Bamlanivimab di Eli Lilly non funziona su pazienti Covid gravi

Nessun beneficio clinico aggiunto dall'anticorpo monoclonale della multinazionale statunitense. C'è ancora speranza per l'uso su pazienti diagnosticati precocemente

la terapia con anticorpi monoclonali

È improbabile che l’anticorpo monoclonale bamlanivimab possa produrre un valore clinico aggiunto nei malati ricoverati per Covid-19 in “stadio avanzato” di patologia. La società americana Eli Lilly mette nero su bianco la difficoltà riscontrata nelle sue sperimentazioni del farmaco anti Sars-Cov2 per pazienti gravi. In sostanza il farmaco sembrerebbe inutile in questa tipologia di pazienti, ma, fa sapere la multinazionale, potrebbe essere efficace agli esordi della patologia.

Blocco della somministrazione in ospedale

Lo studio Activ-3 è stato condotto dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid), parte dei National Institutes of Health (Nih) statunitensi e diretto dall’immunologo consulente della Casa Bianca Anthony Fauci. Sempre nella nota dell’azienda, si evince che nessun altro paziente riceverà l’anticorpo in ospedale.

C’è ancora speranza

Permane, però, la possibilità che il farmaco venga impiegato su pazienti non ancora gravi. I dati in questo senso arrivano dallo studio Blaze-1  secondo cui sarebbe possibile evitare il progredire della patologia in pazienti diagnosticati precocemente. Attivi rimarranno anche gli studi Activ-2 su pazienti con malattie da lieve a moderata e Blaze-2, quest’ultimo in fase 3 per la prevenzione del personale delle strutture sanitarie. Proprio lo studio di Activ-2 è stato sottoposto a inizi ottobre all’esame della Food and drug administration per l’ok all’uso emergenziale.