Terapie anti HIV: i pazienti si fanno sentire

Pubblicati i dati dello studio Positive Perspective 2: il 73% delle persone in terapia anti HIV è soddisfatto del trattamento ma vorrebbe assumere meno farmaci e “dimenticarsi” della malattia

Il 73% delle persone in terapia anti HIV è soddisfatto del trattamento ricevuto e il 56% ha cambiato la terapia anti HIV a causa degli effetti collaterali, il 35% per diminuire il numero di compresse e il 29% per ridurre il numero di farmaci. Il 31% non sa come potrebbe migliorare il trattamento e il 17% vuole desidererebbe “dimenticarsi della malattia”, un bisogno che trova riscontro nel panorama futuro delle terapie contro il virus.

Sono solo alcuni dei dati emersi dallo studio trasversale internazionale Positive Perspective 2 sostenuto da ViiV Healthcare e realizzato su 2112 persone con HIV in terapia antiretrovirale in 24 Paesi nel mondo nel 2019. L’indagine aveva già evidenziato come oltre l’80% dei partecipanti allo studio prenda altri farmaci oltre la terapia antiretrovirale contro l’HIV. Di questi, oltre il 40% sono classificati come pazienti che assumono poli-trattamento, aspetto correlato a più scarsi esiti di salute.

La paura di effetti collaterali

“Avere oggi a disposizione dati derivanti direttamente dalla voce delle persone con HIV è importante – dice Giulio Maria Corbelli, presidente dell’associazione Plus Roma e membro del comitato internazionale di Advisory dello studio – e monitorare i nuovi bisogni, tentare di coglierli è, in sostanza, l’obiettivo di questa ricerca, che mira a fornire spunti operativi e pragmatici per contribuire alla definizione di una presa in carico di successo delle persone con HIV. In particolare, la preoccupazione degli effetti collaterali dei farmaci antiretrovirali non tramonta, e anzi, rimane alta, aspetto che nel rapporto medico-paziente non può essere trascurato”.

Ridurre i farmaci

La riduzione del carico farmacologico assunto e del carico di malattia legato all’uso costante dei farmaci sono temi molto rilevanti “per potere incidere sugli esiti di salute e sul miglioramento della qualità della vita delle persone con HIV, sostiene Giovanni Guaraldi, dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico di Modena, professore all’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia. Guaraldi si occupa da anni di elaborare e studiare Patient Reported Outcome (PRO) ovvero degli esiti riportati direttamente dai pazienti in terapia antivirale. “I dati emersi dall’indagine Positive Perspective 2 – conferma lo specialista – rappresentano bene quanto abbiamo tentato di descrivere e portare all’attenzione della comunità scientifica e sociale nel lavoro ‘A patient-centred approach to deprescribing antiretroviral therapy in people living with HIV ‘ pubblicato in agosto 2020 sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy”.

La ricerca non basta mai

Gli fa eco Cristina Mussini, direttore della struttura complessa di Malattie infettive dell’azienda ospedaliero-universitaria di Modena: “Questi dati non fanno altro che confermare quanto ci sia ancora oggi bisogno di ricerca scientifica, di nuove proposte terapeutiche, di nuove soluzioni sempre più orientate ai bisogni dei pazienti. Porre attenzione, poi, alle popolazioni fragili, in questo caso le donne, e capirne i bisogni è la sfida odierna per definire olisticamente un percorso terapeutico personalizzato e di maggior successo possibile”.

*Foto in evidenza: Andrea Piacquadio

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