Approvazione vaccino Pfizer/Biontech, scatta la polemica negli Usa e in Europa

Trump vive la decisione inglese come una sconfitta soprattutto politica e vorrebbe che la Fda fosse più celere. L'Ue rileva criticità nella celerità del processo

trial clinici covid-19

Tutti contro Londra. Dopo la notizia che ha reso la Gran Bretagna il primo Paese del cosiddetto “blocco” occidentale (al primo posto c’è la Russia coi suoi vaccini) ad aver approvato un vaccino anti-Covid, scoppia la polemiche tra le due sponde dell’Atlantico. Stavolta, però, il Regno Unito è rimasto solo e la decisione del Mhra, l’ente regolatorio di Sua Maestà, ha suscitato malumori a Washington e Bruxelles.

La rabbia di Trump

Il primo ad alzare la voce è stato Donald Trump che ha subito chiesto spiegazioni alla Food and drug administration. Il presidente uscente lamenta che la “lentezza” della Fda in quanto l’ente regolatorio ha chiesto espressamente criteri ancora più rigorosi per valutare i prodotti in arrivo. Il segretario dell’Hhs Alex Azar e il capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows hanno incontrato il Commissario della Fda Stephen Hahn proprio su questo tema. La domanda a cui Azar e Meadows vogliono una risposta è “perché non autorizzare un vaccino prima del 10 dicembre?”. Oltre al tempismo per avere un prodotto già sul mercato (nonostante i dubbi sui dati dei trial) e quindi salvare quante più persone possibile, i pezzi grossi dell’esecutivo Trump lamentano anche che l’autorizzazione britannica ha messo in cattiva luce l’operato americano, mettendo anche in discussione il famoso “America first”. Prima di tutto gli americani, ma anche gli Usa stessi che hanno perso l’occasione, almeno nella retorica trumpiana, di dimostrare quanto efficiente ed efficace fosse l’apparatore regolatorio a stelle e strisce. Una sconfitta politica che ha causato parecchi malumori. “Lavoriamo contro il tempo, sentiamo la responsabilità di muoverci velocemente, ma sappiamo anche che dobbiamo fare il nostro lavoro per assicurare che ogni vaccino risponda a stringenti criteri di sicurezza ed efficacia”, ha ribadito Hahn come riporato da Politico.

I dubbi europei

Ma anche in seno alle istituzioni europee trapela qualche dubbio. Non si può parlare certamente di frustrazione come negli Usa, ma sono in tanti a dubitare della celerità del Mhra. Questo perché l’organismo regolatorio inglese avrebbe dato il suo assenso dieci giorni dopo aver iniziato a valutare i dati dei trial su larga scala. Un processo velocissimo che la stessa Ema ha contestato (la quale tra l’altro sta vagliando al momento i candidati di Janssen, Moderna, Astrazeneca e degli stessi Pfizer/Biontech) in quanto ritiene più doverosa una procedura più lunga e approfondita. Come riporta Reuters, la filiale inglese di Pfizer si è difesa per bocca del suo Country manager Ben Osborn. “Abbiamo fornito tutti i dati completi. Ritengo che ciò a cui stiamo assistendo è dovuto alle differenze di tempistiche, non alle differenze di dati”. Anche dalla Mhra hanno detto la loro tramite il suo capo June Raine: “Il metodo di lavoro del Mhra è uguale a quello di tutti gli altri Paesi”. C’è chi va giù ancora più pesantemente. Sempre secondo Reuters l’avvocato europeo Peter Liese ha dichiarato che i 27 non dovrebbero seguire il processo britannico e che le valutazioni Ema saranno sicuramente più attendibili di quelle del Mhra. Tra l’altro la concessione di Londra a Pfizer/Biontech dovrà essere rivista dall’Ema, ma nella situazione attuale c’è stata la possibilità per attivare l’uso di emergenza e la distribuzione locale anticipando sui tempi gli organismi comunitari.