Tumori del colon-retto: con chirurgia mininvasiva risparmi per 1,2 milioni in Emilia-Romagna

Analizzando l’attività dell’ospedale di Sassuolo, uno studio Nomisma stima i vantaggi economici, nell’arco di dieci anni, di un passaggio alla laparoscopia nel 70% dei casi in tutta la Regione

tumori del colon-retto

Circa 1,2 milioni di euro di risparmi in dieci anni. È quanto potrebbe risparmiare l’Emilia-Romagna se, per i tumori del colon-retto, ricorresse alla laparoscopia nel 70% dei casi. Lo rilevano le stime di uno studio di Nomisma, basato sull’analisi dell’attività dell’ospedale di Sassuolo.

I risultati

Dai risultati emerge che il costo medio intraospedaliero correlato all’approccio laparoscopico è pari a 7.017 euro nella chirurgia del colon (7.086 euro nel caso delle patologie maligne e 6.759 euro in quello delle patologie benigne) e a 7.737 euro nella chirurgia del retto, con un consumo di risorse superiore per la componente maschile e per le fasce di età più avanzate.

Lo studio mette a confronto i costi dell’approccio mininvasivo con quelli della chirurgia tradizionale, ricavi dalla letteratura. “I costi associati alla laparoscopia – sottolinea Nomisma – sono inferiori del 2,8% nel caso del colon e del 15,4% nel caso del retto.

Le stime

Nomisma ha realizzato una proiezione al 2030, tenendo conto delle previsioni demografiche e della variazione attesa dell’incidenza dei tumori maligni di colon e retto per classi di età. E poi ha ricavato tre scenari. In Emilia-Romagna, un aumento rispetto alla situazione attuale dell’incidenza dell’approccio laparoscopico sul totale degli interventi effettuati (considerando un approccio laparoscopico pari al 50% nel colon e al 54% nel retto), comporterebbe nell’arco del decennio un risparmio di quasi 450mila euro nel caso l’incidenza raggiungesse il 60% e di poco meno di 1,2 milioni nel caso arrivasse a toccare il 70%.

Confindustria Dm: “Considerare non solo i costi, ma anche gli outcome”

Secondo lo scenario descritto da Nomisma, la tecnica laparoscopica in Italia trova applicazione solo nel 40% degli interventi per tumore maligno del colon e nel 46,6% degli interventi del retto. “Se pensiamo a un’innovazione dirompente come la chirurgia laparoscopica – commenta Fernanda Gellona, direttore generale di Confindustria dispositivi medici – l’innovazione è stata anche di tipo clinico e organizzativo. Una sala operatoria con laparoscopia ha cambiato la propria impostazione chirurgica e i professionisti hanno imparato a utilizzare lo strumento. L’organizzazione delle prestazioni sanitarie dovrebbe essere radicalmente modificata, passando dal sistema di oggi che prevede una serie di prestazioni a compartimenti stagni, a una valutazione per patologia dove si considerano costi e outcome dalla prima diagnosi alla riabilitazione. Se cominciassimo a ragionare in questo senso – conclude – credo che daremmo un servizio migliore alle persone assieme ad una migliore gestione della spesa”.

I risultati sono stati presentati nel corso di un webinar organizzato da Nomisma e Johnson&Johnson Medical. “Gli sforzi di tutti devono andare nella direzione di una standardizzazione del miglior trattamento di cura per i cittadini affinché questo venga applicato in tutto il territorio. L’equità della cura deve essere un obiettivo che ci anima”, ha commentato Silvia De Dominicis, amministratore delegato Johnson&Johnson Medical.