Logistica healthcare, nel 2020 il tasso di terziarizzazione in ambito ospedaliero è ancora basso

Secondo l'analisi presentata il 19 gennaio dall'Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” della School of Management del Politecnico di Milano nel 2012 il dato era fermo al 4% raddoppiando però nel 2020. Nonostante ciò gli esperti ritengono che è ancora troppo basso se paragonato allo Strategic contract logistics (90%)

La logistica healthcare ha un tasso di terziarizzazione ancora troppo basso nonostante sia raddoppiato negli ultimi otto anni. A dare il dato è l’Osservatorio Contract Logistics “Gino Marchet” della School of Management del Politecnico di Milano che il 19 gennaio ha presentato una ricerca in collaborazione con Dafne sullo status quo della supply chain italiana. Tra i dati emersi e presentati da Lorenzo Prataviera, ricercatore dell’osservatorio e responsabile del tavolo di lavoro healthcare, il tasso di terziarizzazione, soprattutto in ambito ospedaliero, è passato dal 4% del 2012 all’8% del 2020. Lo stesso Prataviera spiega che in questo scenario, in cui l’appoggio a terzi stenta ancora a decollare, influisce sulla gestione da parte degli ospedali che devono, da soli, riallocare le scorte e gestire tutto l’immagazzinamento. Un fatto che stride parecchio se si considera che nel comparto del farmaco quasi tutte le attività di trasporto e oltre il 90% delle attività di magazzino erano già terziarizzate, con l’affidamento di tutto il processo logistico a un unico fornitore nell’83% dei casi (Strategic contract logistics). Il dato è importante in quanto i flussi logistici diretti verso gli ospedali sono quasi la metà del totale (46%), un quarto raggiunge direttamente le farmacie dai magazzini dei depositari (25%), in forte crescita negli ultimi anni, il 28% arriva ai grossisti, mentre la consegna a domicilio inizia ad assumere una rilevanza non trascurabile con l’1%.

L’andamento 2020

Covid-19 ha lasciato i suoi segni sulla supply chain farmaceutica o, per meglio dire, healthcare. L’emergenza sanitaria ha evidenziato la centralità della logistica che nel primo quadrimestre 2020 ha registrato una crescita delle spedizioni (+5,5% rispetto allo stesso periodo del 2019) e del peso dei prodotti gestiti (+12,2%) mentre è calato il numero dei colli gestiti (-1,7%), riuscendo comunque a garantire la continuità di fornitura anche nelle zone rosse. Crescono i volumi gestiti a temperature più rigide, che, almeno nel breve periodo, saranno ulteriormente spinti dall’esigenza di distribuire i vaccini anti-Covid19. Si registrano, fra 2018 e 2019, un incremento dall’1% al 2% dei prodotti movimentati a temperature sotto lo zero e dal 9% all’11% di quelli gestiti fra 2° e 8°, anche se resta maggioritaria la quota di prodotti distribuita a temperature comprese fra 9° e 25° (85% nel 2019). Il boom dei flussi che arrivano direttamente nelle farmacie dai magazzini dei depositari, pari ormai al 25% del totale, e la nascita negli ultimi due anni della consegna a domicilio dei farmaci, spingono il rafforzamento dell’“ultimo miglio”, l’ultimo tratto della filiera logistica che arriva nelle case dei consumatori finali. La maggior parte dei flussi parte da Lombardia (72%) e Lazio (15,8%), che sono anche le prime destinazioni dei prodotti (rispettivamente ricevono il 20% e il 12%), seguite dalla Campania (8%), in linea con la distribuzione della popolazione sul territorio.

La geografia dei flussi logistici 

La Lombardia è il punto di origine per oltre due terzi dei flussi (72%), seguita dalla regione Lazio (15,8%). Questa concentrazione si deve alla presenza nella maggior parte delle aziende farmaceutiche di modelli distributivi caratterizzati dalla coesistenza di due centri distributivi, localizzati prevalentemente in Lombardia e Lazio, per servire le regioni settentrionali e quelle centro-meridionali. Lombardia e Lazio sono anche le prime destinazioni dei flussi logistici, ricevono rispettivamente il 20% e il 12% dei prodotti, seguite da Campania, Emilia Romagna e Veneto con percentuali comprese fra il 7% e l’8%. Chiudono Basilicata, Molise e Valle d’Aosta con percentuali marginali.

Le temperature dei prodotti movimentati

La maggior parte dei flussi viene gestita a una temperatura inferiore a 25° (l’85% nel 2019, -2% rispetto al 2018), ma sono in crescita i volumi gestiti a temperature più basse. È raddoppiata la percentuale di prodotti movimentati a temperature sotto lo zero (dall’1% al 2%) ed è passata dal 9% all’11% la quota di quelli gestiti fra 2° 8°, il 2% dei flussi viene distribuito sopra i 25°. Il canale ospedaliero si sta differenziando sempre di più dal canale delle farmacie perché riceve prodotti di maggior valore e a temperature più basse (2°- 8°o sotto zero), mentre alle farmacie arrivano in quota sempre più rilevante prodotti diversi dai farmaci (ad esempio alimenti per l’infanzia, integratori e cosmesi). Le condizioni di trasporto e stoccaggio che richiedono le farmacie non sono adatte per il canale ospedaliero. “La logistica farmaceutica – spiega Gianluca Meneguzzi, Global Sales & BD Director, Phse – nel 2015 muoveva 58 miliardi di cui sette relativi ai trasporti per la temperatura controllata e tre al packaging. Quattro anni dopo c’è stato un aumento fino ad arrivare a 30 miliardi sia per la temperatura controllata che per il packaging. Inoltre nel 2020 – continua Meneguzzi – tra i primi venditori a livello globale, 27 si occupavano di temperature 2-8° contro i soli 18 del 2013. Il trend continuerà a crescere grazie all’ingresso sul mercato di nuovi biosimilari e terapie geniche. Nel 2026, quest’ultima, conterà sul mercato tra i 50 e i 100 nuovi prodotti.