Ema, un piano di lavoro per l’utilizzo dei big data nel campo della salute

Il documento, realizzato dal gruppo direttivo sui big data dell’Ema e dall’Heads of medicine agencies (Hma), definisce le azioni da realizzare, tra il 2020 e il 2021, nel campo della gestione di grandi moli di dati in ambito sanitario

big data

Sfruttare al meglio le potenzialità dei big data nell’ambito dell’assistenza sanitaria. È questo l’obiettivo del piano di lavoro realizzato dal gruppo direttivo sui big data dell’Ema e dall’Heads of medicine agencies (Hma), che definisce le azioni da realizzare, tra il 2020 e il 2021, nel campo della gestione di grandi moli di dati in ambito sanitario.

Gli obiettivi del piano

Secondo quanto riporta una nota diffusa dall’Ema, in risposta alla pandemia da Covid-19, il piano di lavoro mira inoltre a far evolvere la regolamentazione della metodologia data-driven, sfruttando lo smart working, potenziando le collaborazioni con gli stakeholder e alimentando il ricorso a workshop a distanza con gli esperti.

L’indagine

Negli ultimi tre anni, prosegue la nota, Ema e Hma hanno condotto una valutazione approfondita sulle sfide e le opportunità generate dai big data nella regolamentazione dei farmaci. Da tale analisi è nato il documento con le raccomandazioni per le autorità di regolamentazione, con l’obiettivo di far evolvere l’approccio all’uso dei dati e alla generazione di prove.

Gruppo direttivo big data

In seguito a questo lavoro preparatorio, a febbraio 2020 è stato istituito il gruppo direttivo sui big data. Come già detto, il workplan mira a migliorare la definizione d’utilizzo dei big data in ambito regolatorio, partendo dalla qualità dei dati, attraverso metodi di studio, e arrivando alla valutazione e al processo decisionale. Tale processo prevede un coinvolgimento stretto dei pazienti, assieme a un utilizzo significativo delle nuove tecnologie.

Le potenzialità della tecnologia

Proprio le nuove tecnologie, infatti, sono tra le più grandi risorse di big data. Basti pensare alla capacità di acquisizione e gestione dei dati da parte di dispositivi indossabili o cartelle cliniche elettroniche. Sfruttando il rapido sviluppo delle tecnologie, dunque, i big data possono integrare le prove degli studi clinici e colmare le lacune legate alle informazioni su un medicinale, aiutando così a caratterizzare meglio le malattie, i trattamenti e le prestazioni dei farmaci nei singoli servizi sanitari.

Una sfida per le authority

All’interno di questo scenario in costante evoluzione, le autorità di regolamentazione sono costrette a evolversi e cambiare il modo in cui gestiscono, analizzano e producono i dati, per poter stare al passo con i progressi della tecnologia.