Lyssavirus, linee guida per i veterinari liberi professionisti

Il ministero della Salute ha fornito alcune indicazioni per i medici veterinari che avranno a che fare con esemplari potenzialmente infetti

Dopo il caso del gatto morto di Lyssavirus ad Arezzo, la comunità veterinaria si è attivata per proporre linee guida e suggerimenti per gli addetti ai lavori. Sul tema è intervenuto anche il ministero della Salute che a inizi luglio ha diffuso una circolare con l’obiettivo, innanzi tutto, di evitare allarmismi ingiustificati oltre che dare indicazioni per i veterinari stessi.

La segnalazione da parte del veterinario

Come scrive AnmviOggi, i veterinari liberi professionisti dovranno segnalare “ogni sintomatologia riferibile alla definizione di caso sospetto al servizio veterinario della Asl competente. E questo vale per ogni specie di mammifero. Il veterinario dovrà assicurarsi che l’animale non abbia morso o graffiato il proprio padrone o un’altra persona nelle due settimane precedenti alla visita e dovrà anche valutare la possibile soppressione qualora il caso lo dovesse richiedere (mancato recupero entro tre giorni).

L’utilizzo di Dpi

L’utilizzo di Dispositivi di protezione individuale è fondamentale. Le direzioni Direzioni generali Dgsaf (Direzione generale della sanità animale e dei farmaci veterinari) e Dgprev (Direzione generale della prevenzione sanitaria) suggeriscono che il veterinario faccia uso di doppi guanti in lattice o nitrile, visiera e occhiali.

Decesso dell’animale

In caso di morte dell’animale sospetto il veterinario deve informare subito la Asl per l’invio della carcassa all’Istituto zooprofilattico del territorio. La carcassa deve essere gestita con cura, inserita in un doppio sacchetto disinfettato esternamento (si raccomanda la soluzione di ipoclorito di sodio al 2%).

 

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