Remdesivir contro Covid-19, c’è il rischio di carenze in tutta Europa

Da più parti arrivano segnalazioni di carenze dell'antivirale di Gilead. L'Ue è in stretto contatto con l'azienda californiana per ottenere nuove forniture

Il timore che molti avevano di rimanere senza scorte di remdesivir usato per il trattamento dei pazienti affetti da Covid-19 si sta concretizzando. A luglio, quando la Casa Bianca si è accaparrata quasi l’intera produzione del farmaco di Gilead, in molti, tra medici, ricercatori e funzionari delle agenzie regolatorie, hanno espresso perplessità e paure su possibili gravi carenze che avrebbero potuto investire non solo l’Europa, ma anche gli altri Paesi del mondo.

Le dinamiche

A luglio 2020 il presidente Usa Donald Trump aveva dichiarato di aver acquistato 500 mila di dosi di remdesivir, lasciando all’Europa e alla Gran Bretagna quantità limitate della terapie sufficienti a trattare circa 30 mila pazienti. L’allarme arriva da più parti. “Remdesivir è finito” ha dichiarato il portavoce del ministero della Salute olandese Martijn Janssen a Reuters. “A causa delle ospedalizzazioni in aumento in tutta Europa – spiega ancora Janssen all’agenzia di stampa britannica – la domanda per il farmaco sta crescendo rapidamente”. Anche dalla Polonia e Regno Unito arrivano segnali negativi. Il ministro dalla Salute polacco Adam Niedzielski ha dichiarato che molti ospedali stanno finendo le scorte e in Gran Bretagna hanno rinforzato i razionamenti dando priorità ai pazienti Covid che maggiormente ne hanno bisogno.

I costi

Il dibattito si sposta ovviamente anche sui costi da sostenere. Il farmaco di Gilead è coperto da brevetto e ha un listino piuttosto alto. Circa 390 dollari a fiala per un complessivo di 2340 dollari per ciclo terapeutico. La stessa azienda prevede di vendere tra il 2020 e il 2021 circa 1,5 milioni di dosi per un fatturato di 3,5 miliardi. Ci sono poi una serie di generici in commercio. Uno di questi (relativo proprio al remdesivir) è il Covifor indiano che costa solo 72 dollari a dose. Infine c’è il desametadone (che sembra sia stato somministrato a Trump durante il suo recente ricovero), anch’esso generico e quindi con prezzo minore e unico, insieme proprio al remdesivir, ad aver avuto l’ok delle autorità regolatorie per trattare immediatamente i pazienti ospedalizzati.

Forniture ulteriori

L’azienda californiana è sotto pressione e ha dichiarato che sta lavorando per aumentare la fornitura. L’Ue è in contatto con la società per avere entro breve delle nuove forniture e riuscire a evitare gap incolmabili.