Farmaci in pandemia: dal boom dell’idrossiclorochina al calo del Viagra

Aifa ha pubblicato il “Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19” che mette a confronto i consumi di marzo-maggio con quelli registrati da dicembre 2019 a febbraio 2020

farmaci in pandemia

Da marzo a maggio 2020 il consumo di idrossiclorochina è aumentato del 4.662% rispetto ai tre mesi precedenti. L’uso dell’antibiotico azitromicina è cresciuto del 195%. Prevedibilmente, sono schizzati verso l’alto i consumi di farmaci iniettivi e ossigeno in terapia intensiva. E ancora: sono stati acquistati più ansiolitici e meno farmaci per la disfunzione erettile. È, in estrema sintesi, la fotografia scattata dal “Rapporto sull’uso dei farmaci durante l’epidemia Covid-19” presentato dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa).

Il report Aifa

Il report analizza la tipologia e i consumi dei farmaci impiegati nei primi mesi del 2020 per trattare l’infezione da Covid-19, ma anche quelli utilizzati nelle strutture sanitarie pubbliche per fare fronte all’emergenza, con differenze evidenziate tra il periodo pre Covid-19, individuato nel trimestre dicembre 2019-febbraio 2020, e quello successivo, da marzo a maggio 2020.

L’analisi Aifa è articolata in tre sezioni che approfondiscono le diverse modalità di erogazione dei farmaci: il canale degli acquisti diretti, cioè dei medicinali direttamente acquistati e dispensati presso le strutture del Ssn; gli acquisti presso le farmacie territoriali pubbliche e private rimborsati dal Ssn tramite ricetta; quelli privati a carico dei cittadini, prevalentemente per i farmaci di classe C.

L’uso dei farmaci contro Covid-19

Il primo focus, sui farmaci utilizzati per pazienti Covid-19, include i medicinali che sono stati valutati dall’Aifa, in fasi diverse e a vario titolo (uso compassionevole, uso off-label, studi sperimentali, etc.). In questo ambito, si è assistito a un incremento importante dei consumi di idrossiclorochina e azitromicina, di alcuni antivirali e degli inibitori dell’interleuchina 6. Per tocilizumab un picco limitato nel tempo.

“L’andamento temporale degli acquisti – spiega l’Agenzia – riflette le diverse fasi dell’epidemia e testimonia un iniziale esteso utilizzo di medicinali fuori indicazione terapeutica che è stato poi convogliato, grazie alla centralizzazione delle approvazioni degli studi clinici per Covid-19 presso l’Aifa, in protocolli clinici con maggiori garanzie di rigore metodologico e di prescrizione etica per i pazienti”.

Le lezione

Secondo il direttore generale dell’Aifa, Nicolò Magrini, da Covid 19 impariamo una lezione importante: “Soprattutto durante l’emergenza  ci siamo resi conto di come solo gli studi randomizzati devono rappresentare uno standard di ricerca solido in grado di guidare la pratica clinica, come dimostra il caso dell’idrossiclorochina. È fondamentale anche ripensare la ricerca scientifica internazionale, perché solo da una visione sovranazionale è possibile trovare posizioni coerenti e sostanziale consenso sui trattamenti più utili. “Le pandemie ci sono – ha detto Magrini – e nei prossimi decenni potranno tornare: sarà quindi importante trattenere nella nostra memoria quello che è successo e possibilmente valutare in modo indipendente la capacità di reazione. Il dolore e i lutti di questi mesi saranno stati inutili se saremo disposti ad accettare le solite ricette”.

Ossigeno e anestetici

Tra i medicinali utilizzati in regime ospedaliero, incrementi significativi nei consumi si rilevano per gli iniettivi e l’ossigeno, di prevalente impiego nelle terapie intensive. “È evidente – sottolinea Aifa – il maggior consumo di anestetici generali, sedativi iniettivi e curari a partire dal mese di febbraio 2020. Per tutti questi farmaci sono stati fondamentali i numerosi interventi per calmierare distorsioni distributive ed evitare fenomeni di accaparramento, così da garantirne la disponibilità omogenea e continuativa su tutto il territorio nazionale”.

Le altre malattie

Per quanto riguarda l’utilizzo dei farmaci in regime ospedaliero per patologie croniche, fatta eccezione per la classe degli antivirali, il report evidenzia la sostanziale stabilità dei consumi relativi a categorie terapeutiche strategiche quali quelle dei farmaci oncologici. In ambito territoriale, l’assenza di differenze significative, nel periodo pre e post COVID-19, nei consumi per le categorie di farmaci utilizzati per le principali patologie croniche è, secondo Aifa, “indicativa del funzionamento delle strategie poste in atto per favorire la continuità assistenziale dei malati cronici e fragili”.

Consumi territoriali

Il rapporto approfondisce poi i consumi del canale territoriale, cioè i farmaci erogati tramite le farmacie territoriali pubbliche e private, sia in regime di farmaceutica convenzionata sia attraverso la distribuzione per conto, a carico del Ssn. Lo studio Aifa si concentra su queste malattie: diabete, affezioni del sistema cardio-circolatorio e ipertensione, dislipidemie, demenze, psicosi, ansia e depressione, epilessia, parkinson, patologie respiratorie (asma e Bpco), osteoporosi e patologie della tiroide.

“I prodotti per i quali si registra un maggiore aumento dei consumi nel periodo post Covid-19 rispetto al pre Covid-19 sono: anticoagulanti, antipsicotici, antidiabetici e antiaggreganti piastrinici. Di contro, quelli per i quali si registra una riduzione dei consumi, comunque non significativa, sono: farmaci per asma e Bpco e farmaci per l’osteoporosi”, spiega Aifa.

Acquisti privati

Completa il report Aifa l’analisi dei farmaci acquisiti dalle farmacie territoriali (pubbliche e private) per l’erogazione in regime privato ovvero a carico del cittadino. Le categorie elencate ricomprendono farmaci di classe C e il principio attivo idrossiclorochina che, pur essendo un farmaco in classe A, potrebbe essere erogato direttamente al paziente a proprio carico.

“Le categorie o i principi attivi – spiega il report – per cui le farmacie pubbliche o private si sono approvvigionate maggiormente in modo significativo, in vista di erogazioni dirette ai pazienti, sono state: idrossiclorochina, farmaci a base di acido ascorbico (vitamina C), ansiolitici per uso non parenterale e prodotti a base di vitamina D e analoghi, quest’ultimo tuttavia non significativo. Di contro, le categorie e principi attivi per i quali le farmacie si sono approvvigionate meno sono: antiinfiammatori non steroidei e antipiretici”.

I farmaci per la disfunzione erettile

Nell’ambito degli acquisti privati, Aifa segnala il trend negativo dei farmaci per la disfunzione erettile: relativamente agli inibitori della fosfodiesterasi – ad esempio sildenafil (il principio attivo del famoso Viagra) e tadalafil – si nota una marcata riduzione negli acquisti in corrispondenza del lockdown. “Considerata l’indicazione principale delle molecole afferenti a questa categoria, ovvero la disfunzione erettile, tale riduzione – conclude l’Agenzia – potrebbe essere ricondotta a una modifica nei comportamenti abituali con conseguente riduzione nel ricorso a questi farmaci in corrispondenza della quarantena”.