Malattia di Crohn e colite ulcerosa: al via il progetto “Resilient mothers”

L’iniziativa dell’Associazione nazionale malattie infiammatorie croniche dell’intestino (Amici onlus). In un video le testimonianze di giovani mamme. Realizzata una guida per vivere al meglio la gravidanza e l’interazione con i medici

Malattia di Crohn e colite ulcerosa

Diventare madre, nonostante la convivenza con patologie infiammatorie croniche dell’intestino come Malattia di Crohn o colite ulcerosa, è possibile. Ma il desiderio di avere un figlio può essere raggiunto con maggiore consapevolezza e serenità grazie alla collaborazione di team multidisciplinari che affiancano le donne nel momento della pianificazione e del percorso di gravidanza. Va in questa direzione il progetto “Resilient Mothers: l’arte della maternità nelle Mici” presentato il 21 luglio da Amici onlus (Associazione nazionale malattie croniche dell’intestino) in collaborazione con Isheo e firmato dalla fotografa e paziente Chiara De Marchi. Fra gli obiettivi, fornire informazioni chiare, far conoscere eventuali rischi ed essere accompagnate durante i 9 mesi e dopo il parto.

Il progetto

Il progetto ha raccolto, attraverso parole e immagini, le testimonianze di alcune giovani donne, osservando il percorso delle gestanti e delle neo-mamme affette da Mici. Poi sono stati messi a punto strumenti di informazione da diffondere tra le donne con Mici in età fertile. Tra questi, una brochure informativa rivolta a tutte le donne (e supportata scientificamente da un board di esperti) e videointerviste alle mamme raccolte da Amici onlus.

“Resilient Mothers – commenta Enrica Previtali, presidente di Amici Onlus –  vuole diffondere un messaggio di fiducia e di serenità a tutte le donne che desiderano diventare mamma, pur soffrendo di una Malattia Infiammatoria Croniche del’intestino. Affrontare una gravidanza è per ogni donna un momento di grande insicurezza e per le pazienti con Mici è maggiormente importante poter ricevere tutte le informazioni utili per assicurare una gestazione il più possibile serena. Amici Onlus attraverso questa iniziativa conferma il proprio ruolo nella diffusione di strumenti e conoscenze a favore delle persone con Mici, dedicandosi in modo particolare a chi necessita di maggior attenzione da parte del sistema di cura, affinché la donna possa essere accompagnata e rassicurata nella sua scelta di diventare mamma”.

“Con questa iniziativa – conferma Chiara De Marchi, fotografa ed ideatrice del progetto – abbiamo raccolto testimonianze, pensieri ed esperienze di donne con MICI in gravidanza e anche di mamme di stupendi bambini. Tutte hanno avuto il piacere di condividere il loro percorso. Attraverso il confronto tra di noi, abbiamo potuto constatare quanto la non corretta informazione crei pregiudizio, quanto il pregiudizio consolidi falsi assetti mentali, quanto questi possano influire sui comportamenti, fino addirittura ad arrivare alla negazione di quanto più potente c’è in natura: l’istinto della generazione. Non a caso abbiamo voluto utilizzare la parola ARTE della maternità, cioè qualcosa che, nel nostro caso, si costruisce, si raffina via via grazie alla informazione scientificamente validata che rimuove le incrostazione dei pregiudizi e delle false credenze”.

Gli esperti

Il progetto ha ottenuto il patrocinio delle società scientifiche Ig-Ibd (Italian group for the study of inflammatory bowel disease) e Aogoi (Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani). “Da tempo noi gastroenterologi – commenta Marco Daperno, segretario generale Ig-Ibd  – sappiamo che essere madri, anche con una patologia Mici, è possibile. La scienza e la tecnologia hanno fatto passi in avanti notevoli. Quello che invece notiamo è la resistenza psicologica della potenziale mamma ad affrontare il percorso, per la paura, per la mancanza di corretta informazione. Salutiamo quindi con grande favore questa iniziativa: tutto ciò che concorre a diffondere informazione corretta, scientificamente validata e supportata dalla prassi clinica è – conclude Daperno – assolutamente in linea con l’impegno della società scientifica che rappresento”.