Recovery Fund: le priorità per la sanità secondo il Parlamento

I punti principali delle relazioni di Camera e Senato sulle linee guida. "Prossimità e territorio" sempre progatonisti, ma non mancano i riferimenti a digitale, apparecchiature obsolete, ricerca e terapie avanzate, ambiente e approccio One Health

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Il Recovery Fund sia un’occasione per ridisegnare la sanità italiana e l’ecosistema della salute. Puntando su territorio e prossimità, ma anche ricerca, innovazione digitale e formazione. Senza dimenticare l’approccio One Health, che ritiene inevitabilmente legate tra loro la salute di uomo, animali e ambiente. Il 13 ottobre la Camera dei deputati ha approvato la risoluzione di maggioranza sulle linee programmatiche del Recovery Fund. Lo stesso ha fatto l’Aula del Senato. Alla base della discussione le relazioni delle commissioni Bilancio di Montecitorio e delle commissioni riunite Bilancio-Politiche Ue di Palazzo Madama.

Le priorità secondo Montecitorio

La relazione della Commissione Bilancio della Camera, che ingloba gli spunti arrivati delle altre commissioni e quindi dalla Affari Sociali per la sanità, indivdua 17 ambiti sui cui il Governo dovrebbe impegnarsi per sfruttare le opportunità del Recovery Fund:

  1. Implementare gli investimenti nella sanità digitale, potenziando il fascicolo sanitario elettronico e sviluppando la telemedicina, anche al fine di assicurare un completo scambio di informazioni tra le regioni e con il Ministero della salute attraverso la reciproca leggibilità delle proprie piattaforme e lo scambio rapido e concreto delle informazioni sanitarie, investendo contestualmente nella formazione e nell’aggiornamento degli operatori sanitari per l’utilizzo di tali strumenti digitali e nella semplificazione dei processi amministrativi (cosiddetta usability);
  2. Assicurare l’organizzazione di una nuova rete territoriale di assistenza che comporti un ripensamento dell’intera offerta sanitaria e socio-sanitaria, mettendo in relazione professionisti – quali, ad esempio, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialisti, infermieri, psicologi, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, farmacisti – strutture e servizi che erogano interventi sanitari e socio-sanitari di tipologia e livelli diversi, attraverso modelli organizzativi integrati e, altresì, mediante la promozione di una medicina territoriale costituita da équipe multidisciplinari composte da figure sanitarie e socio-sanitarie al fine di superare il concetto di ospedalizzazione come principale intervento assistenziale;
  3. Realizzare un nuovo modello organizzativo dell’offerta assistenziale, vicina al cittadino anche in assenza di malattia e imperniata sul concetto di prevenzione primaria e di promozione della salute, intesa come educazione ai corretti stili di vita, alla corretta alimentazione e all’attività fisica, e sul concetto di prevenzione secondaria (screening), attraverso un potenziamento dei dipartimenti di prevenzione in una logica intersettoriale, anche assicurando risorse adeguate per l’attua-zione delle disposizioni del Piano nazionale della prevenzione (PNP);
  4. Integrare le politiche sanitarie, sociali e ambientali, al fine di favorire un’effettiva inclusione sociale, attraverso l’integrazione dei servizi offerti, un maggior sostegno alla domiciliarità dei pazienti cronici, fragili e non autosufficienti e la promozione dell’invecchiamento attivo, in modo da garantire, anche a coloro che si trovano in condizioni di non autosufficienza, una vita dignitosa in un contesto relazionale adeguato;
  5. Garantire l’omogeneità del diritto alla salute su tutto il territorio nazionale, anche attraverso il finanziamento di investimenti strutturali in modo da contrastare il fenomeno dei flussi sistematici di mobilità passiva, assicurando una tutela alle aree interne o disagiate;
  6. Prevedere investimenti mirati all’adeguamento delle condizioni strutturali alla riconversione degli ospedali esistenti, in particolare di quelli delle aree interne o disagiate;
  7. Assicurare che, nell’ambito delle risorse per il rafforzamento della resilienza e della tempestività di risposta del sistema sanitario da destinare anche ad emergenze sanitarie diverse dalla pandemia in atto, siano comprese azioni volte a garantire e rafforzare la tutela della salute agli assistiti affetti da malattie croniche non trasmissibili durante l’emergenza;
  8. Affrontare il tema dell’assenza di una strumentazione diagnostica e sanitaria adeguata ovvero l’obsolescenza, che caratterizza molti luoghi del Paese, non solo al Sud, prevedendo rilevanti investimenti non solo per il rinnovo delle strutture manche per il rinnovo della strumentazione diagnostica, a livello sia ospedaliero sia territoriale;
  9. Adeguare i livelli essenziali di assistenza (LEA) alle nuove emergenze sanitarie assicurando, anche mediante l’adozione del nuovo Nomenclatore tariffa-rio, che tutte le prestazioni siano effettivamente esigibili dai cittadini;
  10. Valorizzare il personale sanitario attraverso un adeguamento degli ordinamenti didattici formativi, prioritariamente per i corsi di laurea in medicina e chirurgia nonché in Scienze infermieristiche, e rivedere la logica dell’aggiornamento professionale in tali ambiti, al fine di adeguarne le competenze ai nuovi bisogni di salute;
  11. Investire nella formazione e nell’alfabetizzazione sulla gestione dei rischi pandemici e creare strutture permanenti di monitoraggio e contenimento delle in-sorgenze pandemiche, istituendo altresì una rete nazionale di centri dedicati allo studio e alla messa a punto di soluzioni terapeutiche, diagnostiche e preventive, per combattere, anche attraverso la cooperazione internazionale, ogni minaccia pandemica;
  12. Promuovere la ricerca, anche quella medica di base e delle terapie avanzate, attraverso un piano strategico di investimenti, valorizzando le eccellenze presenti sul territorio nazionale e la crescita di figure altamente specializzate, con particolare attenzione alle malattie rare oncologiche, nonché istituire nuovi istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (IRCCS), soprattutto al Sud del Paese, potenziando nel contempo quelli già esistenti e organizzandoli in rete;
  13. Prevedere, nell’ambito del finanziamento della ricerca, una sezione relativa al potenziamento dei dipartimenti italiani afferenti alla “rete europea di ricerca nell’ambito delle malattie rare” nonché della ricerca nel campo delle protesi e delle attrezzature robotiche che possono svolgere o agevolare l’assistenza alle persone malate o con disabilità, anche in forma domiciliare;
  14. Favorire investimenti in un piano specifico per la ricerca senza animali, attuando, in collaborazione con il Ministero dell’università e della ricerca, percorsi formativi sui nuovi approcci metodologici, nell’ottica di rilanciare l’economia in modo sostenibile ed ecocompatibile, coerentemente con l’approccio One Health che considera, al fine del benessere della salute dell’uomo, la tutela dell’ambiente e la tutela e il benessere degli animali;
  15. Rafforzare, in linea con l’approccio One Health la rete di sorveglianza per un sistema sanitario nazionale ed europeo più resiliente soprattutto rispetto alla problematica legata all’antibiotico-resistenza, tenuto conto che la mortalità per infezioni ospedaliere da patogeni resistenti agli antibiotici costituisce una grave minaccia per la salute pubblica;
  16. Potenziare e accrescere, all’interno di un progetto di rete nazionale, posti letto di neuropsichiatria infantile e il relativo percorso diagnostico, terapeutico assistenziale, investendo contestualmente nella formazione degli insegnanti di sostegno e degli educatori in tema di salute mentale e neuropsichiatria infantile, anche al fine di garantire omogeneità nella rete dei servizi per la salute mentale sul territorio nazionale;
  17. Prevedere il monitoraggio e l’attuazione del benessere organizzativo affiancandolo agli indicatori BES (benessere equo e sostenibile), in modo da contemplare, accanto a un indicatore di esito, un altrettanto importante indicatore di sviluppo organizzativo, nel solco della cultura della valutazione delle politiche pubbliche e della progettazione e gestione delle reti ospedaliere e delle reti assistenziali della medicina del territorio.

Le priorità secondo Palazzo Madama

Secondo la relazione del Senato, bisogna partire dal rafforzamento dell’intero Servizio sanitario universalistico, indicando come “denominatore basilare le politiche di prossimità e l’integrazione tra politiche sanitarie, sociali e ambientali”. Ecco alcuni punti della relazione, al netto d alcuni interamente sovrapponibili con la relazione della Camera (es. territorio, ricerca, obsolescenza attrezzature diagnostiche etc.):

  • È necessario investire su progetti di innovazione sociale e organizzativa del Ssn e del welfare, investendo in primo luogo sulle politiche territoriali al fine di garantire l’integrazione sociosanitaria, l’inter-professionalità e la presa in carico del paziente.
  • Il modello della sanità di prossimità, facendo leva sulle potenzialità offerte dal digitale, deve diventare il punto di riferimento per il paziente. La diffusione di tecnologie digitali consente di incrementare l’efficacia e l’efficienza dei servizi di cure domiciliari integrate (sistemi di monitoraggio, analisi e teleconsulto da remoto). In tema di digitalizzazione, occorre: a) potenziare il fascicolo sanitario elettronico, rendendolo omogeneo, e applicandolo definitivamente su tutto il territorio nazionale; (b) sviluppare la telemedicina con piattaforme dialoganti fra loro e protocolli unici per patologia, omogenei su tutto il territorio nazionale, con linee guida nazionali per il riconoscimento delle prestazioni e la rimborsabilità delle stesse; (c) investire nella formazione e nell’aggiornamento degli operatori sanitari per l’utilizzo di strumenti digitali e nella semplificazione dei processi amministrativi attraverso la digitalizzazione; (d) potenziare i sistemi informativi e informatici in tutte le strutture sanitarie; (e) introdurre una carta del paziente con QR code.
  • È necessario migliorare la qualità e l’appropriatezza dei servizi assistenziali, attraverso l’organizzazione di una rete territoriale di assistenza che comporti un ripensamento dell’intera offerta sanitaria e socio-sanitaria, mediante un adeguato sistema di accreditamento e con il rilancio dei distretti territoriali e socio-sanitari, mettendo in relazione professionisti, strutture e servizi che erogano interventi sanitari e socio-sanitari di tipologia e livelli diversi, attraverso modelli organizzativi integrati e, altresì, mediante la promozione di una medicina territoriale costituita da équipe multidisciplinari;
  • Rafforzare la conoscenza anche con progetti innovativi rispetto alla problematica legata all’antibiotico-resistenza;
  • In tema di salute mentale occorre rivedere e rafforzare tutto il sistema attraverso la riorganizzazione dei Dipartimenti di salute mentale, anche costruendo una rete di servizi e strutture di prossimità con il potenziamento della figura dello psicologo delle cure primarie
  • Sarebbe opportuno favorire aggregazioni virtuose tra gli istituti di ricerca e le università al fine di promuovere nuovi approcci diagnostici basati su tecnologie emergenti quali la biosensoristica e le metodiche molecolari avanzate.