Vaccino influenzale, 400 farmacie nel Lazio pronte alla somministrazione

I presidi territoriali in presenza dei requisiti e secondo modalità che saranno definite dalla Direzione Salute potranno vendere i prodotti ma anche somministrarli (sotto propria responsabilità). Plaudono i farmacisti, meno i medici di famiglia che non ci stanno

La Regione Lazio avvia la sua campagna di vaccinazione e mette in campo una rete di 400 farmacie che hanno detto sì ai piani di contrasto all’influenza stagionale. Il presidente della Regione Nicola Zingaretti ha firmato il 2 ottobre 2020 la delibera che prevede la partecipazione dei farmacisti e delle farmacie di comunità alla campagna vaccinale, sulla base dei requisiti dei presidi e delle modalità di attuazione  che saranno stabiliti dalla Direzione salute e integrazione socio-sanitaria in raccordo con l’Unità di crisi regionale. Le farmacie nel Lazio, oltre a vendere le dosi, potranno anche somministrarle se ci saranno le condizioni.

Strategia territoriale

La decisione dell’ente locale punta a migliorare l’immunizzazione contro il virus influenzale che quest’anno potrebbe essere ancora più pericoloso se coincidente con l’infezione da Sars-Cov2. Nei piani del governo c’è proprio il tentativo di evitare il sovrapporsi di questi due ceppi virali e affrontare la pandemia in maniera indiretta, ossia fornire una maggiore protezione attraverso l’abbassamento dell’incidenza influenzale. Il problema, come rivelato di recente anche da Fondazione Gimbe, è che il rischio carenza dei vaccini è molto alto con il rischio di non evadere tutte le richieste da parte della popolazione. Per questo motivo era stata avanzata l’ipotesi di sfruttare anche la rete territoriale delle farmacie per coprire molte più persone. Le prime 20mila dosi arriveranno nelle farmacie entro il 15 ottobre. Ogni settimana saranno rese disponibili 20 mila dosi per un totale di 100 mila.

Il plauso dei farmacisti, meno quello dei medici di famiglia

Dai farmacisti arriva un sospiro di sollievo tanto che le associazioni di categoria plaudono all’iniziativa, ma dall’altra si oppongono i medici di famiglia. Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale minaccia di impugnare qualunque atto andrà in questo senso. “La legge dello Stato impedisce la presenza del medico in farmacia”, ha detto.

Lo scontro tra le competenze

Altro tema che sta toccando la Regione amministrata da Zingaretti riguarda una sentenza del Tar. Il Tribunale infatti ha annullato l’ordinanza con la quale il 17 aprile scorso Zingaretti stesso ha imposto l’obbligo della vaccinazione antinfluenzale a tutti gli over 65 anni e per il personale sanitario. Nell’ordinanza si dice che non esiste la possibilità che le Regioni legiferino su una materia che spetta, invece, al legislatore statale. “La normativa emergenziale Covid non ammette simili interventi regionali in materia di vaccinazioni obbligatorie -conclude il Tar- Le disposizioni in materia di igiene e sanità nonché di protezione civile non recano previsioni che possano autorizzare le regioni ad adottare questo tipo di ordinanze allorché il fenomeno assuma, come nella specie, un rilievo di carattere nazionale; L’ordinamento costituzionale non tollera interventi regionali di questo genere, diretti nella sostanza ad alterare taluni difficili equilibri raggiunti dagli organi del potere centrale”. E la conclusione è che “al di là della ragionevolezza della misura, la sua introduzione non rientra nella sfera di attribuzioni regionale ma, semmai, soltanto in quella statale”, riprende l’Ansa sul suo sito.