Veterinaria, si apre il congresso Anmvi: la professione alzerà la voce?

L’editoriale del numero 6 di AboutPharma Animal Health è dedicato all’appuntamento dell’Associazione nazionale medici veterinari italiani, in programma il prossimo 3 ottobre

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Non è il tempo delle polemiche né di togliersi sas-solini dalle scarpe. La crisi pandemica mondiale richiede collaborazione, sforzi congiunti, dialogo stretto tra professionisti della salute e istituzioni, a tutti i livelli. Del resto quel po’ di certezze che l’umanità ha acquisito per arginare Sars-CoV-2 (distanziamento, uso delle mascherine, lavaggio e disinfezioni di mani e superfici) è stato ottenuto solo dopo un faticoso consenso scientifico che poi è diventato mediatico e poi prassi comune. Più o meno rispettata, ma almeno conosciuta.

“La politica non dimentichi la veterinaria”

Sì, non è il tempo delle polemiche, ma bene farà il presidente dei veterinari italiani Marco Melosi a chiedere conto al ministero della Salute di una strisciante marginalizzazione della professione, in una fase tanto critica come quella che stiamo vivendo. Melosi ne accenna – con il consueto garbo – al termine della lunga intervista rilasciata a questo giornale (l’autore è Marcello Longo) che anticipa i temi del Congresso nazionale Anmvi, in programma a Cremona il prossimo sabato 3 ottobre. Evento rigorosamente in streaming. Melosi sostiene che almeno nella prima fase dell’emergenza il ministro Speranza si sia “dimenticato della veterinaria”, ovvero di una categoria esperta nel fronteggiare le pandemie e che “a differenza della medicina umana” è abituata a fronteggiare zoonosi e malattie diffusive con protocolli idonei, anche disegnando zone rosse sul territorio. Collegato da remoto con i veterinari dell’Anmvi non ci sarà Roberto Speranza ma il vice ministro Pierpaolo Sileri, cui è affidata una relazione a dir poco impegnativa (“One Health dopo Covid-19”) che di sicuro saprà catturare l’attenzione della platea per quanto da remoto.

Alzare la voce?

Non sappiamo se il setting virtuale sia quello più adatto ad alzare il livello di confronto con il Governo e a riaffermare il “valore” prodotto dalla professione (da cui il titolo del Congresso). Probabilmente saranno necessarie molte e-mail, videochiamate, documenti ufficiali. Di certo sarebbe interessante ascoltare le risposte in merito da parte di un ministero che – caso unico in Europa – assume in sé proprio le competenze della veterinaria pubblica. La voce va alzata, però. Se in costanza di pandemia istituzioni e cittadini stanno confinando il ruolo del veterinario nel pur fondamentale e “salvifico” rapporto (ebbene sì) tra uomo e animale, con particolare riferimento ai pet che vivono tra le mura domestiche, ignorando che un veterinario ha ruoli, funzioni e profili di competenza che vanno molto al di là, è evidente che la responsabilità sia anche della professione stessa.

Qui non si tratta tanto di “immagine”, che pure è importante (gli italiani hanno “scoperto” che è veterinaria Ilaria Capua, una delle protagoniste mediatiche della lotta a Covid-19). Si parla piuttosto di canali di comunicazione che vanno, se non creati, sicuramente amplificati, affinché il veterinario sia percepito da tutti come figura centrale, utile e necessaria anche alla programmazione sanitaria, alla prevenzione delle infezioni, al controllo lungo la filiera alimentare etc. con tutto ciò che ne consegue in termini di formazione, remunerazione, inquadramenti e molto altro ancora, di cui parla anche questo numero del giornale. La questione è antica, d’accordo, ma mai momento fu tanto propizio. Va letto quindi come un grande auspicio il “claim” del congresso Anmvi: “La professione veterinaria non sarà com’era. Sarà migliore”. AboutPharma Animal Health si associa volentieri.

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