L’integrazione tra ospedale e territorio in oncologia

AboutPharma and Medical Devices pubblica uno speciale tutto dedicato a un punto nodale dell’assistenza oncologica alla luce della crescente prevalenza di pazienti in terapia cronica e dell’importanza di migliorarne la qualità di vita, anche in considerazione dell’emergenza Covid-19. *IN COLLABORAZIONE CON NOVARTIS

Speciale AboutPharma_Integrazione tra ospedale e territorio in oncologia

L’integrazione tra ospedale e territorio in oncologia è stato il tema centrale di un board organizzato da AboutPharma and Medical Devices in collaborazione con Novartis Italia, e dei successivi confronti, che ha visto coinvolti i referenti di sei Reti oncologiche regionali e del Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.

L’invecchiamento della popolazione, accompagnato da una sempre migliore efficacia delle cure oncologiche, ha infatti determinato un mutamento epidemiologico che non si può ignorare. L’epidemiologia dei pazienti oncologici negli ultimi anni ha visto una crescente prevalenza di pazienti in terapia cronica, pazienti anziani e pazienti con comorbilità. In tale panorama l’emergenza Covid-19 ha ulteriormente posto all’attenzione degli addetti ai lavori la necessità di ripensare alle scelte organizzative per la presa in carico del malato oncologico.

“In questo nuovo contesto, Novartis Italia si è impegnata a supportare l’ideazione e lo sviluppo di soluzioni che favoriscono una maggior sinergia fra ospedale e territorio” spiega Luigi Boano, General Manager Novartis Oncology Italia. “È in atto un processo di trasformazione dei servizi sanitari regionali, che si muove verso percorsi di cura integrati, che pongono il paziente al centro. Si sta assistendo a un cambio di paradigma, in cui il valore percepito dell’azienda farmaceutica non è più legato al solo prodotto ma alle soluzioni attorno al percorso del paziente che l’azienda è in grado di sviluppare in partnership con il sistema salute”.

Lo stato dell’arte

A questi temi è dedicata una pubblicazione speciale di AboutPharma and Medical Devices dal titolo L’integrazione tra ospedale e territorio in oncologia. Il testo analizza lo stato dell’arte, mettendo a confronto le esperienze condotte in sei regioni italiane e raccogliendo i pareri e le indicazioni di esperti quali Gianni Amunni (direttore generale dell’Istituto per lo Studio, la Prevenzione e la Rete Oncologica – ISPRO – di Firenze), Ettore Attolini (direttore dell’Area Innovazione di Sistema e Qualità, Agenzia Regionale Strategica per la Salute e il Sociale – AreSS – Puglia), Oscar Bertetto (direttore del Dipartimento Funzionale Interaziendale Interregionale Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta), PierFranco Conte (coordinatore tecnico-scientifico della Rete Oncologica veneta e ordinario di Oncologia presso l’Istituto Oncologico Veneto IRCCS di Padova), Francesca Ferré (Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Paolo Pronzato (direttore di Oncologia medica 2, Ospedale policlinico San Martino di Genova e direttore del DIAR oncologico), Tiziana Spinosa (direttore del Distretto sanitario ASL Napoli 1 Centro), Milena Vainieri (Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa).

Proprio la pandemia virale ha sottolineato l’importanza della risorsa ospedale, trasferendo attività specifiche nel setting territoriale: una strategia che si è imposta anche in considerazione dei rischi di contagio cui sono esposti i pazienti affetti da tumore, spesso fragili e immunodepressi.

Più integrazione con il territorio, ma non solo

Il trattamento oncologico comporta una presa in carico prevalentemente ospedaliera a causa della complessità, del costo dei farmaci e dell’alta specializzazione richiesta. Già ora però vi è l’esigenza di un’integrazione con la medicina territoriale: dopo il ricovero in ospedale segue, infatti, una lunga fase extra-ospedaliera che richiede la presenza di Reti esperte sul territorio.

Nel corso del board è emersa la necessità di sviluppare un contesto organizzativo culturalmente preparato per affrontare il problema. Ciò perché, solo a titolo di esempio, se è vero che la terapia oncologica fa riferimento all’ospedale, la successiva ed eventuale tossicità si osserva infatti sul territorio.

Altra esigenza avvertita è quella di “abbattere le dogane” non soltanto tra territorio e ospedale, ma anche tra gli ospedali e al loro interno. Lo strumento suggerito per facilitare il processo è la cartella clinica condivisa.

Possibilità di interfaccia

Le principali opportunità di interfaccia delle Reti con il territorio, affrontate nel dettaglio all’interno dello Speciale, vengono individuate nei seguenti momenti chiave:

  1. lo screening;
  2. la terminalità, diventata più breve considerando che con i farmaci più avanzati i pazienti vengono trattati fino a pochi giorni dall’exitus;
  3. il follow-up del paziente guarito, non più in trattamento attivo, il cui attore dovrebbe essere il medico di medicina generale;
  4. la gestione dei pazienti in trattamento attivo con malattia cronicizzata. Almeno una parte di questi pazienti, in terapia orale continuativa, può effettuare una parte dei controlli necessari sul territorio, qualora siano previsti percorsi definiti che coinvolgono specialisti oncologi territoriali che collaborano con i medici di medicina generale

La valutazione della performance in sanità e uno sguardo al futuro

Altro nodo cruciale è quello dell’analisi delle performance delle varie fasi del percorso assistenziale per il paziente oncologico. Partendo dall’esperienza del Laboratorio Management e Sanità, gli esperti si sono concentrati nel definire gli indicatori che possono risultare più utili per fotografare – e confrontare – la realtà dei percorsi clinici e che siano di facile raccolta.

Uno dei nuovi indicatori proposti è il numero di accessi al Pronto Soccorso, durante qualsiasi fase della malattia e in particolare negli ultimi sei mesi. Un indice semplice, facile da raccogliere e che permette di valutare che cosa non ha funzionato a livello territoriale in ogni momento della malattia. Ovviamente poi, per poter agire, bisognerà andare più nel dettaglio in modo da capire in profondità le cause degli accessi.

Sempre legato al tema della performance vi è la formazione. Che dovrebbe essere diffusa, non limitata ai centri di riferimento della Rete e considerata una necessità primaria per migliorare la collaborazione e generare sinergie fra ospedale e territorio.

Il lavoro ovviamente non termina qui e il dialogo con altri stakeholders è aperto.

 

In collaborazione con Novartis Italia