Finanziamenti alle startup, Stati Uniti e Cina dominano la partita nell’healthcare

I capitali utilizzati dai due Paesi hanno contribuito al raggiungimento di un nuovo record di investimenti nel settore: 21,8 miliardi di dollari solo nel terzo trimestre del 2020. Dal numero 184 del magazine

Un braccio di ferro tra giganti. La partita degli investimenti in startup nel mondo healthcare è una questione tra Stati Uniti e Cina. I capitali utilizzati da questi due Paesi hanno contribuito alla crescita significativa delle operazioni finanziarie a supporto delle giovani realtà innovative, in particolare nella seconda metà dell’anno. Tanto che i capitali utilizzati hanno raggiunto il nuovo record di 21,8 miliardi di dollari. Anche per quanto riguarda l’ammontare totale di investimenti effettuati si tratta di un risultato senza precedenti: da luglio a settembre sono 1.539 le operazioni portate a termine. Gli unicorni (le startup che hanno un valore di mercato pari o superiore al miliardo di dollari), a livello globale, sono 41, il cui valore aggregato raggiunge i 102 miliardi di dollari. A fornire tali cifre è il report realizzato da Cb insights, dal titolo “State of healthcare Q3 2020: sector and investments trend to watch”, che ha preso in considerazione le iniziative del terzo trimestre dell’anno.

Dominatori

A dominare il panorama degli investimenti in startup nel terzo trimestre, dicevamo, sono soprattutto i mega round realizzati negli Stati Uniti (31) e in Cina (17). Mentre guardando al totale complessivo delle operazioni dei due Paesi, emerge come la Cina abbia incrementato la sua attività di oltre il 50% rispetto al trimestre precedente (259 deal contro 166). Gli Usa ne hanno fatti 757 (contro i 644 del trimestre precedente). Per capire il divario tra i due colossi e il resto del mondo, basta osservare l’attività del Regno Unito, terzo classificato, fermo a 62 operazioni. L’Italia non compare nemmeno tra i primi quindici Paesi.

Le operazioni più importanti 

Proprio dalla Cina arriva la protagonista assoluta di questo 2020. Non a caso svetta in testa alla classifica delle dieci principali operazioni del terzo trimestre dell’anno. Si tratta di JD Health, unità healthcare del colosso e-commerce cinese JD.com, che sviluppa una piattaforma per la vendita di farmaci online, telemedicina e altri servizi sanitari digitali per i consumatori. La startup, fondata a maggio 2019 e guidata da Xin Lijun, ha compiuto un vero e proprio salto di qualità finanziario negli ultimi mesi di quest’anno. Prima ha chiuso un round di finanziamento (Series B) da 830 milioni di dollari, ad agosto scorso. Poi, a inizio dicembre, ha raccolto ben 3,5 miliardi di dollari in seguito a una Ipo (offerta pubblica iniziale) effettuata alla borsa di Hong Kong. In quell’occasione JD Health, secondo quanto ha riportato Bloomberg, ha emesso 381,9 milioni di azioni al prezzo di 9,11 dollari per azione. Bene anche l’americana Bright Health, marketplace assicurativo che offre un piano sanitario personalizzato a prezzi accessibili: a settembre scorso ha portato a casa 500 milioni di dollari, con un Series E che ha coinvolto numerosi investitori americani. Nella top ten delle operazioni più significative del terzo trimestre del 2020, come era lecito aspettarsi, c’è anche spazio per chi si occupa di vaccini. A luglio, infatti, la tedesca CureVac ha raccolto 640 milioni di dollari, in un’operazione cui ha partecipato anche Gsk con un investimento da 150 milioni di euro, utili ad acquisire il 10% delle azioni della società. All’operazione hanno partecipato anche il governo tedesco, tramite il fondo Kreditanstalt für Wiederaufbau (KfW), con 343 milioni di dollari, oltre all’Autorità di investimento del Qatar (Qia) e un gruppo di investitori già esistenti, che hanno messo sul piatto 126 milioni di dollari. CureVac sviluppa immunoterapie contro il cancro basate sulla tecnologia dell’Rna messaggero (mRna) e vaccini profilattici contro le malattie infettive. Su Tizona Therapeutics, startup che sviluppa immunoterapie contro il cancro, ha puntato con convinzione Gilead. Il gruppo farmaceutico californiano, a luglio, ha investito 300 milioni di dollari per prendersi il 49,9% delle azioni di Tizona, garantendosi inoltre l’opzione di acquisire la totalità della società in futuro.

Telemedicina

Nel campo della telemedicina si registrano passi in avanti senza precedenti. In quest’ambito gli investimenti hanno raggiunto la cifra record di 2,8 miliardi di dollari, frutto di 162 operazioni (massimo risultato raggiunto fino a oggi). Qui il grande colpo lo ha messo a segno VillageMd, fornitore di cure primarie basate su servizi erogati attraverso cliniche indipendenti o a tramite assistenza domiciliare e visite virtuali. A luglio Walgreens Boots Alliance ha annunciato di voler investire 1 miliardo di dollari nella startup di Chicago, con l’obiettivo di aprire oltre 500 cliniche ed espandere i servizi di telemedicina. Sempre a luglio Ro Powers, startup digitale che gestisce cliniche virtuali, ha raccolto 200 milioni di dollari, portando la sua valutazione vicino al miliardo e mezzo di dollari e diventando di fatto un unicorno.

Intelligenza artificiale

Nel campo dell’intelligenza artificiale la crescita è meno netta rispetto alla telemedicina. L’ammontare delle operazioni supera di poco i due miliardi di dollari (valore più alto di sempre), mentre il totale delle operazioni si ferma a 121 (in crescita rispetto alle 88 del trimestre precedente, ma inferiore al picco dei 125 raggiunto nello stesso periodo del 2019). A trainare il settore ci sono i 319 milioni raccolti a settembre dalla cinese XtalPi, piattaforma di ricerca e sviluppo di farmaci a bersaglio molecolare. Mentre 270 milioni, ad agosto, sono finiti nelle casse di Freenome, startup che ha sviluppato una piattaforma di machine learning per rilevare cellule cancerogene nel sangue. In questo progetto hanno investito, tra gli altri, anche il colosso farmaceutico svizzero Novartis e Google Ventures, fondo di venture capital del gigante dei motori di ricerca.

Dispositivi medici

Sul fronte dei dispositivi medici, il terzo trimestre di quest’anno ha fatto registrare investimenti per oltre 5 miliardi di dollari, sulla base di 478 operazioni. Le più significative si rintracciano nel campo della chirurgia robotica. Nel dettaglio, Procept BioRobotics ha raccolto 77 milioni in un round Series F; Monteris Medical 9 milioni di dollari (Series D); mentre Vicarius Surgical ha portato a casa 13 milioni. Nel campo dei medical devices, il report di Cb Insights mette in risalto le mosse di Medtronic. La società di Minneapolis ha messo a segno alcune acquisizioni strategiche nel campo delle tecnologie a sostegno del diabete e della neurochirurgia. Per citare alcune tra le più significative, ad agosto Medtronic ha annunciato l’acquisizione di Companion Medical, azienda produttrice di una penna per la somministrazione dell’insulina. Mentre qualche settimana prima aveva annunciato l’acquisizione di Medicrea, società francese attiva nel campo della chirurgia spinale. A ottobre invece è stata la volta dell’acquisizione di Avenu Medical, azienda attiva nella realizzazione endovascolare di fistole artero venose (Fav) per pazienti con malattie renali allo stadio terminale, sottoposti a dialisi.

L’impatto di Covid-19

La diffusione di Covid-19 ha contribuito a un utilizzo più diffuso delle tecnologie digitali. Ma ha anche stimolato gli investitori a puntare maggiormente sulla digitalizzazione di alcuni settori in particolare. Per esempio, dal report emerge come tra luglio e settembre 2020 si sia registrato il più alto ammontare e numero di operazioni indirizzate al potenziamento tecnologico della ricerca e sviluppo dei farmaci. Trentotto operazioni hanno portato ben 1,4 miliardi di dollari nelle casse delle startup attive nell’ambito degli studi clinici. L’analisi mette in risalto come Covid-19 abbia enfatizzato la necessità di decentralizzare i trial clinici. Di questa tendenza ne hanno giovato startup come Thread (offre servizi per la conduzione di studi clinici sia ibridi che completamente da remoto); Evidation Health (sviluppa una piattaforma di ricerca di dati di real-world evidence); Science 37 (realizza una piattaforma integrata end-to-end per sperimentazioni decentralizzate).

Europa e unicorni

Fin qui la partita degli investimenti in startup del settore healthcare è stata una questione tra Stati Uniti e Cina. Anche nel mondo dei cosiddetti unicorni la situazione tutto sommato non cambia, solo che qui l’Europa gioca un ruolo più rilevante, quantomeno nel confronto con la Cina. Dei 41 campioni digitali nella valutazione di mercato, infatti, ben 21 provengono dagli Stati Uniti, nove dalla Cina, una dalla Corea del Sud, due da Israele e le restanti otto da Regno Unito (5), Francia (1), Germania (1) e Svizzera (1). Queste ultime, considerando anche il Regno Unito, rientrano tra le realtà con matrice europea. Si tratta di: BenevolentAI (valutazione 2,1 miliardi di euro); Babylon Health (2 miliardi); Oxford Nanopore Technologies (2 miliardi); Dark Trace (1,7 miliardi); Cmr Surgical (1 miliardo); Doctolib (1,1 miliardi); Ottobock (3,5 miliardi); Mindmaze (1 miliardo). Secondo quanto riporta il sito Crunchbase (database di investimenti in startup), tra le europee soltanto Oxford Nanopore Technologies ha effettuato un’operazione di investimento. A ottobre ha raccolto 109 milioni di dollari in round Series H guidato da International holding company.

Fusioni e acquisizioni

È nell’ambito della digital health che sono state realizzate le operazioni più significative di M&A durante il terzo trimestre del 2020. Domina l’acquisizione di Livongo da parte di Teladoc Health. L’azienda californiana, specializzata nella gestione digitale dei pazienti cronici è stata valutata 18,5 miliardi di dollari (debito incluso). L’accordo si concretizzerà entro la fine del 2020 e vedrà gli azionisti di Teladoc possedere il 58% della società combinata, il cui valore ammonterebbe a 37 miliardi di dollari. Nell’ambito delle farmacie virtuali prende vita l’operazione tramite cui UnitedHealth acquisisce DivvyDose. Secondo quanto ha riportato all’epoca Cnbc, l’affare varrebbe 300 milioni di dollari. Portata a termine con non pochi strascichi polemici l’acquisizione di Proteus Digital Health (pillole digitali), ormai quasi fallita, da parte di Otsuka Healt Solutions, per 15 milioni di dollari. Nell’affare ha provato a intromettersi Novartis, uno degli investitori in Proteus, per impedire la cessione della startup perché valutata a un prezzo troppo basso rispetto al suo reale valore. Un tribunale fallimentare del Delaware ha messo fine alla questione, dichiarano ammissibile l’acquisizione da parte di Otsuka. Altra operazione rilevante riguarda la fusione “a tre” di Curavi Health, CarePointe e U.S. Health Systems. Le tre realtà hanno dato vita a Arkos Health, una realtà focalizzata sulla fornitura di prodotti per la cura virtuale e indagini sulla salute della popolazione per gli anziani. In particolare, CarePointe e Ushs, secondo quanto riporta una nota pubblicata all’epoca dell’operazione, saranno responsabili della gestione del coordinamento dell’assistenza, mentre Curavi continuerà a fornire programmi di assistenza remota ai clienti di Arkos Health. Nel campo dell’intelligenza artificiale da segnalare due operazioni. La prima riguarda Sharecare, società di coinvolgimento digitale dei pazienti, che ha acquisito WhiteHatAI, società che sfrutta gli algoritmi di Ai per gestire i pagamenti in ambito sanitario. L’accordo prevede che la tecnologia di WhiteHatAI venga integrata nei processi Sharecare per identificare meglio frodi, sprechi e abusi. L’altra intreccia intelligenza artificiale e dermatologia e riguarda l’acquisizione di 3Derm System da parte di Digital Diagnostics.

Uno sguardo all’Italia

Considerata la portata delle operazioni, nel mirino dell’analisi di Cb Insights non rientrano le operazioni effettuate nel panorama italiano. Tuttavia anche nel nostro ecosistema qualcosa si è mosso nella seconda parte del 2020. Riportiamo qui alcune operazioni tra quelle di cui AboutPharma and Medical Devices ha avuto contezza in questi mesi. A luglio, Enthera Pharmaceuticals, azienda biotech cha sviluppa farmaci per la cura di malattie autoimmuni ha annunciato il completamento di un round di finanziamento (Series A) da 28 milioni di euro. A guidare l’operazione è stato il fondo Sofinnova Partners, supportato da AbbVie e altri investitori. A settembre, invece, ha preso il via il primo fondo di venture capital italiano specializzato in investimenti nelle biotecnologie: si tratta di Claris biotech, che parte con una dotazione di 30 milioni e si focalizzerà su operazioni in ambito early stage, con l’obiettivo di supportare lo sviluppo di nuovi farmaci destinati a curare patologie ad alto bisogno clinico. Tra i sottoscrittori del fondo figurano anche investitori istituzionali, tra cui Cdp venture capital, per conto di Fof Venture Italy e Compagnia di San Paolo. A questi si aggiungono Ersel e ulteriori operatori privati e family office. Nello stesso periodo, il fondo medtech italiano Panakés ha guidato un round di investimento da 26 milioni nei confronti di Salvia BioElectronics, startup olandese che sviluppa una terapia di neurostimolazione innovativa per l’emicrania cronica. All’operazione hanno partecipato anche Inkef capital, Shs, insieme a Bom Brabant Ventures, Thuja capital e Dolby family ventures. Nel campo della neuromodulazione opera Wise, che ha ottenuto un finanziamento da 15 milioni di euro guidato da Cdp venture capital. I capitali raccolti dall’azienda fondata da Luca Ravagnan serviranno ad accelerare lo sviluppo di un elettrodo multi-colonna a piattina impiantabile per via percutanea destinato alla stimolazione del midollo spinale (Scs).

Le proposte degli investitori

Il mercato del venture capital in Italia è asfittico. Per questo motivo i principali investitori, uniti sotto il cappello di Vc Hub, hanno lanciato al mondo delle istituzioni tre proposte per incentivare l’immissione di capitali nell’ecosistema delle startup italiane.

Credito d’imposta

La prima proposta consiste nella richiesta di modifica strutturale del credito d’imposta a beneficio delle startup e delle Pmi innovative del settore. Concretamente, si tratta di realizzare un credito d’imposta sulla ricerca specificamente dedicato a startup, che tenga conto dello status “pre-revenues” di molte di esse, e preveda l’equiparazione trasversale di tutte le voci di spesa agevolabili, senza applicare distinzione tra costi personale, costi materiali e servizi di consulenza.

Si ipotizza la reintroduzione di una percentuale di credito di imposta al 50%, con possibilità di livelli ancora più elevati da riconoscere alle imprese innovative attive nel Mezzogiorno. Si propone l’introduzione di un meccanismo che assicuri il riconoscimento del credito d’imposta per determinate spese di R&S, attraverso un riconoscimento ex ante da parte dell’agenzia delle entrate e, infine, il miglioramento dell’utilizzabilità del credito d’imposta attraverso un meccanismo di voucher che consenta di riutilizzare le risorse in tempi brevi.

Accesso ai trial clinici

Inoltre, Vc hub chiede la modifica strutturale delle modalità e delle tempistiche di accesso, approvazione e di esecuzione dei trial clinici e pre-clinici, attraverso la riforma della normativa di riferimento delle sperimentazioni cliniche, dei comitati etici e delle modalità di registrazione e archiviazione degli studi clinici.

Trasferimento tecnologico

La terza proposta riguarda il miglioramento del trasferimento tecnologico per aumentare la capacità di attrarre finanziamenti e fondi di ricerca e sviluppo. Questo, in uno scenario dove l’Italia è il quinto paese in Europa per capacità di attrarre fondi di R&S, con il budget nazionale per il tech transfer quattro volte inferiore rispetto ai vicini europei e con l’Università italiana che contribuisce solo per lo 0,8% del totale degli investimenti in R&S. A tal proposito, Vc hub propone l’abolizione del professor privilege e l’attribuzione dei diritti all’Ateneo o all’Ente di ricerca, la facilitazione della relazione tra il pubblico e il privato, il supporto per l’accesso ai fondi europei per le Pmi oltre alla costituzione di un percorso formativo riconosciuto in Technology transfer management e l’istituzione della figura negli enti di ricerca pubblici.