Una Barda europea? Von der Leyen apre all’ipotesi

La presidente della Commissione Ue, durante il suo discorso sullo Stato dell'Unione, ha dichiarato che l'ipotesi di un'Agenzia simile alla Biomedical advanced research and development authority statunitense è possibile, magari dando più poteri all'Ema e all'Ecdc

Nei mesi scorsi più esperti di diritto, politica sanitaria e regolatorio si erano espressi favorevoli a ristrutturare nella forma e nella sostanza il sistema di controllo e decisionale dell’Unione europea. Creare un’agenzia ad hoc? Rafforzare i sistemi già esistenti? Perché non guardare oltreoceano? Tutte domande che hanno avuto una risposta da parte del numero uno della Commissione europea Ursula von der Leyen. Seppur in stato embrionale, l’Ue potrebbe pensare a una struttura simile a quella del Barda (Biomedical advanced research and development authority), la potentissima agenzia statunitense nel campo dei finanziamenti alla ricerca clinica.

L’idea

Nel discorso sullo Stato dell’Unione davanti alla plenaria di Parlamento europeo a Bruxelles del 16 settembre, von der Leyen ha spiegato che si potrebbero ampliare i poteri dell’Agenzia europea dei medicinali e dell’Ecdc. In questo modo si risolverebbero gli annosi problemi di gestione delle emergenze a livello comunitario con un organo unico in grado di decidere dove far convogliare i fondi per la ricerca, proprio come avviene negli Usa.

Il modello Barda

“La creazione di tale ente consentirebbe non solo di catalizzare risorse pubbliche e private e di promuovere attraverso finanziamenti adeguati la realizzazione rapida di un vaccino per il Covid-19 ma altresì, al di fuori di contesti emergenziali quale quello che stiamo attraversando, di favorire la ricerca e la produzione di principi attivi che oggi vengono importati dalla Cina nella misura del 60-80%, garantendone la disponibilità anche in situazioni di crisi”, scriveva su questo giornale a marzo 2020 Vincenzo Salvatore dell’La costituzione di un’Agenzia europea per la ricerca biomedica avanzata (European biomedical advanced research agency) – continuava l’esperto – consentirebbe non solo di superare a livello europeo la frantumazione delle competenze attualmente disseminate tra i vari enti ed organismi europei sopra ricordati ma assolverebbe il ruolo di coordinare le ricerche di soluzioni diagnostiche e terapeutiche con l’obiettivo di arrivare preparati alla gestione di emergenze epidemiche e pandemiche, destinate purtroppo a ripresentarsi nel tempo”.

Budget e competenze nazionali

Il tema è complesso. Non si tratta solo di ridurre il numero di attori nella galassia di enti preposti a sorvegliare l’insorgere di una crisi sanitaria nell’Ue. Sempre Salvatore, sul numero di maggio del magazine, rifletteva sul fatto che “Gli Stati vogliono tenere solide nelle proprie mani le gestioni della spesa sanitaria. Questo può funzionare per situazioni di normalità, ma non in situazioni di emergenza”, commenta Salvatore. “Nessuno dice di distruggere un servizio sanitario universalistico come quello italiano e introdurre un sistema misto-assicurativo come c’è altrove. Questo spetta al singolo Stato, ma ci sono alcuni aspetti della sanità pubblica che non possono essere affrontati singolarmente dalle singole autorità nazionali. Non si vuole in alcun modo – precisa l’esperto – espropriare gli Stati della materia sanitaria, ma serve saper affrontare la crisi in modo diverso”. Insomma in Europa l’ostacolo più grande da superare è sempre quello legato al budget, soprattutto quando si toccano le casse di un membro.