Aspettative 2020 per l’industria farmaceutica, previsioni in calo

Il rapporto di Evaluate Pharma indica che quest'anno Covid-19 ha pesato non poco sui bilanci aziendali. Tuttavia ci sono alcuni settori, come quello dei farmaci a prescrizione, che da qui al 2026 vedranno un vero e proprio boom

Le aspettative 2020 per l’industria farmaceutica non sono rosee, almeno secondo le stime presentate nel consueto report di Evaluate Pharma World preview 2020. Nonostante da più parti si sia detto che Big Pharma, rispetto ad altri settori, tenga meglio alla crisi Covid-19, è indubbio che qualche inciampo ci sia. Anzi, in alcuni singoli casi sono previsti anche dei crolli nelle vendite.

Valori negativi (ma non per tutti)

Secondo il documento, per le 15 principali compagnie farmaceutiche dall’inizio della pandemia il calo delle vendite si è aggirato intorno ai cinque miliardi di dollari. Male, anzi malissimo, per Merck & Co. che da sola ha perso 1,2 miliardi. Il suo farmaco di punta, pembrolizumab, ha già perso 448 milioni. Ad accompagnare la caduta di Merck in questi sei mesi ci sono stati anche Pfizer, Bayer, Roche, Sanofi, Abbvie, Novartis, Astrazeneca, Amgen, Bms e J&J (quest’ultima limitatamente). Segno positivo, invece, per Takeda, Gilead, Eli Lilly e Gsk. In questo contesto, Novartis perderebbe soprattutto in oftalmologia (con Lucentis -102 milioni) e Abbvie potrebbe vedere il segno meno per adalimumab (-278 milioni) e l’antiepatite glecaprevir/pibrentasvir (-203 milioni). Nel primo trimestre Roche ha notato un calo nel portfolio delle malattie croniche.

Le cinque aree terapeutiche più colpite

Per quanto riguarda le aree terapeutiche che più hanno risentito della Covid-19 troviamo quella relativa al sistema nervoso centrale, l’oncologia (area su cui si continua ad investire più di ogni altra nonostante il rischio sia molto più elevato), dell’apparato muscolo-scheletrico, ematologia e apparato endocrino.

Le previsioni di vendita di farmaci a prescrizione

Evaluate si lancia in alcune previsioni globali sul mercato dei farmaci a prescrizione. A partire da quest’anno, fino al 2026, il report anticipa una possibile crescita del 7,4% per un valore complessivo di 1,4 trilioni di dollari. E pensare che dal 2012 al 2019 il tasso di crescita era stato di “solo” del 2,7%. Crescono bene sia i generici che gli orfani. Quest’ultimi, tra l’altro, raddoppierebbero passando dai 127 miliardi del 2019 a 255 miliardi del 2026. Va considerato, inoltre, che nel 2023 molti brevetti scadranno. Adalimumab e ustekinumab su tutti. Ma il grosso è atteso per il 2025 e 2026 con la scadenza, tra gli altri, di pertuzumab, denosumab, tofacitinib, dapagliflozin, ipilimumab e apixaban.

A guidare le aziende che ricaveranno di più da questa ascesa c’è Roche seguita a ruota dalla connazionale Novartis e l’americana Pfizer. A pesare saranno le vendite, potenziali, di ocrelizumab, atezolizumab, emicizumab e pertuzumab che porterebbero nelle casse della società circa 25,4 miliardi di dollari entro il 2026.