Indagine Cittadinanzattiva su approvvigionamento vaccini influenzali, solo metà delle Regioni risponde

Il segretario Gaudioso: "È molto grave in particolar modo in questo periodo, in cui ci sarebbe bisogno della massima trasparenza, anche per fugare dubbi su chi ha affrontato la necessità di approvvigionarsi in tempo"

Cittadinanzattiva ha avviato un’indagine per valutare lo stato delle politiche di approvvigionamento delle Regioni italiane per i vaccini influenzali, ma solo dieci di esse hanno risposto. L’organizzazione lamenta quindi lo scarso interesse degli enti locali nel condividere informazioni ritenute importanti per la comunità. “È molto grave che solo 10 Regioni abbiano risposto alla nostra richiesta di accesso civico, in particolar modo in questo periodo, in cui ci sarebbe bisogno della massima trasparenza, anche per fugare dubbi su chi ha affrontato la necessità di approvvigionarsi in tempo di vaccini anti influenzali, e poter intervenire prontamente a supporto delle popolazioni delle regioni in cui questo non sia ancora avvenuto, o sia avvenuto solo parzialmente”, ha commentato il segretario generale di Cittadinanzattiva, Antonio Gaudioso. ”Nei prossimi giorni valuteremo tutte le possibili azioni da mettere in campo per far rispettare il ‘sacrosanto’ diritto di accesso dei cittadini a queste informazioni fondamentali, non escludiamo di ricorrere al Tar”. Hanno risposto Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Marche, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Valle d’Aosta.

L’indagine

Lo studio partito a settembre è stato portato avanti attraverso lo strumento dell’accesso civico generalizzato, (noto come Foia italiano) che a partire dal 2016 permette anche ai singoli cittadini e alle associazioni come Cittadinanzattiva di chiedere conto alle pubbliche amministrazioni di dati da esse detenuti e che devono essere accessibili a tutti. Le amministrazioni sono tenute a rispondere alle richieste (a meno che queste non ricadano nei pochi casi di esclusione previsti dalla legge per motivi di sicurezza nazionale o segreti di Stato), le pubbliche amministrazioni hanno 30 giorni per rispondere alle richieste. Alle regioni è stato sottoposto un set di domande specifiche sulle gare di acquisto dei vaccini e domande di carattere più generale relative alle disposizioni che le regioni stanno adottando per anticipare la campagna vaccinale rispetto agli anni precedenti e anche per applicare le linee guida previste dalla Circolare del Ministro della salute del 4 giugno 2020. Le regioni avevano la possibilità di rispondere entro il 3 ottobre 2020, l’elaborazione dei dati prende in considerazione le risposte ricevute entro il 7 ottobre 2020.

L’avvio delle gare pubbliche

Tra i dati più significativi che emergono dall’indagine vi è senza dubbio quello relativo alle date di aggiudicazione delle gare, le regioni che hanno risposto hanno indetto gare tra aprile (Lazio, Puglia, Campania, Emilia) e settembre (Abruzzo dove la prima gara su vaccino tetravalente era andata deserta) e chiuso tra maggio e settembre comunque prima dell’avvio della campagna vaccinale anche se con una variabilità a seconda della tipologia di vaccino, in Abruzzo si registra qualche ritardo per lo pneumococco poiché la gara deve essere ancora espletata e si concluderà entro il 12 ottobre. Anticipando le gare è stato possibile, almeno in queste regioni, anticipare la campagna vaccinale rispetto agli anni precedenti. Nelle regioni, le aziende aggiudicatarie delle gare in base alle tipologie di vaccino sono sempre più di una.

Aumento delle dosi e campagna vaccinali

Rispetto al 2019-2020 sono state registrati aumenti nel numero di dosi richieste dagli enti locali. Il Lazio per esempio ha registrato un +112%, la Puglia +320%, la Sicilia +65%, la Toscana +68%. Altre mostrano incrementi meno marcati come la Campania +20% e l’Emilia che comunque prevede un possibile ulteriore 20%. In tutte le regioni l’avvio della campagna vaccinale è prevista tra il 1 ottobre ed il 15 ottobre, in molti casi la campagna sarà estesa fino al 31 gennaio 2020, in linea con quanto suggerito dalla circolare ministeriale.

La popolazione da vaccinare

In merito alle richieste relative a categorie target quasi tutte le regioni applicano pedissequamente quelle stabilite dalla circolare ministeriale del 4 giugno 2020. L’Abruzzo non fornisce questa risposta, altre regioni hanno normato più nel dettaglio le categorie target. La Sicilia, ad esempio, ha esteso ai contatti stretti di bimbi fino a 6 mesi e una nota specifica per i soggetti eni (europei non iscritti come i rom) e gli extracomunitari oltre ad introdurre l’obbligo vaccinale per il personale sanitario pena l’inidoneità temporanea all’attività. La Toscana presta particolare attenzione ai soggetti ricoverati in rsa e strutture di lungodegenza. La Sicilia e la Valle D’Aosta estendono la copertura alle donne in gravidanza, in qualsiasi trimestre. Il Lazio, aveva reso obbligatoria la vaccinazione per il personale sanitario ma il Tar ha abolito questa parte dell’ordinanza.