Prescrizione farmaci innovativi, Fimmg: “Noi pronti, ma l’Aifa non risponde”

Il segretario nazionale dei medici di famiglia, Silvestro Scotti, sui medicinali sottoposti a piano terapeutico: “Evitiamo di aggiungere alle malattie percorsi farraginosi che con la sicurezza dei pazienti non hanno nulla a che fare”

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I dottori chiamano, ma l’Aifa non risponde. L’oggetto del contendere è l’apertura alla prescrizione da parte dei medici di famiglia di farmaci innovativi sottoposti a piani terapeutici, ad esempio anti-diabete e Bpco, come accaduto con i nuovi anticoagulanti orali (nota 97), in un’ottica di semplificazione del percorso di cura dei pazienti.

In questi giorni Cittadinanzattiva e diverse associazioni di malati cronici hanno riaperto il dibattito sui piani terapeutici. Il segretario dei medici di famiglia Fimmg, Silvestro Scotti, rilancia il loro appello: “Non ci sono motivi per continuare una politica di blocco della prescrizione per questi farmaci – dice Scotti – la medicina generale è pronta ed è uno strumento che deve essere sfruttato al meglio, come succede in tutti i Paesi europei, evitando di aggiungere alla malattia anche il dolore burocratico di percorsi farraginosi che con la sicurezza dei pazienti non hanno nulla a che fare”.

Il dialogo con Aifa

Già a giugno la Fimmg aveva sollecitato la questione durante un incontro al ministero della Salute, dove era presente il direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco, Nicola Magrini. Un appuntamento – spiega una nota della Fimmg – “al quale sarebbe dovuto seguire un successivo incontro che abbiamo richiesto già dalla settimana scorsa”. Tuttavia, sottolinea Scotti, “non abbiamo ancora ricevuto risposta”.

La disponibilità dei medici di famiglia

Secondo il segretario dei medici di medicina generale, “la gestione dei processi assistenziali in questa fase diffusiva endemica del Covid-19 dovrebbe portare le istituzioni sanitarie a semplificare i processi e sburocratizzare”. In altre parole? “La prescrivibilità di questi farmaci ‘innovativi’ sottoposti a piano terapeutico, e quindi oggi prescrivibili solo dallo specialista, dovrebbe passare nelle disponibilità prescrittive dei medici di medicina generale. Prolungare gli effetti di piani terapeutici scaduti – sottolinea Scotti – non ha senso, delle due l’una: o serve una valutazione specialistica nelle date previste per la sicurezza del paziente, oppure se si può andare avanti con delle proroghe vuol dire che non serve una valutazione rispetto all’uso del farmaco. Abbiamo anche dato disponibilità – conclude il segretario Fimmg – a fare noi i piani terapeutici così da liberare i pazienti da incombenze burocratiche e le aziende sanitarie da liste d’attesa fasulle, legate alla necessità di carte e non assistenziali”.