Tumore al seno, 2mila diagnosi in meno a causa di Covid-19, si rischiano più casi gravi

In occasione dell’ottobre rosa gli esperti dell’Ieo ricordano che rimandare la prevenzione porta a individuare i tumori in fase più avanzata, con conseguenti minori probabilità di guarigione. E che gli ospedali hanno imparato a proteggere chi vi accede e sono sicuri

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“Nei primi 5 mesi del 2020 in Italia ci sono stati 400mila esami di screening in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Con una conseguente riduzione di circa 2mila nuove diagnosi di tumore al seno a causa di Covid-19”. È il monito lanciato da Paolo Veronesi, direttore della Senologia chirurgica Ieo e professore ordinario all’università Statale di Milano in occasione dell’ottobre rosa, per sensibilizzare le italiane a non rimandare ulteriormente la prevenzione.

Si rischiano casi più gravi di tumore al seno

Se i dati sono in calo infatti non significa che la prevalenza del tumore al seno è in diminuzione in Italia, ma semplicemente che la paura del virus ha tenute le donne lontane da ambulatori e ospedali, per eseguire visite ed esami senologici. “Il tumore al seno non è scomparso con l’avvento di Covid-19” continua Veronesi.  “Ma sarà individuato in fase più avanzata, probabilmente anche inoperabili, con conseguenti minori probabilità di guarigione e necessità di maggiori risorse per le cure”.

Indietro di 40 anni

Lo insegna la storia: nel 1980, quando la mammografia non era diffusa come oggi, il 70% dei tumori veniva trovato con dimensioni sopra i 2 centimetri, e la curabilità non andava oltre il 70%.  Oggi al contrario, il 70% viene diagnosticato sotto i 2 centimetri e la curabilità è di oltre il 90%. “È dimostrato che le donne nella fascia di età tra i 50 e i 69 anni possono ridurre del 35% il rischio di morire per cancro alla mammella effettuando una mammografia ogni due anni, e tutto fa pensare che la stessa riduzione si applichi anche alle donne più giovani o più anziane” si legge in una nota stampa dell’Ieo.

Diagnosi di tumore al seno avanzato in aumento

E lo dimostrano anche i primi dati che arrivano sempre dall’istituto milanese. Come riferisce Veronesi infatti, già ora stanno osservando un numero più alto di diagnosi di cancro al seno avanzato. “Prendendo le pazienti operate in un mese campione, luglio 2020, e paragonandole con quelle operate nello stesso mese del 2019, abbiamo osservato mediamente neoplasie in uno stadio più avanzato, con un numero maggiore di linfonodi coinvolti e di dimensioni mediamente superiori. Questo vuol dire minori possibilità di guarigione, interventi chirurgici e terapie più invasive”.

Tumore al seno e Covid-19: un problema mondiale

Del resto il ritardo nella diagnosi del tumore al seno è un problema mondiale. Un recente editoriale sulla rivista Science del direttore del National Cancer Institute di Bethesda, Norman E. Sharpless, spiega come la paura di accedere alle strutture sanitarie per via del Covid-19 ha inferto un duro colpo alla prevenzione, che si prevede causerà negli Stati Uniti circa 5000 morti in più per cancro del seno nei prossimi dieci anni. “Noi pensiamo che questo tragico effetto collaterale della pandemia da Covid-19 si possa minimizzare e che queste morti si possano evitare – conclude Veronesi – occorre che le donne si convincano ad accedere con serenità agli ospedali ed ai centri diagnostici”.

Rassicurazioni

“Ora il virus non si è fermato – conclude Roberto Orecchia, Direttore Scientifico Ieo –ma gli ospedali hanno imparato a proteggere chi vi accede, tanto da poter affermare che sono fra i posti più sicuri in questo momento. Tutte le attività sono state riorganizzate per assicurare misure protettive, distanziamento e tracciamento, che sono i caposaldi per tenere sotto controllo il virus, in attesa del vaccino. Infatti l’attuale ripresa della circolazione del virus da settembre al momento non ha causato nuovi focolai fra i nostri pazienti”.

Casi di tumore in aumento nelle donne

Intanto oggi è stato Presentato all’Istituto superiore di sanità il volume  sui numeri del cancro in Italia 2020, frutto della collaborazione tra Aiom, Airtum, Fondazione Aiom, Passi, Passi d’Argento e Siapec-Iap. Secondo i nuovi dati, sono 377.000 le nuove diagnosi di cancro previste quest’anno nel nostro Paese. Di cui 195.000 negli uomini e 182.000 nelle donne (nel 2019 erano, rispettivamente, 196.000 e 175.000). Si stimano, quindi, circa 6.000 casi in più rispetto allo scorso anno, a carico delle donne.

Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2020 è il carcinoma della mammella (54.976, pari al 14,6% di tutte le nuove diagnosi). Seguito dal colon-retto (43.702), polmone (40.882), prostata (36.074) e vescica (25.492). In particolare, nel sesso femminile, continua la preoccupante crescita del carcinoma del polmone (+3,4% annuo). Legata all’abitudine al fumo di sigaretta, il principale fattore di rischio oncologico. Dall’altro lato, si impone il “caso” del colon-retto, in netto calo in entrambi i sessi, grazie proprio all’efficacia dei programmi di screening.