Antibiotico-resistenza, stilato un documento per il contrasto nel paziente fragile

Raccoglie le priorità e le misure urgenti da adottare per contrastare il fenomeno in Italia, dove non sono ancora stati raggiunti livelli sufficienti di efficacia malgrado l’ultimo Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza 2017-2020 (PNCAR) e il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025

Antibiotico-resistenza paziente fragile

È stato stilato il Documento di Consenso “Azioni condivise per il contrasto all’antibiotico-resistenza (Amr) nel paziente fragile”, frutto del tavolo di confronto multi-disciplinare cui hanno preso parte i rappresentanti delle maggiori Società scientifiche nell’ambito dell’infettivologia. Con l’obiettivo di comprendere le priorità di azione per una migliore gestione del paziente fragile soggetto a resistenza batterica, il più esposto ai rischi spesso fatali dell’Amr e che versa nella condizione più critica nonostante la presenza di modelli efficienti e terapie adeguate.

Il documento raccoglie le priorità e le misure urgenti da adottare per contrastare il fenomeno dell’antibiotico-resistenza in Italia che non ha ancora raggiunto livelli sufficienti di efficacia malgrado l’ultimo Piano Nazionale di Contrasto dell’Antibiotico-Resistenza 2017-2020 (Pncar) e il Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025.

Antibiotico-resistenza: un problema molto italiano

L’antibiotico-resistenza è una delle maggiori criticità per la sanità pubblica a livello mondiale e particolarmente grave nel nostro Paese. Rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea, infatti, l’Italia detiene il triste primato per le percentuali più elevate di resistenza a diversi ceppi batterici, con una media superiore al 60% di casi resistenti per ogni infezione evidenziata, con un costo in vite umane pari a 10mila persone ogni anno. Un dato che ci posiziona tra i primi paesi per numero di decessi, contribuendo per oltre un terzo sia alla mortalità causata da Amr sia ai casi di infezioni nosocomiali dell’intera Ue. Per proteggere i pazienti più fragili dall’antibiotico-resistenza, secondo il documento, vanno acquisiti: rapidità, accuratezza della diagnosi, appropriatezza terapeutica dei nuovi antibiotici e necessità di task force multidisciplinari.

Barriere di accesso agli innovativi

“L’epidemia da Covid-19 ha sortito un effetto negativo anche con riferimento al fenomeno della resistenza antimicrobica, amplificandone gli effetti” spiega Francesco Menichetti, Presidente GISA e Professore di Malattie Infettive presso l’Università di Pisa. “Nonostante vi siano oggi nuove opportunità terapeutiche che permetterebbero di salvare molte vite, si riscontrano ancora molte barriere all’accesso e nessuno dei nuovi antimicrobici per germi resistenti ha ricevuto l’innovatività, sintomatico del fatto che i criteri di valutazione non riconoscono le specificità proprie di queste molecole”.

“GISA sta lavorando congiuntamente con SITA, SIMIT e SIM – continua – per rafforzare il concetto che tali farmaci non debbano essere alla portata di tutti ma che, al contrario, devono essere subordinati a regole chiare, raccomandazioni terapeutiche, programmi di stewardship antimicrobica che, basati sull’epidemiologia locale, consentano di soccorrere in tempi rapidi il paziente fragile che ne ha bisogno”.

Antibiotico-resistenza e Covid-19

“Mai come oggi dobbiamo parlare di lotta all’Amr: in soli 9 mesi di epidemia Covid-19, i progressi raggiunti nell’ambito della stewardship antimicrobica sono stati vanificati a causa di un uso improprio della terapia antibiotica. Ciò porterà a un peggioramento delle resistenze batteriche e lo vediamo già dal fatto che in questi mesi sono riemerse con forza infezioni da microrganismi che non avevamo da anni, come Acinetobacter baumannii, Pseudomonas e un aumento della resistenza di Klebsiella pneumoniae” aggiungeMatteo Bassetti, Presidente SITA e Ordinario di Malattie Infettive presso l’Università di Genova.

“Abbiamo quindi certamente bisogno di nuovi antibiotici, ma dobbiamo anche migliorare il quadro regolatorio di accesso a questi farmaci che devono essere resi disponibili per terapie empiriche precoci e appropriate. È inoltre fondamentale arrivare alla definizione di linee guida nazionali sulla diagnostica, con criteri chiari che permettano a tutti gli ospedali di identificare le terapie corrette per i pazienti”.

La “fast microbiology”

È quindi cruciale promuovere un’evoluzione della diagnostica con nuovi strumenti e tecnologie di “fast microbiology”, utili ad acquisire in tempi estremamente brevi tutte le informazioni necessarie per l’identificazione del patogeno e del profilo di sensibilità o di resistenza ai farmaci, nonché per l’utilizzo di molecole antimicrobiche innovative.

“Una diagnostica rapida, sia fenotipica che molecolare, è ciò che consente di acquisire indicazioni di antibiotico-resistenza in tempi molto ridotti rispetto alla classica flow chart del laboratorio, ottenendo le informazioni utili a guidare la scelta terapeutica, nel tempo più breve possibile.  Si va quindi nella direzione di appropriatezza,  con scelte mirate sul microrganismo e sulle sue caratteristiche di antibiotico-sensibilità” spiega Stefania Stefani, Presidente della Società italiana di Microbiologia (SIM).

I costi dell’antibiotico-resistenza

È necessario quindi stanziare risorse economiche dedicate. Per diffondere una migliore cultura della stewardship antimicrobica che includa l’ottimizzazione dell’appropriatezza prescrittiva degli antibiotici, azioni di prevenzione delle infezioni, adozione di strategie di controllo e sorveglianza microbiologica in ambito ospedaliero e sostegno ad approcci integrati e multidisciplinari che mettano a sistema le competenze delle diverse figure professionali (direttori sanitari, infettivologi, microbiologi, intensivisti, farmacisti ospedalieri, farmacologi e igienisti).

Ciò al fine di ridurre le resistenze antimicrobiche che possono peggiorare quadri clinici già compromessi ed evitare costi sanitari impropri. Secondo le stime, infatti, i costi sanitari indiretti correlati all’Amr si attestano intorno a 319 milioni di euro. Ma senza misure di contrasto adeguate, potrebbero aumentare fino a 1,8 miliardi di euro nel 2050.

Le società scientifiche coinvolte

Il documento è frutto del lavoro del Gruppo italiano per la stewardship antimicrobica (GISA), la Società Italiana di Terapia Antinfettiva (SITA), la Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali (SIMIT). Nonché della Società Italiana di Microbiologia (SIM), la Società Italiana di Anestesia Analgesia Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI), la Società Italiana di Farmacia Ospedaliera e dei Servizi Farmaceutici (SIFO) e la Società Italiana di Leadership e Management in Medicina (SIMM). Il progetto è stato promosso con il supporto incondizionato di Shionogi Italia.