Telemedicina e terapie digitali: la strada verso un Ssn connesso è ancora lunga

A testimoniarlo sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale in Sanità della School of management del politecnico di Milano, presentata durante il convegno “Rivoluzione connected care: se non ora, quando?"

digitale in sanità

I passi avanti ci sono stati, ma la digitalizzazione della sanità italiana è ancora un cantiere aperto. Certo, con l’epidemia da Covid-19, è avvenuta una spinta significativa verso l’utilizzo di strumenti digitali da parte di addetti ai lavori e non solo, ma la strada che porta a un servizio sanitario totalmente connesso è ancora molto lunga. A testimoniarlo sono i risultati della ricerca dell’Osservatorio innovazione digitale in Sanità della School of management del politecnico di Milano, presentata il 23 settembre durante il convegno “Rivoluzione connected care: se non ora, quando?”.

Le evidenze

Tra le principali evidenze emerse nel rapporto c’è un aumento delle sperimentazioni della telemedicina (tele-monitoraggio nel 37% delle strutture sanitarie, tele-visita 35%). Dal punto di vista dei cittadini, cresce la percentuale di coloro che vanno alla ricerca di informazioni sulla salute online (il 79% si informa in rete sui corretti stili di vita, il 74% sulle malattie e il 73% sui farmaci).

Buono il riscontro anche nel campo delle terapie digitali, per un medico su tre avranno un grande impatto nei prossimi 5 anni e molti già consigliano ai pazienti app per migliorare attività fisica (44%), per ricordarsi i farmaci (36% dei medici specialisti e 37% dei Mmg) e per monitorare i parametri clinici (35% specialisti e 40% Mmg).

“Nonostante importanti passi avanti, la digitalizzazione della Sanità è ancora insufficiente su molti ambiti che avrebbero potuto alleviare il costo sociale, economico e sanitario della pandemia e che potrebbero fare la differenza in futuro, come telemedicina, app per il paziente, terapie digitali e intelligenza artificiale – afferma Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio innovazione digitale in sanità. Per rendere il nostro Ssn più resiliente di fronte a una nuova crisi sanitaria occorre non solo potenziare il sistema sul territorio, ma modificarne l’architettura verso un modello di connected care in cui l’organizzazione, i processi di cura e assistenza siano ripensati in ottica digitale”.

Spesa sanitaria

Nel 2019 la spesa per la sanità digitale era cresciuta del 3%, raggiungendo un valore di 1,43 miliardi di euro e confermando il trend di crescita già osservato negli ultimi anni. Per il 2020, evidenzia il rapporto, il 45% dei Cio delle aziende sanitarie stima un aumento delle spese correnti il 47% una crescita degli investimenti per la sanità digitale.

Medici sempre più digitali

Altro dato rilevante è legato al comportamento dei medici, i quali si sono dimostrati sempre più aperti all’uso di strumenti digitali. Tanto che, secondo il 57% dei medici specialisti e il 50% dei Medici di medicina generale, ci sarà un impatto rilevante sul sistema sanitario nei prossimi cinque anni da parte delle terapie digitali, le soluzioni tecnologiche per ottimizzare la cura del paziente (sia di concerto che indipendenti da farmaci, dispositivi o altre terapie). D’altra parte, i medici già consigliano ai propri pazienti le app per la salute.

Le app

Le applicazioni più utilizzate sono quelle per mettere alla prova le abilità mentali (28%), aumentare l’attività fisica (23%) e migliorare l’alimentazione (14%). Dall’analisi emerge come i giovani siano i più abituati a usare tali applicazioni: il 28% dei 25-34enni usava app per l’alimentazione già prima del covid e un altro 17% è interessato al farlo in futuro, il 35% dei 15-44enni utilizzava già app per migliorare l’attività fisica prima dell’emergenza e il 17% di chi non le ha mai provate lo farà in futuro. Tuttavia, c’è meno interesse per le app per monitorare i parametri clinici (9%), rilevare sintomi (5%) e suggerire una diagnosi o un trattamento (6%), considerando anche che il campione intervistato è prevalentemente sano (80%).

Il comportamento dei cittadini

Un cittadino su quattro monitora i dati raccolti tramite app o dispositivo wearable, utilizzandoli per prendere decisioni sul proprio stile di vita. Il 10% li visualizza ma non li utilizza, perché non affidabili (7%) o di difficile interpretazione (3%). Solo il 5% li condivide con il medico, il 67% non lo ha fatto perché non ha avuto la necessità e il 13% perché il medico non era interessato a riceverli. Eppure, i medici specialisti sono interessati a ricevere dati su parametri clinici (51%), aderenza alla terapia (48%) e sintomi (42%) del proprio paziente, e anche i Mmg, soprattutto sui parametri clinici (51%), aderenza alla terapia (48%) e sintomi (42%) del proprio paziente, e anche i Mmg, soprattutto sui parametri clinici (30%) e l’aderenza alla terapia (26%). Una buona percentuale di medici già consiglia alcune app ai pazienti, circa metà lo farebbe in futuro.

Confusione sulle terapie digitali

A livello internazionale le terapie tradizionali sono già accompagnate, e in qualche caso sostituite, dalle terapie digitali. Dall’indagine dell’Osservatorio, sembrerebbe che Il 57% degli specialisti e il 50% dei Mmg ritengano che le terapie digitali avranno un impatto rilevante nei prossimi cinque anni, soprattutto per la possibilità di prescrivere App per il monitoraggio dell’alimentazione e dell’attività fisica, ma un quarto degli specialisti e un terzo dei Mmg ancora non conoscono e non sanno valutare queste soluzioni. Le terapie digitali più interessanti per i medici sembrerebbero le soluzioni per il supporto al monitoraggio dell’aderenza terapeutica (41% specialisti e 30% Mmg). Purtroppo questo dato dimostra la notevole confusione che circonda la definizione di terapia digitale. Per essere definita tale, la terapia digitale deve avere un principio attivo (il software), degli eccipienti (l’interfaccia etc) un ruolo attivo del paziente nella sua gestione e soprattutto può essere considerata tale solo dopo che essa ha superato un rigoroso processo di studi clinici che ne dimostrano efficacia e sicurezza prima dell’autorizzazione all’immissione in commercio (per chi volesse saperne di più, AboutPharma and Medical Devices ha realizzato un paio di mesi fa un rapido corso FAD sul tema).

Telemedicina

Il ruolo avuto nella gestione dell’emergenza ha attirato una nuova e crescente attenzione sulla telemedicina. Il 78% delle direzioni strategiche la considera un ambito molto rilevante e il 79% dei Cio stima un aumento del budget dedicato nel 2020. Anche le sperimentazioni hanno registrato un aumento e il tema è entrato nell’agenda dei Direttori delle aziende sanitarie, con il 35% che reputa la propria azienda “pioniera” (già pronta) e un altro 61% che si sta attrezzando per adottarle.