Il valore crescente della salute connessa: l’idea di Medtronic

Gran parte della tecnologia sviluppata dalla multinazionale americana collega pazienti, medici e centri specialistici con grandi vantaggi sugli esiti clinici e l’organizzazione assistenziale. La filiale italiana “inventa” una app che conta i carboidrati, basata sul riconoscimento fotografico dei cibi. Dal numero 181 del magazine. *IN COLLABORAZIONE CON MEDTRONIC

salute connessa

La fotocamera dello smartphone inquadra una pizza, un piatto di tagliatelle al ragù, un risotto giallo oppure uno qualunque tra circa 1500 piatti della cucina italiana. L’algoritmo addestrato al riconoscimento fotografico rielabora l’immagine e restituisce un conteggio dei carboidrati sulla base del quale un paziente diabetico può regolare la quantità di insulina da autosomministrarsi.

L’app che permette tutto questo è un’invenzione di Medtronic Italia e sfrutta la piattaforma di intelligenza artificiale Watson creata da IBM. Sarà presentata proprio nelle prossime settimane, quindi messa a disposizione gratuita dei soli pazienti diabetici che usano tecnologia Medtronic.

“Il prossimo passo – spiega Luca Barbieri, Technology & Digital Manager di Medtronic Italia – potrà essere lo sviluppo di versioni locali pensate per altri paesi europei e le rispettive tradizioni gastronomiche”. L’app appena descritta rappresenta solo l’ultimo esempio in ordine di tempo del senso di Medtronic per la digital health, nell’intento di rendere le persone ancora più consapevoli e protagoniste dei propri percorsi di salute, in autonomia o in connessione con medici singoli e centri specialistici.

La connected health

A proposito di connessioni. In molte delle circa ottanta aree terapeutiche coperte dalle tecnologie Medtronic, i dispositivi utilizzati per monitoraggio e terapia s’interfacciano via wireless con lo smartphone di pazienti e clinici, restituendo informazioni fondamentali anche sul funzionamento del device stesso “come la durata della batteria – spiega Barbieri – che rappresenta il principale motivo di apprensione nel caso di dispositivi impiantabili come pacemaker, defibrillatori e loop recorders”. Proprio in ambito cardiovascolare, lo snodo principale è rappresentato dal sistema di monitoraggio a distanza denominato CareLink Network con il quale dialoga il 99,9% dei device Medtronic.

Grazie a tale piattaforma si realizza un ecosistema in cui rientrano servizi di gestione e monitoraggio del device oltre che connessioni e scambio di dati tra medici, pazienti e strutture sanitarie. “Con tutta una serie di vantaggi per il paziente – prosegue Luca Barbieri – che ha finalmente accesso alle informazioni che gli permettono di essere controllato a distanza, completate da altre che lo aiutano nel training, nell’educazione rispetto alla patologia e nel diario dell’attività”.

L’esperienza durante la pandemia

Ma CareLink Network non è soltanto una piattaforma che in sicurezza e in cloud raccoglie informazioni. Come chiarisce ancora Barbieri è anche un elemento fondamentale per i diparti­menti clinici e ospedalieri, non solo per avere il quadro dello stato di salute del singolo paziente con relativi alert invia­ti dal device, ma anche per controllare un’intera coorte di persone e dispositi­vi impiantati. Questo è uno degli asset esistenti da tempo in casa Medtronic (“rispetto al quale deteniamo un’ogget­tiva leadership”) che si è rivelato fon­damentale per gli ospedali in tempi di pandemia.

“Una delle richieste più forti emerse nel periodo – chiarisce il mana­ger – è stata quella di seguire al meglio le persone impiantate, tenendole a di­stanza il più possibile e minimizzando visite e ricoveri. Un’infrastruttura così è preziosissima. Indirizza i bisogni sulla base delle necessità cliniche più urgenti e aiuta a gestire le liste di attesa che ora devono essere smaltite.

Inoltre aiuta a realizzare percorsi separati per pazienti Covid e non Covid, facilitando anche l’eventuale intervento dei nostri tecnici. In alcuni casi evitando loro di recarsi fi­sicamente dagli specialisti ed entrando da remoto nella gestione del device, in caso di risincronizzazione, tuning, ri­programmazione etc”.

Un’ultima importante area di digital & connected care che ha avuto un’accele­razione nel contesto Covid-19 a suppor­to trasversale alle terapie Medtronic è quella del gruppo IHS (Integrated He­alth Solutions) con soluzioni che spa­ziano da piattaforme di coordinamen­to e collaboration tra clinici a distanza (soluzione MedCom), al telemonito­raggio domiciliare dei pazienti anche non portatori di impianti (BE Up), al programma di monitoraggio e ingaggio paziente in base a protocolli prestabiliti (programma Get Ready).

Una tecnologia amichevole

Fatalmente questo tipo di connettività e interazione tra uomini e dispositivi, individua non solo e non tanto un’in­frastruttura di cloud service “ma di caring a tutto tondo – sottolinea Bar­bieri – che non necessariamente richie­de una profonda esperienza digitale e confidenza con determinati device da parte degli utilizzatori”. Lo sforzo della medtech americana è tradizionalmen­te concentrato anche sull’usabilità dei prodotti (le interfaccia nelle mani dei pazienti hanno in genere grandi icone, poche voci in menu e molto chiare) e in caso di necessità legate al funzio­namento di sistemi e dispositivi Me­dtronic mette a disposizione di centri clinici e pazienti il proprio servizio de­nominato Assistenza Directo (basato su call center tradizionale). “Tra aprile e giugno, durante la pandemia – dice Barbieri – il servizio ha consentito di intensificare la presa in carico di pa­zienti nella rete CareLink con ulteriori 670 pazienti su un totale di circa 4800 in monitoraggio remoto”.

La generazione del valore

A ben vedere, tutto quanto appena descritto, coincide in tutto e per tutto con il concetto di generazione di valore caro alla multinazionale. Lo spiega bene ancora Luca Barbieri: “La storia stessa della società e la sua leadership sono iniziate privilegiando i prodotti, la loro ingegnerizzazione, affidabilità, progressiva miniaturizzazione etc. Negli anni si è passati a mettere insieme prodotti e servizi, unendo la parte hard, il device, con la componente digitale (app, piattaforme di monitoraggio etc.) che arricchisce e amplifica il valore del device stesso.

Oggi l’idea di valore generato si sovrappone all’ottenimento della qualità e della bontà dell’esito clinico raggiunto. Si declina sul paziente, facendolo sentire sempre monitorato e quindi seguito a prescindere dall’interazione in presenza, e ponendolo al centro degli sforzi di miglioramento ed evoluzione delle nostre tecnologie.

Il paziente, dunque, contribuisce al processo riferendo le proprie percezioni e queste, correlate all’esito clinico e al dato oggettivo costituiscono, secondo noi, il valore della tecnologia proposta, considerando anche quello che si genera lungo tutta la filiera assistenziale (es. qualità degli interventi, benefici raggiunti, ospedalizzazioni evitate, riduzione di interventi inappropriati etc.). La digitalizzazione, dunque, non è fine a se stessa, ma serve sempre a valorizzare tutto ciò che facciamo”.

Sicurezza prima di tutto

Nell’idea di valore portata avanti da Medtronic rientra ovviamente anche il tema della sicurezza. Non solo quella legata alla protezione dei dati sensibili, legati alla salute del paziente, processati dai dispositivi e condivisi sulle piattaforme di monitoraggio. Prima ancora riguarda la sicurezza dei dispositivi stessi, messi al riparo da cyber attacchi. “È la nostra priorità – conferma Barbieri – Medtronic mette in campo tutta la propria potenza di fuoco e investimenti in ricerca R&D, di cui la sicurezza è una parte sempre più importante, che a livello globale raggiungono i 3,3 miliardi di dollari l’anno.

Abbiamo team specializzati multidisciplinari (ne fanno parte ingegneri biomedici, elettrofisiologi, esperti informatici etc.) che entrano nei livelli iniziali di progettazione simulando attacchi e contromisure”. Ma non solo. “Questa attività evolve e si aggiorna continuamente per prevenire il rischio. Significa che i nostri software vengono sempre controllati e rivisti, in linea con quanto previsto da tutti gli enti certificatori americani”.