Tribunale dei brevetti, ripartizione provvisoria per la divisione farmaceutica e Milano attende

Nella riunione della Commissione preparatoria del 10 settembre è stato deciso di consegnare provvisoriamente le competenze previste a Londra a Parigi e Monaco di Baviera in attesa che il Tub entri in vigore definitivamente all'inizio del 2021. La partita per l'Italia non è chiusa

Tribunale brevetti

Milano è stata candidata ufficialmente, ma al momento la strategia della Commissione preparatoria per l’attivazione del Tub (Tribunale unificato dei brevetti) è attendista. Nella riunione del 10 settembre, infatti, i rappresentanti degli Stati membri hanno deciso di suddividere le competenze della divisione centrale della farmaceutica prevista a Londra tra le altre due sedi di Parigi (sede centrale) e di Monaco di Baviera (meccanica) così da avviare l’iter per l’approvazione del Tub entro il 2021. Milano, per adesso attende.

La decisione “ponte”

La soluzione trovata a seguito dell’incontro non chiude la porta in faccia a Milano, tuttavia si è palesata una delle ipotesi più controverse e certamente più probabili della vigilia. Parigi e Monaco di Baviera si accaparrano, seppur temporaneamente, le competenze della divisione centrale londinese che, a causa di Brexit e dell’uscita dall’accordo per il tribunale, dovrà avere una nuova collocazione. Le due città europee avevano avanzato l’ipotesi di potersi suddividere a tempo indeterminato la sede per le valutazioni brevettuali di chimica e farmaceutica e sono state accontentate solo per metà. Milano che è in gara insieme ad Amsterdam può ancora sperare di ricavare qualcosa da questa decisione, ma dovrà aspettare l’evoluzione degli eventi. Infatti ci sono due aspetti da considerare.

Le ratifiche e l’attivazione del Tub

L’ente ufficialmente ancora non esiste. Esiste il piano per farlo partire, ma nel concreto mancano dei puntelli. Il più importante di tutti è la ratifica della Germania. In breve: per far partire l’accordo avrebbero dovuto sottoscrivere il documento più della metà dei Paesi aderenti e almeno i tre Stati col maggior numero di brevetti in Europa (nel 2013 erano Regno Unito, Germania e Francia). Parigi e Londra avevano ratificato (salvo quest’ultima ripensarci nella primavera di quest’anno), mentre la Germania ha dovuto affrontare una serie di peripezie procedurali e burocratiche a causa di numerose interposizioni del Parlamento federale. Nel frattempo l’Italia che è subentrata a questo punto alla Gran Bretagna diventando il terzo Paese europeo per numero di brevetti, ha ratificato l’accordo nel 2017, lasciando nuovamente la patata bollente a Berlino. I tedeschi hanno quindi ratificato il tutto quest’anno salvo poi vedersi annullare tutto (per un vizio procedurale) dalla Corte costituzionale locale. Risultato, la Germana dovrà rimettere mano all’accordo e ratificarlo di nuovo. Fino ad allora il Tub non potrà partire. Spunta, infine, l’ipotesi che anche la Spagna possa firmare (unico Paese rimasto fuori insieme a Polonia e Croazia) portando gli Stati aderenti a 25.

La presentazione dell’Italia

Come rivela Il Sole 24 Ore il capo della Commissione preparatoria Alexander Ramsey “la presentazione dell’Italia è stata eccellente e la redistribuzione provvisoria si rende necessaria per riuscire ad avviare l’attività del tribunale già nel 2021”.