Covid-19, anche l’aspirina sarà studiata nello studio Recovery

L’ampio studio clinico condotto nel Regno Unito ne valuterà l’efficacia nei pazienti affetti da Sars-Cov2 per i suoi effetti antiaggreganti, che potrebbero ridurre i coaguli di sangue tipici di questi pazienti a causa delle loro piastrine iper-reattive

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Potrebbero aumentare ancora i mille usi dell’acido acetilsalicilico – meglio noto con il nome commerciale di Aspirina – usato in principio come analgesico e antipiretico, in seguito come antiaggregante, anche in piccole dosi giornaliere nella terapia preventiva cardiovascolare e in studio anche per un possibile effetto antitumorale. Nel Regno Unito infatti, l’aspirina verrà testata anche come possibile trattamento contro Covid-19, per valutarne l’efficacia nel ridurre il rischio di coaguli di sangue nelle persone con la malattia.

Lo studio Recovery

La ricerca rientra nel più ampio trial clinico Recovery (Randomized Evaluation of COVid-19 thERapY) partito lo scorso aprile per cercare di individuare una terapia contro l’infezione da Sars-Cov2, tra i farmaci già noti e in commercio. La sperimentazione è in corso in 176 siti ospedalieri in tutto il Regno Unito e finora ha reclutato oltre 16.000 pazienti.

Il razionale dell’aspirina per Covid-19

“Abbiamo ritenuto che fosse particolarmente importante aggiungere l’aspirina allo studio poiché esiste una chiara motivazione per credere che potrebbe essere utile ed è sicuro, poco costoso e ampiamente disponibile” ha riferito Peter Horby, co-chief investigator del trial. “Stiamo cercando medicinali per Covid-19 che possano essere utilizzati immediatamente da chiunque, in qualsiasi parte del mondo. Non sappiamo se l’aspirina sia una medicina del genere, ma lo scopriremo”.

I pazienti infettati dal nuovo coronavirus infatti corrono un rischio più elevato di coaguli di sangue a causa delle loro piastrine iper-reattive. Questi frammenti cellulari che aiutano a fermare il sanguinamento possono essere coinvolte nelle complicanze della coagulazione. Poiché l’aspirina è un agente antipiastrinico, può ridurre il rischio di coaguli di sangue nei pazienti con Covid-19.

Il disegno del trial sull’aspirina

Il disegno dello studio prevede che almeno 2000 pazienti riceveranno in maniera casuale 150 mg di aspirina al giorno più il normale standard di cura. I risultati saranno confrontati con almeno altri 2000 pazienti che riceveranno solo lo standard di cura. Non faranno parte del primo gruppo i pazienti con nota ipersensibilità all’aspirina. O con recente emorragia o se sta già assumendo aspirina o altri agenti antipiastrinici.

L’outcome primario di Recovery sarà valutare la mortalità dopo 28 giorni. Altri risultati includono l’impatto sulla degenza ospedaliera e la necessità di ventilazione. È probabile che prima di sapere se l’aspirina ha un beneficio significativo nei pazienti Covid-19, dovranno passare diversi mesi.

“L’aspirina è ampiamente utilizzata per prevenire la formazione di coaguli di sangue in molte altre condizioni, tra cui infarto, ictus e preeclampsia nelle donne in gravidanza” ha aggiunto Martin Landray del Nuffield Department of Population Health, che co-conduce lo studio Recovery. “Ma l’arruolamento di pazienti in uno studio randomizzato come Recovery è l’unico modo per valutare se ci sono chiari benefici per i pazienti con Covid-19. E se tali benefici superano i potenziali effetti collaterali come il rischio di sanguinamento”.

Anche il desametasone dal trial Recovery

La decisione di inserire l’aspirina alla sperimentazione è stata presa dai ricercatori dell’Università di Oxford che guidano la sperimentazione in collaborazione con il Chief Medical Officer, come riporta il sito di Recovery, a seguito di una raccomandazione del comitato consultivo del Covid-19 Therapeutics del Regno Unito.

Lo studio Recovery è stato il primo a dimostrare che il desametasone, uno steroide anch’esso economico e ampiamente disponibile, potrebbe essere utile per salvare la vita di persone gravemente malate di Covid-19. Ha anche dimostrato che il farmaco antimalarico idrossiclorochina, non era di alcun beneficio nel trattamento degli stessi pazienti.