Il 2020 anno record per medicina rigenerativa e terapie avanzate

Solo nella prima metà dell'anno il settore ha raccolto 10,7 miliardi di dollari in tutto il mondo. Le aziende impegnate a livello globale nello sviluppo di terapie geniche, cellulari e ingegneria tissutale e dei biomateriali hanno superato quota mille. Dal numero 182 del magazine

Il 2020 è stato (finora) un anno senza precedenti per il settore della medicina rigenerativa e delle terapie avanzate. Non solo per l’inevitabile impatto dovuto alla pandemia da Covid-19, ma soprattutto perché, nonostante la conseguente crisi economica generata dall’emergenza mondiale, il settore ha dimostrato una notevole capacità di recupero nella prima metà del 2020. “I pazienti hanno continuato a beneficiare delle terapie cellulari e geniche attualmente sul mercato e in fase di sperimentazione. Gli investimenti nel settore sono stati robusti e abbiamo ottenuto importanti guadagni migliorando la politica di accesso al mercato. Sono proseguiti i progressi clinici, anche se con nuovi ostacoli causati dalla pandemia e dai suoi effetti” scrive Janet Lambert, Ceo di Alliance for regenerative medicine (Arm), organizzazione internazionale di advocacy dedicata ai farmaci rigenerativi e alle terapie avanzate, nel recente report “Innovation in the Time of Covid-19”.

Una crescita senza precedenti

I dati le danno ragione. Solo nella prima metà del 2020 il settore ha raccolto 10,7 miliardi di dollari a livello globale, superando l’importo totale raccolto in tutto il 2019 con un aumento del 120% anno su anno. Con le terapie geniche e cellulari che guidano questa fetta di mercato, rispettivamente con 7,9 e 7,5 miliardi di dollari raccolti nel primo semestre del 2020: ben l’81% e il 387% in più rispetto all’anno precedente. Altrettanto bene sono andate le società europee e israeliane, con 2,6 miliardi di dollari raccolti nella prima metà del 2020, il 103% in più rispetto il 2019. “Anche con molti ritardi nelle sperimentazioni cliniche, rallentamenti normativi e la sfida di gestire l’ambito ricerca e sviluppo da casa, le aziende sono state in grado di attirare investitori e raccogliere finanziamenti significativi per i loro programmi” commenta Mandy Jackson Editor commerciale per Scrip Informa Pharma intelligence. Per la prima volta inoltre il numero di aziende im¬pegnate a livello globale nello sviluppo di terapie geniche, cellulari e ingegneria tissutale e dei biomateriali ha superato quota mille, con quasi la metà di esse impegnate in sperimentazioni cliniche. In testa ancora una volta gli Stati Uniti con 543 biotech, seguiti da Europa/Israele con 238.

“Nonostante la pandemia di Covid-19 sia tutt’altro che finita – con gli impatti a lungo termine sul settore che restano da vedere – la prima metà del 2020 è stata, senza dubbio, la metà più forte per quanto riguarda la raccolta di finanziamenti in medicina rigenerativa e terapie avanzate fino ad oggi” si legge nel report di Amr. Con gli investitori che rimangono ottimisti sul potenziale di queste terapie, al di là delle immense sfide economiche dovute all’emergenza.

Nuove approvazioni ai tempi di Covid-19

Nonostante le difficoltà infatti le sperimentazioni cliniche non si sono arrestate, ma anzi sono proseguite in un’ampia varietà di indicazioni con esigenze mediche insoddisfatte. Le agenzie regolatorie come la Food and drug administration (Fda) statunitense e l’European medicines agency (Ema) nella prima metà del 2020, hanno continuato a fornire percorsi accelerati alle autorizzazioni all’immissione in commercio con sette designazioni di Terapia avanzata di medicina rigenerativa (Regenerative Medicine Advanced Therapy, Rmat) della Fda e due PRIority MEdicine (Prime) dell’Ema. Mentre nuovi farmaci sono arrivati sul mercato. Tra le novità più importanti di questa prima parte del 2020, l’approvazione in Europa e in Giappone di Zolgensma, terapia genica per il trattamento dell’atrofia muscolare spinale (Sma) sviluppata da AveXis, società di Novartis. Mentre Kite, società di Gilead, ha ricevuto l’approvazione della Fda per la sua seconda terapia Car-T Tecartus (KTE-X19), per il trattamento del linfoma a cellule mantellari recidivante o refrattario. Ancora Mallinckrodt ha completato la domanda di licenza per prodotti biologici (Biologics license application, Bla) negli Stati Uniti per StrataGraft, un prodotto di ingegneria tissutale per il trattamento di gravi ustioni. Mentre Mesoblast ha ottenuto la re visione prioritaria dalla Fda per la Bla per Ryoncil, una terapia cellulare per il trattamento della malattia da trapianto contro l’ospite. Bristol-Myers Squibb ha ricevuto la revisione prioritaria dalla Fda per la terapia Car-T liso-cel per il trattamento di pazienti adulti con linfoma a grandi cellule B recidivante o refrattario. L’Ema ha anche convalidato la domanda di autorizzazione all’immissione in commercio (Maa) di Kite per KTE-X19 in Europa, mentre sempre nel vecchio Continente, PTC Therapeutics ha presentato un Maa per la terapia genica PT-Aadc per il trattamento del deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (Aadc).

Percorsi accelerati

Nonostante le criticità dovute a un’emergenza globale e le risorse dedicate alla risposta terapeutica al Sars-Cov2, gli enti regolatori hanno cercato di mantenere la loro consueta attività, per non lasciare indietro i pazienti con esigenze mediche non soddisfatte non correlate alla crisi. Tanto che lo scorso 23 giugno la Fda ha annunciato di aver mantenuto lo stesso ritmo di revisione delle domande per nuovi medicinali durante la pandemia, al pari degli ultimi anni. Mentre Guido Rasi, direttore esecutivo uscente dell’Ema, ha espresso rassicurazioni sul fatto che l’ente continuerà a soddisfare la missione di proteggere la salute pubblica e animale durante questa crisi in rapida evoluzione. E in effetti, come già ricordato, le approvazioni accelerate conferite nel corso di questa prima parte del 2020 sono state diverse.

Crispr Therapeutics e Vertex Pharmaceuticals hanno ricevuto la designazione di terapia avanzata di medicina rigenerativa dalla Fda per la terapia CTX001 indicata per il trattamento dell’anemia falciforme e beta-talassemia. La strategia “ex vivo”, consiste nel prelevare le cellule staminali ematopoietiche del paziente, modificarle geneticamente in laboratorio tramite il sistema di editing Crispr-Cas9 per produrre elevati livelli di emoglobina fetale e reinfonderle nel paziente stesso. La designazione Rmat è stata conferita anche a Ilixadencel di Immunicum, una terapia cellulare per il trattamento del cancro del rene; alla terapia Car-T di Novartis Kymriah per il trattamento del linfoma follicolare; a TTAX02 di TissueTech, prodotto di ingegneria tissutale indicato per la riparazione chirurgica fetale in utero della spina bifida; alla terapia Car-T di Tessa Therapeutics per il trattamento del linfoma di Hodgkin classico CD30-positivo recidivo/refrattario. L’Ema invece ha concesso la designazione Prime, lo scorso 2 marzo alla terapia genica AAV-RPGR di MeriaGTx e Janssen per il trattamento della retinite pigmentosa legata all’X. E alla terapia cellulare Viralym-M di AlloVir, per il trattamento di infezioni gravi da virus BK, citomegalovirus, virus dell’herpes umano-6, virus di Epstein Barr e/o adenovirus in pazienti immunocompromessi.

Nuovi dati clinici

Nuovi dati sull’efficacia clinica sono arrivati inoltre dalle aziende produttrici. Crispr Therapeutics e Vertex hanno mostrato che 9 mesi dopo il trattamento con la terapia CTX001, il primo paziente a cellule falciformi nello studio era indipendente dalle trasfusioni. Allogene Therapeutics e Gracell Biotechnology hanno riportato i dati iniziali degli studi clinici delle rispettive terapie Car-T allogeniche: Allo-501 per il linfoma non-Hodgkin recidivante o refrattario (Allogene) e GC007F per la leucemia linfoblastica acuta a cellule T (Gracell Biotechnology). Editas e Allergan hanno annunciato il dosaggio del primo paziente a essere trattato con una terapia “in vivo” basata su Crispr in uno studio sull’amaurosi congenita di Leber 10. Infine Locus Bio ha avviato il primo studio clinico di un batteriofago potenziato con Crispr.

Le terapie avanzate contro Covid-19

Ma non solo, oltre alle “classiche” applicazioni, diversi centri di ricerca accademica e company hanno annunciato di voler provare a utilizzare le tecnologie di medicina rigenerativa per trattare l’infezione causata da Sars-Cov2 a breve termine e affrontare le complicazioni correlate. Tra i vari approcci proposti anche terapie mirate a promuovere e attivare la risposta immunitaria e gestire le risposte infiammatorie nei pazienti con Covid-19, nonché strategie per riparare i tessuti danneggiati dal protrarsi della malattia. Al momento come riporta l’Arm, sono undici gli studi clinici in corso che utilizzano medicina rigenerativa e tecnologie di terapia avanzata per trattare Covid-19, con altri 25 programmi in sviluppo preclinico. Molte biotech stanno utilizzando cellule staminali mesenchimali e altre cellule stromali per trattare la sindrome da distress respiratorio acuto (Acute respiratory distress syndrome, Ards), una grave complicanza dovuta a Covid-19.

“Una piccola percentuale di pazienti affetti da Covid-19 sviluppa Ards e ha alti tassi di mortalità. Le cellule Plx sono cellule allogeniche mesenchimali con effetti immunomodulatori che possono prevenire o invertire la pericolosa iperattivazione del sistema immunitario e quindi forse ridurre la gravità di Covid-19, polmonite e altre complicanze polmonari e migliorare i risultati di questi pazienti” ha commentato Racheli Ofir, vicepresidente, Ricerca e proprietà intellettuale di Pluristem Therapeutics, che tra i propri prodotti in via di sviluppo ha anche una terapia basata su cellule Plx. Mentre Eric Jenkins, Direttore medico senior e capo delle operazioni cliniche di Athersys che sta sviluppando un prodotto di cellule staminali (Multistem) sempre contro la Ards, ha dichiarato che la società sta lavorando a una produzione su scala commerciale. “Ci consentirebbe di aumentare notevolmente la capacità di produzione per rivolgersi alla popolazione di pazienti con Ards da moderata a grave” aggiunge. “Con il potenziale, grazie alla crioconservazione e una lunga durata di conservazione, di accumulare il prodotto e distribuirlo abbastanza rapidamente in caso di un nuovo focolaio emergente o di future malattie respiratorie”.

Secondo gli autori del report Arm, ulteriori dati sull’efficacia delle cellule staminali mesenchimali e stromali per trattare questa complicanza grave e potenzialmente fatale di Covid-19 dovrebbero arrivare nella seconda metà dell’anno. Tante sono le aziende e i centri di ricerca impegnati in programmi di accesso allargato, uso compassionevole e studi clinici. Ma tengono anche a precisare, gli esperti, che al momento non ci sono trattamenti approvati per Covid-19, motivo per cui pazienti dovrebbero evitare terapie non provate e potenzialmente dannose commercializzate da professionisti senza un’adeguata supervisione normativa. Perché come purtroppo la storia insegna, non sarebbe la prima volta che terapie cellulari a base di staminali potrebbero essere spacciate per “miracolose” senza una reale autorizzazione alle spalle.

Un futuro incerto

Anche se Lambert ricorda con ottimismo i progressi compiuti nel 2020 – anche per quanto riguarda i passi avanti per il rimborso delle costose terapie Car-T e di conseguenza l’accesso ai pazienti e l’allentamento della Commissione Europea sulle normative per le sperimentazioni cliniche di prodotti che utilizzano organismi geneticamente modificati (Ogm) per trattare o prevenire Covid-19 – ci sono stati anche risvolti negativi. “Abbiamo assistito a interruzioni nello sviluppo di medicinali rigenerativi non correlati a Covid-19” continua il Ceo di Arm. “Molte aziende globali di medicina rigenerativa hanno segnalato difficoltà nell’esecuzione di studi clinici, dovute al reclutamento dei pazienti, l’arruolamento, la raccolta dei dati e/o il follow-up”.

Inoltre poiché la pandemia non accenna ad arrestarsi, è probabile che il settore inizierà a sentire gli effetti sia diretti che indiretti dell’emergenza più avanti, su aspetti clinici e normativi, come ricorda Paige Bischoff vicepresidente senior, affari pubblici di Arm. “La Fda riconosce che la pandemia potrebbe portare a ritardi nelle aree delle malattie neurodegenerative, dell’editing genomico e delle terapie Car-T, così come per le terapie per disturbi ultra rari. E nonostante la flessibilità mostrata dai regolatori internazionali nei protocolli degli studi clinici, la possibilità che il virus interrompa l’identificazione, l’arruolamento, il dosaggio e la raccolta dei dati dei pazienti in dozzine, se non centinaia, di sperimentazioni può contribuire a ritardi nello sviluppo clinico”.