Intesa Stato-Regioni, le farmacie distribuiranno una piccola parte di vaccino anti-influenzale

Ad annunciarlo è il presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini. "Le Regioni stanno provvedendo a un’acquisizione più ampia di vaccini. Per questo occorre ora un intervento redistributivo per renderne disponibile una percentuale minima, l’1,5%, nelle farmacie". La reazione di Federfarma, Fofi e Assofarm: "Non bastano"

vaccini

Una quota di vaccino anti-influenzale verrà distribuito dalle farmacie. È questo il risultato dell’intesa trovata lunedì 14 settembre, tra Stato e Regioni, in merito alla prossima campagna vaccinale. Ad annunciarlo è Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni. “Abbiamo sancito, in Conferenza Stato-Regioni, l’intesa per distribuire una quota di vaccini anti-influenzali, disponibile per ogni singola Regione, attraverso il sistema territoriale delle farmacie”. Anche il ministero della Salute, qualche giorno fa, aveva auspicato una soluzione di questo tipo.

Due fattori

“Guardando oggi alla campagna vaccinale per prevenire l’influenza occorre considerare due ordini di fattori”, ha spiegato Bonaccini. “Il primo è che la vaccinazione anti-influenzale sebbene non abbia un’efficacia al 100% può contribuire a ridurre il carico di malattie nella popolazione e ciò è ancora più importante se consideriamo il caso in cui l’influenza e Covid-19 siano simultaneamente presenti in una comunità. Contenere i numeri di casi di influenza facilita poi la diagnosi differenziale ed evita il sovraccarico del sistema sanitario. Il secondo è che ogni anno 800 mila cittadini che non rientrano fra le categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata, si rivolgono comunque al farmacista per acquistare il vaccino a proprio spese”.

Si acquistano sempre più vaccini

“Poiché la raccomandazione per il vaccino anti-influenzale quest’anno è estesa a categorie d’età non incluse in precedenza, le Regioni hanno provveduto e stanno provvedendo ad un’acquisizione più ampia di vaccini. Per questo occorre ora un intervento redistributivo delle Regioni per renderne disponibile una percentuale minima, l’1,5% (eventualmente incrementabile dalle singole Regioni) nelle farmacie”.

Gli anziani i più attenzionati

“L’unica condizione che abbiamo posto e su cui abbiamo avuto assicurazioni dal Governo – ha concluso Bonaccini – è che sia assicurato comunque il quantitativo necessario per gli anziani (ultra sessantacinquenni e per quest’anno anche a partire dai 60 anni), per le persone appartenenti a categorie a rischio, alle donne in gravidanza, agli addetti ai servizi essenziali e, quest’anno, anche ai bambini fra i 6 mesi e i 6 anni”.

La reazione dei farmacisti

Per i farmacisti, l’auspicata risposta delle Regioni è insufficiente. “La decisione di destinare alla distribuzione in farmacia solo l’1,5% dei vaccini antinfluenzali acquisiti dalle Regioni non garantisce una risposta adeguata ai bisogni della popolazione attiva: appare del tutto insufficiente rendere disponibili solo 250.000 dosi a fronte di un fabbisogno stimato tra 1,2 e 1,5 milioni di dosi”, scrivono in una nota congiuta Fofi, Federfarma e Assofarm.

Le tre organizzazioni citano il documento del ministero della Salute approvato dalla Conferenza delle Regioni: “è da tener conto, anche, che l’indisponibilità di vaccini in vendita nelle farmacie per le persone che desiderano evitare la malattia influenzale e che non appartengono a categorie a rischio, potrebbe indurre allarme sociale e vanificare gli sforzi di sensibilizzare la popolazione sull’importanza della vaccinazione quale strumento efficace di prevenzione, lanciando un messaggio contradditorio”. A fronte di questa affermazione, Fofi, Federfarma e Assofarm si dicono stupite per la decisione dei Governatori di  di destinare alle farmacie una quota minima pari solo all’1,5% delle dosi totali, ben lontana da quella auspicata nello stesso documento.

“Ci aspettiamo quindi che, in occasione del prossimo incontro presso il ministero della salute, previsto per il 16 settembre, si trovino fin da subito soluzioni per permettere di rimodulare questa quota minima e di avvicinarsi al fabbisogno reale dei cittadini non inclusi nelle fasce a rischio, che anche il ministero della Salute, nello stesso documento, afferma aggirarsi tra il 3 e il 10% delle dosi acquisite dalle Regioni”, sottolinea la nota congiunta.