersi dalla relazione annuale dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) sull’attività 2019 alla Camera dei Deputati il 2 luglio, ma che inevitabilmente ha trattato anche temi di quest’anno.

La spesa

La Bdncp, ossia la Banca dati nazionale dei contratti pubblici, ha registrato 61637 procedure relative all’emergenza per una spesa totale di 3,04 miliardi. Di questi, due miliardi afferiscono al periodo emergenziale che va dal primo marzo al 10 aprile. Il grosso ha riguardato la fornitura di dispositivi medici e dpi. Per le sole mascherine è stato speso 1,1% miliardi, per altri device oltre 940 milioni di euro. Limitata la spesa per i tamponi (solo 99 milioni), disinfettanti (45 milioni). Quasi 400 milioni, invece, per i ventilatori e l’ossigenoterapia. La spesa è stata gestita per il 39% dalle amministrazioni centrali e per il 61% a livello regionale. Quella direttamente riferibile agli enti locali il 4,5%.

Le criticità

Il presidente dell’Anac, Francesco Merloni (in foto), durante la sua relazione ha fatto il punto anche sulle criticità. Ciò che ha preoccupato l’autorità è stato il dilagare di comportamenti speculativi e predatori lungo la catena di fornitura che hanno portato alla lievitazione dei prezzi e soprattutto un forte “scostamento dalla qualità e quantità delle forniture rispetto alle attese”. Senza contare poi i ritardi nelle consegne e, spesso, la mancanza dei requisiti minimi degli operatori.