Sars-Cov2, l’Amcli fa il punto su significato e applicazione dei test sierologici

L’associazione microbiologi clinici italiani ritorna sull’argomento con un nuovo documento, a firma del suo presidente Pierangelo Clerici, che racconta come i test sierologici costituiscano uno strumento epidemiologico fondamentale, ma con ancora punti da chiarire

Sars-Cov2 test sierologici

Sui diversi tipi di test sierologici e molecolari per ritracciare Sars-Cov2 o i suoi anticorpi tanto s’è già detto durante i mesi di lockdown. Sul tema, lo scorso aprile si era anche espressa l’associazione microbiologi clinici italiani (Amcli) per fare chiarezza sulla diagnosi sierologica. Oggi, a distanza di mesi, l’Amcli ritorna sull’argomento, con un altro documento, a firma del suo presidente Pierangelo Clerici: “Significato e applicazione dei test sierologici per Sars-Cov2”. Nell’introduzione al documento Clerici spiega come i test sierologici costituiscono uno strumento epidemiologico fondamentale contro Sars-Cov2. Perché permettono di evidenziare la presenza di anticorpi specifici e identificare le persone che si sono infettate.  Completando così la diagnosi nei casi in cui non si disponga di un test molecolare positivo. E stimando l’avvenuta circolazione del virus nella comunità.

Punti critici dei test sierologici

L’Amcli precisa anche come al momento non è chiaro, se la presenza degli anticorpi sia testimonianza di immunità protettiva anche per Covid-19. Un punto fondamentale per attuare la strategia vaccinale. Al di là di questo, anche se al momento la presenza degli anticorpi contro il Sars-Cov2 non può essere considerata come indice di immunità protettiva, essa è sicura prova dell’avvenuto contatto con il virus. Inoltre tra gli altri punti critici segnalati dall’associazione, la mancanza di evidenze conclusive in merito alla cinetica di comparsa delle varie classi di anticorpi (IgM, IgG ed IgA) nell’infezione da Sars Cov2, “con discrepanze derivanti in parte dalle diverse metodologie utilizzate, in parte dalla variabilità individuale e, probabilmente, anche dall’epidemiologia locale delle infezioni determinate da diversi Coronavirus” come si legge nel documento.

Test rapidi e convenzionali

Nel documento vengono poi spiegate nel dettaglio le differenze tra i diversi tipi di test (rapidi e convenzionali) e confrontati fra di loro. Con riferimento anche alla classe di individui potenzialmente beneficiari dei test. Infine nelle conclusioni Clerici ricorda come solo recentemente siano emersi dati sull’entità e sulla durata della risposta anticorpale al Sars Co2: “Essi sono maggiori nei soggetti che hanno presentato sintomatologia più grave, mentre sembrano molto evanescenti nei soggetti pauci- ed asintomatici” si legge.

“Queste osservazioni hanno due ordini di ricadute: la prima riguarda l’attendibilità dei dati di sieroprevalenza ottenuti su soggetti asintomatici per desumere l’entità della circolazione virale in una data popolazione, mentre la seconda riguarda la durata della protezione e ovviamente si riflette sulla previsione di efficacia dei vaccini. Solo l’accumulo di dati solidi e numerosi – conclude – permetterà di inquadrare nella giusta prospettiva l’interpretazione dei dati sierologici nei riguardi di queste due importanti problematiche”.