Finanziamenti contro Covid-19, Guterres (Onu): “Servono altri 35 miliardi”

Secondo il Segretario generale delle Nazioni Unite servono 15 miliardi da spendere nei prossimi tre mesi per evitare di perdere la finestra temporale utile a contrastare in maniera incisiva la diffusione della malattia

Bisogna fare di più, molto di più. Antonio Guterres, il Segretario generale delle Nazioni unite ha dichiarato che serviranno almeno 35 miliardi in più a livello globale per contrastare l’epidemia. Miliardi che andranno investiti non solo in ricerca, ma anche in prevenzione e politiche di miglioramento dei sistemi sanitari internazionali.

I soldi all’Oms

Guterres ha detto che i finanziamenti dovranno essere dirottati all’Organizzazione mondiale della sanità e nello specifico al progetto “Act accelerator” sui vaccini. Dei 35 miliardi, 15 dovranno essere investiti entro i prossimi tre mesi considerando la base di tre miliardi già messi sul piatto (che porterebbe il computo totale a 38). “Abbiamo bisogno di 35 miliardi in più per passare dalla fase di lancio a quella dell’impatto di massa”, ha spiegato ancora Guterres. “C’è una versa urgenza. Senza un’infusione di altri 15 miliardi nei prossimi tre mesi, perderemo la finestra temporale per fare qualcosa”.

La ricerca dei vaccini e lo stop di Astrazeneca

A preoccupare (più l’opinione pubblica che non gli addetti ai lavori) è stato il recente caso dello stop preventivo dello studio di Astrazeneca. L’azienda ha temporaneamente fermato la sperimentazione del suo vaccino a causa di un caso di gravi effetti collaterali. Al momento sono in corso le valutazione di dovere per capire se quanto accaduto è effettivamente correlato col prodotto in trial. Pascal Soriot, Ceo di Astrazeneca, ha detto di essere fiducioso di far ripartire gli studi entro breve così da rispettare la famosa scadenza di novembre prossimo per le prime dosi (anche se molti esperti dubitano che si possa effettivamente realizzare una prima distribuzione entro i tempi stabiliti). Il mondo ha bisogno di certezze e di cure ed è per questo che si stanno muovendo i più alti vertici delle organizzazioni internazionali, tra cui proprio l’Onu (vero che l’Oms ne è un’agenzia, ma si muove indipendentemente). I 35 miliardi di liquidità che gli Stati dovrebbero mettere sul piatto per garantire all’Organizzazione mondiale della sanità di portare avanti i suoi progetti (tra cui Covax) e spingere verso una soluzione anti-Covid19 sono una priorità. Tuttavia ci sono delle controindicazioni che stanno emergendo, soprattutto negli Usa.

Velocità d’esecuzione. Il caso Fda

L’ammontare di miliardi che l’emergenza sanitaria globale ha spostato in questi 9 mesi è impressionante. Ma a una tale quantità di risorse economiche deve o dovrebbe corrispondere una certa celerità nell’esecuzione di progetti di ricerca. È stato fatto, perché mai qualcuno si sarebbe aspettato di poter avere un vaccino entro un anno dall’inizio delle sperimentazioni (se non prima addirittura). Ci sono però dei “ma”. Il primo e forse più importante che sta emergendo in questi giorni riguarda la Fda. Con l’approssimarsi delle elezioni presidenziali negli Usa, Covid sta tenendo banco in tutte le sessioni di dibattito tra i candidati Joe Biden (Democratici) e Donald Trump (Repubblicani), il presidente uscente. Molti esperti, tra cui Russel Teagard e Arthur Caplan della University of medicin’s division of medical ethics, ritengono che la Food and drug administration voglia accelerare gli iter di approvazione su pressante richiesta della Casa Bianca quando, invece, le aziende farmaceutiche preferirebbero tirare il freno ed evitare di far approvare prodotti pericolosi o inefficaci. Insomma evitare il famoso detto “la gatta frettolosa fa i figli ciechi”. Per l’appunto i capi di Astrazeneca, Moderna, Pfizer/Biontech, Merck, GlaxoSmithKline, Johnson & Johnson, Sanofi e Novavax hanno firmato una lettera di intenti in cui si chiarisce che i tempi per un vaccino, per quanto ridottisi all’osso, non possono essere compressi ulteriormente e che la sicurezza e l’efficacia sono i primi elementi da tenere in considerazione. Trump spinge, invece, affinché tutto si faccia al più presto perché annusa un vantaggio elettorale non da poco. Quanti voti potrebbe spostare un’approvazione in tempi record entro le elezioni di novembre? L’impatto sarebbe certamente ecclatante sull’opinione pubblica e questo spiega molti degli investimenti che Washington ha fatto negli ultimi mesi. Ma le aziende ci vanno piano, soprattutto dopo il caso Astrazeneca. Tra l’altro, in aggiunta, c’è anche una questione di immagine per Fda. Considerata indipendente e scevra da ogni interesse politico, può davvero rischiare di approvare prodotti rischiosi per accontentare l’establishment di turno al potere?