Johnson & Johnson: 58 milioni di investimenti nel sito Janssen a Latina

L'obiettivo è spingere la produzione fino a cinque miliardi di trattamenti all'anno già nel 2021. A visitare il sito produttivo arriva il ministro Speranza. Dialogo con Scaccabarozzi (presidente e ad Janssen Italia) sulle sfide del settore al tempo della pandemia

Il gruppo Johnson & Johnson scommette ancora sull’Italia. Entro il 2021 investirà 58 milioni di euro nello stabilimento Janssen (la sua divisione farmaceutica) di Borgo San Michele, a Latina. Per un totale di 173 milioni di euro investiti negli ultimi dieci anni. È il dato emerso da un incontro organizzato dall’azienda nel sito produttivo, dove il 15 ottobre è arrivato in visita ufficiale il ministro della Salute, Roberto Speranza.

5 miliardi di farmaci all’anno

“Latina è un polo di riferimento mondiale per la produzione. Qui si producono 4,5 miliardi di compresse all’anno e vogliamo arrivare a cinque miliardi il prossimo anno. Esportiamo più del 90% della produzione e i prodotti fatti a Latina arrivano a pazienti di 100 Paesi nel mondo”, spiega a margine dell’incontro Massimo Scaccabarozzi, presidente e amministratore delegato di Janssen Italia. Nello stabilimento, nato negli anni Ottanta, vengono prodotti trattamenti innovativi per diverse patologie, fra cui malattie onco-ematologiche e infettive (es. Hiv ed epatite).

Innovare la produzione

Il sito di Latina non è solo produzione, ma anche una fucina di innovazione. Qui nel 2018 è stata avviata la prima linea “in continuum”, un sistema di produzione fondato sulla robotizzazione delle operazioni per consentire la semplificazione delle attività e un miglior controllo di processo. “Un unicum in Italia, che consente produttività straordinaria, ideato e sviluppato dai nostri operatori”, sottolinea Scaccabarozzi. Prorio nel corso della fase più acuta dell’emergenza l’azienda ha raddoppiato la linea produttiva automatizzata in continuum. “Il lockdown è stato un periodo difficile. Noi non potevamo fermarci, non potevamo far mancare i nostri farmaci ai cittadini di tutto il mondo. Si pensi alle persone che hanno lavorato qui, con quale tensione psicologica”, ricorda Scaccabarozzi.

Capitale umano e idee da valorizzare

Più automazione non equivale a meno occupazione. Negli ultimi quattro anni l’organico di Latina è passato da 320 a 770 persone. In totale Janssen impiega in Italia circa 1.500 persone su un totale di 2.900 collaboratori del gruppo Johnson & Johnson presenti nel nostro Paese. Le altre due divisioni di J&J sono dedicate all’area dei dispositivi dedici e a quella dei prodotti del settore Consumer HealthUna curiosità: tutti i dipendenti Janssen possono presentare nuove “idee di valore”, che possono essere finanziate e implementate, previa valutazione del comitato esecutivo. In tre anni, questa iniziativa ha visto la candidatura di oltre 370 nuove proposte e diverse sono state implementate, come il controllo da remoto del processo produttivo tramite smartwatch.

La sfida del vaccino

A livello globale Johnson & Johnson, tramite Janssen, sta sperimentando un vaccino contro Covid-19. Lo studio di fase 3 ha subito nei giorni scorsi uno stop, dopo che è uno dei volontari si è ammalato per cause ancora da chiarire. Una “pausa” che per Scaccabarozzi è “la dimostrazione che la ricerca è una cosa seria”. Ancora “non sappiamo cosa sia successo, ma stiamo cercando di capirlo perché al primo postoper noi viene la sicurezza delle persone”, sottolinea il numero uno di Janssen Italia.

Ma la sfida per il vaccino è di tutti e per tutti, non di una sola azienda. “Non è una gara – sottolinea Scaccabarozzi, che è anche presidente di Farmindustria – ma una corsa contro il tempo. Ci sono oltre 200 candidati, di cui 40 sono in sperimentazione sull’uomo e dieci in fase 3. La ricerca sul vaccino è stata accelerata ben oltre quello che avremmo potuto aspettarci per due motivi: grazie all’esperienza precedente, ad esempio contro il virus Ebola, e anche perché le autorità regolatorie del farmaco stanno rispondendo con una velocità mai vista prima”.

In materia di tempistiche, la parola d’ordine è sempre sicurezza: “Un vaccino non è una compressa, ha percorsi di produzione estremamente lunghi con 250 processi controllo. Alcune aziende – spiega Scaccabarozzi – hanno iniziato già la produzione, prima del termine delle sperimentazioni, assumendosi il rischio, per avere già pronta una parte di dosi qualora l’esito degli studi sia positivo. Secondo l’Oms avremo un vaccino tra fine di quest’anno e inizio anno nuovo. Il nostro atteggiamento – conclude – è di grande ottimismo e grande prudenza”.

Speranza: “Scienza e ricerca vinceranno contro il virus”

Alla ricerca guarda con i migliori auspici il ministro Speranza: “Umanità, scienza e ricerca vinceranno contro questo virus. L’innovazione e la ricerca sono la vera chiave che abbiamo e su questo dobbiamo investire con ogni energia. Non sappiamo quando arriveranno un vaccino e farmaci sicuri ed efficaci, ma quel giorno arriverà e non è lontano”.

C’è poi un lavoro intenso a livello internazionale: “Dobbiamo mettere l’Europa nelle condizioni di poter dare il vaccino, quando ci sarà, a tutti i nostri cittadini. Dentro questa partita l’Italia è in testa, anche perché è un Paese molto forte sul piano di questo asset strategico. Non è un caso che molti dei vaccini oggi in ‘rampa di lancio’ – ricorda Speranza – abbiano connessioni con il nostro Paese. Questa è una ricchezza. In questi mesi così drammatici, da ministro con i miei colleghi europei abbiamo messo in atto un’iniziativa molto forte, soprattutto con i ministri tedesco, francese e olandese, per provare a mettere l’Europa all’avanguardia nella partita dei vaccini. Un partita fondamentale, anche una partita geopolitica. Ci sono dei colossi in campo come Stati Uniti, Cina, Russia”.

Parlando della farmaceutica come “asset strategico”, Speranza fa riferimento anche a “nodi” da affrontare al più presto, come i “tetti di spesa e la vicenda del payback”. Sullo sfondo le sfide più generali evocate spesso in questi mesi: “Dobbiamo portare il nostro Servizio sanitario nazionale nel tempo che stiamo vivendo. E ora arriva un’occasione straordinaria, perché per la prima volta dopo molti anni abbiamo la possibilità di fare una riforma del Ssn con più risorse a disposizione”. Per farlo servirebbe un “Patto Paese” con tutte le forze in campo, anche industriali, per affermare che la “prima mattonella per la ripartenze dell’Italia è il rafforzamento del Ssn”.

“Non c’è economia senza salute e viceversa”

“Dobbiamo valorizzare il nostro servizio sanitario. Abbiamo vissuto questa pandemia in una maniera drammatica. Ma pensate se non avessimo avuto un servizio sanitario forte come quello che abbiamo, cosa sarebbe stato?”, chiede Scaccabarozzi commentando le parole del ministro e auspicando un cambio di prospettiva: “Spesso in passato la salute è stata considerata un costo. Oggi abbiamo l’evidenza che non può più essere così: è un investimento. Non c’è salute senza economia, ma non c’è nemmeno economia senza salute. Come ha dimostrato un virus, un po’ cattivello, che ha messo in ginocchio l’economia mondiale”. L’industria del farmaco è pronta a fare la sua parte: “Il nostro settore c’è. Non si è mai fermato e non ha usufruito, se non per il 2%, degli ammortizzatori sociali. È un settore che dà occupazione e che vuole continuare gli investimenti, che vuole continuare con la ricerca per far sì che le malattie – conclude Scaccabarozzi – diventino solo un ricordo”.