Remdesivir costa troppo, Giulia Grillo ha annunciato un’interrogazione a Speranza

L'ex ministro della Salute chiama in causa Roberto Speranza a seguito dell'accordo Ue con Gilead per la fornitura dell'antivirale. La multinazionale americana risponde: "Il prezzo è sostenibile e si riducono le ospedalizzazioni e i costi indiretti"

prezzi dei farmaci

Il prezzo di remdesivir, l’antivirale di Gilead proposto per trattare i pazienti Covid-19, contrattato dall’Ue con l’azienda californiana è troppo alto. Troppi gli oltre duemila euro a trattamento (1,2 miliardi in totale). Giulia Grillo, ex ministro della Salute prima dell’attule capo del dicastero di Lungotevere Ripa Roberto Speranza, ha intenzione di rivolgere un’interrogazione parlamentare al ministro per vederci chiaro.

I dubbi di Grillo

“Ho deciso di interpellare il Ministro della salute Roberto Speranza – spiega Grillo in un post sul suo profilo facebook – per conoscere i criteri con cui è stato definito l’accordo dell’Ue per il Veklury (remdesivir ), primo farmaco autorizzato lo scorso 25 giugno dall’Agenzia europea per i medicinali (Ema) per il trattamento del Covid-19. Se i dati raccolti attraverso atti ufficiali del Parlamento europeo e primarie agenzie di stampa sono corrette, non si capisce come sia stato possibile siglare un accordo che prevede un prezzo pari a 2.100 euro per un medicinale di sintesi chimica che l’azienda Usa Gilead aveva realizzato negli anni passati per debellare l’epidemia di virus Ebola, il cui costo di produzione è stimato inferiore a cinque euro per un ciclo di trattamento”.

L’accordo e l’origine della polemica

Il tutto nasce dai risultati non confortanti del mega trial dell’Oms Solidarity che hanno confermato la poca efficacia del farmaco. Il problema, però, è che l’Ue si è accordata per ricevere 500 mila trattamenti pochi giorni prima che i dati fossero pubblicati. E qui è scoppiata la polemica. Mezza europa ora chiede a Gilead, finita nella bufera, per ridurre il costo del prodotto in quanto meno efficace di quanto previsto. “Come indicato anche in un documento dell’Ufficio parlamentare di bilancio sul governo della spesa farmaceutica, in assenza di una disponibilità da parte delle case produttrici di farmaci a contenere i prezzi, potrebbe essere necessario intervenire per ripensare il sistema dei brevetti. Io avevo intrapreso questo percorso promuovendo l’approvazione della Risoluzione per il miglioramento della trasparenza dei mercati dei medicinali presso la World Health Assembly. Spero che il ministro Roberto Speranza (a cui si era rivolta a febbraio 2020 su una questione simile, ndr) sia del mio stesso avviso anche perché ci avviciniamo ad un rapporto debito/pil intorno al 160% e ogni euro – qualsiasi sia il fondo dal quale provenga – va utilizzato con giudizio”, ha continuato Grillo.

Risultati discordanti

La multinazionale statunitense non ci sta. La richiesta di Grillo a Speranza è solo una delle tante nella tempesta perfetta che si è venuta a creare intorno alla compagnia (non nuova tra l’altro a questo genere di polemiche visti gli scontri processuali con Medici senza frontiere per i suoi farmaci anti-Hiv). In questo caso Gilead si appella al fatto che dati positivi sull’anti-Ebola fossero stati pubblicati già sul New England Journal of Medicine (Nejm) e che quelli di Solidarity non siano ancora validati dal solito processo peer-reviewing e quindi non considerabili scientificamente validi o esaustivi. Solidiarity, spiega l’azienda, è “uno studio globale multicentrico in aperto che ha consentito a pazienti di tutto il mondo di ricevere Remdesivir (e altri farmaci sperimentali per Covid 19), in particolare nei Paesi in cui non erano in corso studi su questo tipo di farmaci. Lo studio è stato disegnato prima di tutto per garantire ampio accesso ai farmaci: ogni Paese partecipante ha quindi adottato e realizzato il trial secondo le sue specifiche esigenze, arruolando popolazioni di pazienti in alcuni casi anche molto differenti. Ecco perché è molto difficile stabilire se dai risultati ottenuti è possibile trarre conclusioni definitive”. Al momento lo studio dell’Oms continuerà, ma il dibattito sulla valutazione del listino del farmaco è ancora aperta.

La questione del prezzo

La società interviene anche sul prezzo ribadendo che il listino è “ben al di sotto del valore che il farmaco può generare per i pazienti e i sistemi sanitari. La riduzione dei tempi di ospedalizzazione (da 5 a 7 giorni ndr), infatti, oltre a rappresentare un risparmio dei costi diretti – è scritto in una nota – permette anche di liberare capacità ospedaliera per trattare più pazienti in una condizione di risorse limitate come l’attuale”. A fronte di investimenti di un miliardo di dollari (considerando anche la donazione di 1,5 milioni di dosi a uso compassionevole e per studi clinici) “il valore di Veklury è stato riconosciuto da istituzioni indipendenti come l’Icer inglese per il quale il suo prezzo congruo dovrebbe essere il doppio di quello a cui Gilead ha scelto di proporlo alla Commissione europea e alle autorità sanitarie dei Paesi a più alto reddito pro-capite, mentre ha negoziato licenze volontarie a lungo termine con nove produttori di farmaci generici per la produzione di Rdv destinata alla distribuzione in 127 Paesi a basso reddito”, è sempre scritto nel comunicato.