Terapie digitali, un volume per introdurre la nuova classe terapeutica nella pratica medica

A pubblicarlo è Fondazione Smith Kline. Si tratta di un'edizione monografica, dal titolo “Terapie digitali, una opportunità per l’Italia”, di 208 pagine complessive, che si articola in 13 capitoli realizzati da quaranta tra i maggiori esperti italiani del settore

terapie digitali

Un volume monografico sulle terapie digitali, che raccoglie le prime raccomandazioni degli esperti per introdurre la nuova classe terapeutica nella pratica medica. A pubblicarlo è Fondazione Smith Kline, tramite la propria rivista “Tendenze nuove”. Il volume, dal titolo “Terapie digitali, una opportunità per l’Italia”, di 208 pagine complessive, si articola in 13 capitoli realizzati da 40 tra i maggiori esperti italiani del settore, che tra luglio e ottobre 2020 hanno partecipato al progetto di Fondazione Smith Kline “Terapie digitali per l’Italia – #DtxIta”. Il prossimo 19 gennaio si terrà un webinar di presentazione del volume (qui il link per iscriversi e partecipare).

Un contributo internazionale

“La pubblicazione di questa documentazione e raccomandazioni sulle terapie digitali rappresenta un rilevante contributo a livello internazionale”. afferma Giuseppe Recchia, direttore di Tendenze Nuove e promotore del progetto di Fondazione Smith Kline. È infatti la prima occasione nella quale le terapie digitali, una nuova classe di interventi medici, vengono sottoposte alla valutazione di esperti della medicina, della sanità, della società civile con l’obiettivo di governare la loro introduzione nella pratica medica del Paese”.

Terapie digitali, cosa sono

“Le terapie digitali – dichiara Gualberto Gussoni, direttore scientifico di Fadoi, Società scientifica di medicina interna, leader del progetto e curatore del volume – sono interventi medici a finalità terapeutica, sviluppati con sperimentazione clinica rigorosa, randomizzata e controllata a finalità confirmatoria, approvati da enti regolatori, rimborsabili da servizi sanitari pubblici e/o privati, prescrivibili dal medico. Si tratta di terapie nelle quali il principio attivo non è una molecola, ma un software, e che si candidano a diventare una importante opportunità per il trattamento di numerose patologie croniche”.

Nessuna disponibilità in Italia

Sebbene disponibili da alcuni anni negli Stati Uniti, Germania, Francia e altri Paesi, le terapie digitali non lo sono in Italia. Esse peraltro sono scarsamente conosciute dalla gran parte degli operatori sanitari, dei pazienti e delle istituzioni sanitarie. Considerato lo stato di rapido ed esponenziale sviluppo di tali terapie, si tratta di una situazione che deve essere corretta e rapidamente adattata alle nuove esigenze dei pazienti e del Paese.

Lo scenario attuale

“Lo scenario globale attuale, sostiene Roberto Ascione, Ceo di Healthware group, si presenta molto variegato rispetto alla capacità dei singoli Paesi e dei relativi sistemi sanitari di adottare e regolamentare questi nuovi trattamenti terapeutici che segneranno il futuro della medicina, con un impatto cruciale sui pazienti in termini di accesso alle cure e sulla sostenibilità dei sistemi sanitari. In Italia, la collaborazione tra gli innovatori e i diversi player del sistema nazionale della saluta, stimolata dal progetto “Terapie digitali per l’Italia – #DtxITA”, è fondamentale per acquisire una maggiore consapevolezza e facilitare l’adozione di questa nuova generazione di terapie, come già in altri Paesi”.

Il progetto

“Il progetto si propone – prosegue Gussoni – di identificare e definire le condizioni necessarie per consentire al paziente di accedere ai benefici delle terapie digitali, e all’Italia di divenire un riferimento per la loro ricerca e sviluppo, portando così un utile contributo al Paese dal punto di vista socio-sanitario ed economico. Il numero di esperti coinvolti nel progetto, inizialmente 21, è progressivamente aumentato a oltre 40 allo scopo di acquisire le diverse competenze di natura tecnica, clinica, metodologica, regolatoria, organizzativa ed economica che consentissero di approfondire nella maniera più opportuna i diversi aspetti di ricerca, accesso e commercializzazione delle terapie digitali. Si tratta di esperti provenienti da prestigiose Università italiane, dal mondo clinico e della ricerca, dall’ambito regolatorio, legale, industriale, e da importanti organizzazioni di pazienti”.

Gli obiettivi

Il documento intende fornire una prima risposta alle varie domande che riguardano queste nuove tecnologie, e superare molte delle barriere che al momento ne hanno condizionato lo sviluppo nel nostro Paese, rappresentando un riferimento operativo per istituzioni, società scientifiche, organizzazioni di pazienti in merito alle modalità di introduzione delle terapie digitali nella pratica medica.

Il ruolo delle istituzioni

Decisivo sarà il ruolo delle istituzioni sanitarie e scientifiche nazionali e regionali, prime tra tutte Ministero della Salute ed Istituto Superiore di Sanità, nonché l’impegno al di sopra delle parti di Intergruppi Parlamentari quali “Scienza e Salute” e “eHealth e cronicità” per il disegno del sistema di regole e norme sulle modalità di rimborso, accesso e promozione delle terapie digitali in Italia.

Il ruolo della Fondazione

“Fondazione Smith Kline intende proporsi come partner di riferimento delle istituzioni, delle società scientifiche e delle organizzazioni di pazienti – sostiene Elio Borgonovi, professore alla Università Bocconi, fondatore del Cergas e presidente di Fondazione Smith Kline – Ultimo Paese nell’Unione Europea per competenza digitale del capitale umano, l’Italia deve porre un impegno formativo assai maggiore rispetto ad altri Paesi per favorire la adozione della terapia e più in generale, della medicina digitale nella propria pratica assistenziale. La formazione degli operatori sanitari ed ora anche del paziente è la nostra vocazione da oltre 40 anni, e negli anni 20 intendiamo sviluppare ed innovare la nostra missione nella salute digitale”.

Obiettivo 2022

“La pubblicazione di questo documento non rappresenta la conclusione di un progetto – prosegue Recchia – quanto l’avvio del percorso e la chiamata all’azione rivolta a tutte le parti interessate ad aggiornare i percorsi di diagnosi e cura delle malattie croniche nel nostro Paese. L’obiettivo è completare tale percorso entro la fine del 2022”.